La paura di vivere

E’ una lunga traversata senza soste.
Non si può rimandare la paura di vivere.
Bisogna restare tremanti
abbracciati all’albero maestro del proprio veliero
che naviga in un oceano di emozioni sempre nuove e inaspettate.

Simone Magli

Published in: on maggio 24, 2012 at 07:02  Comments (6)  
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Pensieri

Nel temporale dell’oscuro
invano le mie mani inquiete
cercano riparo dall’abisso
nel mare in tempesta
tutto irrompe
nulla più
non mi lascio sfuggire
nella burrasca
dell’estensione
di un oceano
senza fine
l’albero maestro vacilla
le vele strappate
i remi spezzati
il mio carico di speranza
ormai non più
legata nella stiva
fa dondolare la mia nave
acqua da tutte le parti
ombre immagini fragori
d’intricato e tortuoso
in balia dei miei pensieri
uragani della ragione

Capitano !!! Capitano !!!

una voce nel vento impetuoso
ma non rispondo legato al timone
voglio affondare con la mia nave
avanti tutta
nello scatenare degli elementi
ma un fulmine di ragione
luce di un faro
nell’occhio del ciclone
mi fa cercare l’ancora
che dovrei avere accanto
per gettarla nelle mie profondità
prima di naufragare
tra gli scogli della follia

vicino al mio timone
ora di funi serrate
sciolgo i nodi
che non sono più

libero di navigare ancora
in acque calme
in cerca dell’isola che non c’è

Pierluigi Ciolini

Pianto d’autunno


Guarda, mio orgoglio
puoi vedermi tutto,
nudo senza scorza,
abbracciato alla foglia
del pudore perduto,
sul tappeto rosso
di fronde di lacrime
secche.
Come pianta d’Autunno
ho gettano ai miei piedi
le stagioni sfogliate.
Riarso di linfa, scricchiola
il m’ama non m’ama,
che mi passeggia
sul petto scavato
da cicatrici fanciulle.
Ora più non mi sfiora
il corallino canto
del seme di Maggio.

Laggiù condensata,
tra latte di stelle
e un mondo naif,
òra e brilla la Luna il mare.
È pace di risacca
nella terra distesa al sale
che pare il buio non sia.
Pare che, ritrosa la luce
sbirci bambina il mondo,
attendendo tremula l’alba,
dietro i luccicanti fori
che ci paiono stelle.

Ma ancora piove,
piove
e spiovono ancora
minuti granelli di tempo
che tutto pervadono
e madidi, portano a te.
Tumida nube, io vivo
il volere del vento,
in questa notte che tace.
In questa notte silenzio.

China gli occhi
e incatena i denti l’intelletto:
legato all’albero maestro,
allievo del mio pianto,
veleggio muto
il libeccio del dolore.

Flavio Zago