Ascolto una melodia gitana

Ascolto una melodia gitana
piango: uscite lacrime
mi fa bene questa sofferenza
la consapevolezza del vuoto
l’impossibilità che da un po’
mi porto dietro
piango te che sei lontano e non so
se e quando ti rivedrò
piango mio nipote adolescente
che non so difendere
piango un mondo che ci ha fatti
così soli
piango e ho un nodo in gola
per chi è disperato e non ce la fa
chi cerca consolazione nell’alcol
chi si infila un ago
e chi prende uno spago e si impicca
se ne parla ancora poco
dicono affinché non dilaghi
invece se ne dovrebbe parlare ed essere
tutti molto più arrabbiati
perché per ogni poveraccio
che si toglie la vita c’è
qualcuno che sperpera e spreca
nell’orgia infinita del potere
ma io non so che stare in un angolo
e piangere
e vorrei il tuo sguardo vorrei la tua mano
ho già visto troppe cose cadere
ormai posso credere solo all’amore
dove sono i tuoi occhi
dov’è la tua mano
in questo mondo gitano
in questa musica che mi ferisce
piano come una carezza

azzurrabianca

Verde

Verde
mentre lasciamo il mare
sospetto sia ubriaco.
Di pelle bianca scesa da Amburgo
un po’ di noi, che abbiamo l’alcol nelle caldaie
e fretta ai piedi.
Noi che di cerchi nel grano siamo esperti
perché ti rotolavo, col freddo nella schiena
veloce a darti i baci che crescono per terra.
Premonitori di pioggia e danzatori
collezionisti di ombrelli
e fiori secchi.
Amanti di quel nord aguzzino
che divora, e succhia come cento zanzare
un piede solo.

Massimo Botturi