…madre mia!

Quando ti chiederò aiuto,
ancor prima  d’indovinar perché,
posa le tue mani su di me
e… accarezzami, madre mia!

Come allora, antalgico sarà
quell’indugiar d’esperte dita
sull’umido spasmo  delle gote.

Quando ti chiederò perdono,
ancor prima  di concederlo,
metti gli occhi nei miei occhi
e… accarezzali, madre mia!

Come allora, fluido sarà
quel complice danzar di sguardi
dell’amore impareggiabile.

Aurelio Zucchi

Published in: on giugno 14, 2012 at 07:32  Comments (3)  
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Buon compleanno!

Tienimi la mano
non lasciarmi mai solo
che ne farei dei miei pensieri
senza il tuo aiuto
E’ grazie al tuo alito caldo
nelle fredde notti del cuore
quando la vita diventa nemica
e lottare sembra vano
che ritrovo quel che sono
Resta con me dunque
signora poesia
amica sincera di sempre
accompagna ancora
paziente e saggia
questo tuo vecchio amante
fino in fondo alla via.

Sandro Orlandi

Published in: on aprile 18, 2012 at 07:09  Comments (15)  
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Albania – Canale d’Otranto 1997 (sola andata)

Finirà!
anche questo paradosso
che si ostina a confinarci, con Macedonia
Janine, Montenegro, Kosovo , e il mare!

Il treno è già partito
biglietti solo andata
in questo ponte che ci lega
con il dolore delle madri, dei padri
fratelli e sorelle, che sono morti anche loro
in questo lutto di uomini, donne, bambini e vecchi

Solo il mare, può nascondere alla notte, i suoi segreti!

…mentre le ricerche, continuano…
Invano. Altri, prendono il treno della speranza
senza ritorno.
Quella…era, l’America di noi albanesi
e non fu scoperta da Cristoforo Colombo,
ma da quest’anime senza quiete, che perdono
tra queste onde di tradimenti, questi cuori senza cuore.
Eppure…
ci sarà qualcuno che la notte, gli fanno compagnia,
gli incubi, perché io mi domando:”Come si può?
come si può addormentarsi, su quelle grida d’aiuto
sui pianti di quei bambini innocenti che galleggiano
in questo mare colpevole, pur senza colpa
come si uccidono i sorrisi all’alba della vita
Come, come si uccidono i sogni, ancor in grembo???”

Finirà!
Anche questo paradosso, e verrà,
anche per queste mura di sopravvivenza, radicati
nel cuore dei Balcani, nobili, quanto la loro storia
quel giorno in cui si aprirà un po’ di cielo,
per pregare per quest’anime, per questi dolori senza tombe
dove poterli piangere, portar loro dei fiori
per ricordarli…
Nelle rovine della città antica,
non è rimasto più nessuno, tranne quella madre
vestita di nero che tuttora aspetta
il ritorno del treno Albania – canale d’Otranto

Chi li ha smarriti i biglietti del ritorno???
Chi sono i colpevoli???

Anileda Xeka

Un’ombra di gioia

 
Pallido il sole e debole
neppure aveva la forza di far ombra
seduto su compiacente nuvola
guardava il mondo indifferente.  
Pareva che nessuno s’accorgesse
del suo brillare e del suo valore
Non v’era apprezzamento solo utilità:
prendo l’ombrello o lo lascio qua?  
Dopo momenti di afflizione
si accorse che non era ingratitudine
L’uomo non sapeva più trovare
l’essenza della vita,  il suo valore.  
S’affanna nell’ansia di raggiungere
ciò che domani già sarà obsoleto
e nuove esigenze nasceranno in lui
futili bisogni senza necessità.  
Cercò un rimedio per portargli aiuto
ma nulla trovava che fosse convincente.
Vide un bimbo emaciato che correva in tondo
aveva scoperto la sua ombra
e la felicità di non essere solo al mondo.

Elide Colombo

Paura di verità

 
 
 
Ho chiesto alle parole
un aiuto a scavare
nella mia solitudine
per estrarre dal cuore
gli atavici malesseri
che si nutrono del buio.
Ho trovato parole
di amicizia sincera,
nel loro suono il nunzio
di disciolte catene
ed una luce in fondo
alla strada tortuosa
ove ogni passo lascia
le orme del dolore.
Si assottiglia la rocca
e manca il tempo
per cambiare il filato;
ormai è così tanto
il refe avvolto, ed è
con seta che vorrei cambiarlo.

Viviana Santandrea

Lentamente muore

A MORTE DEVAGAR

Morre lentamente quem não troca de idéias, não troca de discurso, evita as próprias contradições. Morre lentamente quem vira escravo do hábito, repetindo todos os dias o mesmo trajeto e as mesmas compras no supermercado. Quem não troca de marca, não arrisca vestir uma cor nova, não dá papo para quem não conhece. Morre lentamente quem faz da televisão o seu guru e seu parceiro diário. Muitos não podem comprar um livro ou uma entrada de cinema, mas muitos podem, e ainda assim alienam-se diante de um tubo de imagens que traz informação e entretenimento, mas que não deveria, mesmo com apenas 14 polegadas, ocupar tanto espaço em uma vida. Morre lentamente quem evita uma paixão, quem prefere o preto no branco e os pingos nos is a um turbilhão de emoções indomáveis, justamente as que resgatam brilho nos olhos, sorrisos e soluços, coração aos tropeços, sentimentos. Morre lentamente quem não vira a mesa quando está infeliz no trabalho, quem não arrisca o certo pelo incerto atrás de um sonho, quem não se permite, uma vez na vida, fugir dos conselhos sensatos. Morre lentamente quem não viaja, quem não lê, quem não ouve música, quem não acha graça de si mesmo. Morre lentamente quem destrói seu amor-próprio. Pode ser depressão, que é doença séria e requer ajuda profissional. Então fenece a cada dia quem não se deixa ajudar. Morre lentamente quem não trabalha e quem não estuda, e na maioria das vezes isso não é opção e, sim, destino: então um governo omisso pode matar lentamente uma boa parcela da população. Morre lentamente quem passa os dias queixando-se da má sorte ou da chuva incessante, desistindo de um projeto antes de iniciá-lo, não perguntando sobre um assunto que desconhece e não respondendo quando lhe indagam o que sabe. Morre muita gente lentamente, e esta é a morte mais ingrata e traiçoeira, pois quando ela se aproxima de verdade, aí já estamos muito destreinados para percorrer o pouco tempo restante. Que amanhã, portanto, demore muito para ser o nosso dia. Já que não podemos evitar um final repentino, que ao menos evitemos a morte em suaves prestações, lembrando sempre que estar vivo exige um esforço bem maior do que simplesmente respirar. Somente a perseverança fará com que conquestemos um estágio pleno de felicidade.

 §

Lentamente muore chi non cambia idea, o discorso,

ed evita le proprie contraddizioni.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno lo stesso tragitto e gli stessi acquisti al supermercato,

chi non cambia la marca,

chi non rischia e non cambia colore dei vestiti,

chi non parla e chi non conosce.

Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru e la sua compagna quotidiana.

Molti non possono comprare un libro o un biglietto del cinema,

ma molti possono, e tuttavia si alienano davanti ad un tubo di immagini

che porta informazioni ed intrattenimento ma non dovrebbe,

con appena 14 pollici, occupare tanto spazio in una vita.

Lentamente muore chi evita una passione,

chi preferisce nero su bianco e i puntini sulle “i”

piuttosto che un vortice selvaggio di emozioni,

proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo

quando è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l’incertezza,

per inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta nella vita

di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non legge e chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in se stesso.

Lentamente muore chi distrugge l’autostima

magari per la depressione,

che è malattia seria che richiede un aiuto professionale,

e poi muore ogni giorno

chi non si lascia aiutare.

Lentamente muore chi non lavora e chi non studia,

e nella maggior parte dei casi non è una scelta, bensì un destino:

quindi un governo latitante può lentamente uccidere una buona parte della popolazione.

Lentamente muore chi passa i giorni a lamentarsi

della propria sfortuna o della pioggia incessante

rinunciando ad un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Molte persone muoiono lentamente,

e questa è la morte più ingrata e traditrice,

perché quando sta arrivando veramente, siamo già troppo impreparati

a passare il poco tempo rimanente, e così domani

è troppo tardi per essere il nostro giorno.

Dal momento che non possiamo evitare una fine improvvisa

evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che esser vivo

richiede uno sforzo di gran lunga maggiore

del semplice fatto di respirare.

Soltanto la perseveranza porterà

al  pieno raggiungimento della felicità.

MARTHA MEDEIROS

L’orco

La paura la prese,
di nuovo addormentata
perché l’orco arrivò
cacciando via la fata
e l’orsetto piangeva
lacrime pure di rugiada
su una rosa bambina
non ancora sbocciata,

Quelle mani morbose
la frugavano dentro
distruggendo per sempre
ciò che c’è di più bello
quell’essenza d’amore
senza dubbio ancora acerbo
e lasciando soltanto
dolore e smarrimento,
lasciando soltanto
dolore e sgomento.

Il suo pianto squarciò
il buio della notte
quando l’orco cattivo
gettò via le coperte
e sentì una gran colpa
quando vide quel viso
tanto amato una volta
e ora tanto temuto

E passarono gli anni,
ma non finì la storia,
le rimase il ricordo
nelle pieghe della memoria,
l’aggrediva ogni notte
quell’odore di adulto,
quelle mani di orco
che uccidevano il padre.

Cosa fare allora
a chi chiedere aiuto,
se ogni giorno il dolore
si fa sempre più acuto
molto meglio fuggire
in un mondo di fate
con dei buoni papà
e bambine addormentate

Sandro Orlandi

Il suicida

L’ultimo messaggio, quel che lui
lascia.
L’ultima sfida alla vita che è contro,
quella dove la vita non avrà rivalsa.
L’ultimo messaggio per chi
non l’ ha ascoltato.
Atto d’accusa alle coscienze
stordite da un mondo senza anima.
Alla sua che flebile aiuto chiede
Il posto lascia all’urlo del silenzio
mortale.
Atto estremo di solitudine imposta
poi subita, accettata come una porta
di maniglia priva,
quella che alle spalle si chiude
per sempre come un addio.
Suicidio, parola che ebeti ci fa di falso
stupore.
Pur senza saperlo ognuno del suicida
è assassino.
Giorno per giorno uccidiamo anime
e corpi con l’indifferenza,
sol perché il mondo ci dice:
guarda avanti e non ti curar di chi
a fianco ti cade.

Claudio Pompi

Porgi aiuto

“Porgi aiuto alla legge, fa’ guerra all’illegalità; non rovinare né danneggiare la pianta coltivata, né l’animale che non arrechi danno all’uomo”

PITAGORA

Published in: on gennaio 15, 2011 at 06:59  Lascia un commento  
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Apre e chiude le ali

Una farfalla splendida,
ali turchesi-arancio,
mentre scrivo la scorgo,
penso: il giardino antropico,
dal clima spaventoso,
séguito di alluvioni,
è entrata in casa mia
per rimanere illesa?
.
Stenta ad uscir dal vetro
chiuso della finestra,
che in immediato apro:
.
Apre e chiude le ali.
.
Piano, con la pazienza
e con delicatezza,
dopo cotanto sogno,
e l’aiuto, insperato,
di un piego di giornale,
temendo di guastarla:
.
s’alza e congiunge l’ali.
.
Con la pazienza e cura
di un frate Certosino,
riesco, senza ferirla,
a farla uscire.
.
Torna a vivere ancora,
anche per poco, in questo
terminabile giardino,
finendo in nuovo ciclo
portato dalla nuova
natura e nuovo clima
che l’Uomo ormai sappiamo
ha violentato!

Paolo Santangelo