Mi domando se abbia un senso il mio ricordare

 
Mi domando se abbia un senso il mio ricordare
scandagliare i fondali della memoria
fra apparizioni fantastiche di piante e animali
ora sfuggenti ora persistenti affascinanti o orrorifici
.
isolata come un palombaro nel suo scafandro
le profondità oceaniche dell’inconscio
non sono il mio elemento e ho bisogno
di supporti protettivi per tenermi in vita
.
mi domando se questo sia morire
l’andare a ritroso a rivedere i già vissuti
momenti cristallizzati
.
aggirarmi fra alghe e coralli
anemoni di ogni colore e cavalli marini
e non sentire l’acqua sul viso
sulla pelle o fra i capelli
.
essere l’elemento estraneo che osserva
l’ossigeno aspirato dal boccaglio
il suono del mio unico respiro
a guardare fiori fra i relitti
.
mi domando se questo sia invecchiare

azzurrabianca

Sdrucciola quasi squamosa poesia

liscata a lutto
sincopata ogni forma di memoria
scrive la coda bilobata foglia
di stupefatta acquisizione acquatica
la rete strascica di mute
alghe

le lacrime dei pesci
chi le vede?
fa tanto mare agli occhi

Cristina Bove

Published in: on dicembre 22, 2011 at 07:08  Comments (7)  
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Liguria

Scarsa lingua di terra che orla il mare,
chiude la schiena arida dei monti;
scavata da improvvisi fiumi; morsa
dal sale come anello d’ancoraggio;
percossa dalla farsa; combattuta
dai venti che ti recano dal largo
l’alghe e le procellarie
– ara di pietra sei, tra cielo e mare
levata, dove brucia la canicola
aromi di selvagge erbe.
Liguria,
l’immagine di te sempre nel cuore,
mia terra, porterò, come chi parte
il rozzo scapolare che gli appese
lagrimando la madre.
Ovunque fui
nelle contrade grasse dove l’erba
simula il mare; nelle dolci terre
dove si sfa di tenerezza il cielo
su gli attoniti occhi dei canali
e van femmine molli bilanciando
secchi d’oro sull’omero – dovunque,
mi trapassò di gioia il tuo pensato
aspetto.

Quanto ti camminai ragazzo! Ad ogni
svolto che mi scopriva nuova terra,
in me balzava il cuore di Caboto
il dì che dal malcerto legno scorse
sul mare pieno di meraviglioso
nascere il Capo.

Bocconi mi buttai sui tuoi fonti,
con l’anima e i ginocchi proni, a bere.
Comunicai di te con la farina
della spiga che ti inazzurra i colli,
dimenata e stampata sulla madia,
condita dall’olivo lento, fatta
sapida dal basilico che cresce
nella tegghia e profuma le tue case.
Nei porti delle tue città cercai,
nei fungai delle tue case, l’amore,
nelle fessure dei tuoi vichi.
Bevvi
alla frasca ove sosta il carrettiere,
nella cantina mucida, dal gotto
massiccio, nel cristallo
tolto dalla credenza, il tuo vin aspro
– per mangiare di te, bere di te,
mescolare alla tua vita la mia
caduca.
Marchio d’amore nella carne, varia
come il tuo cielo ebbi da te l’anima,
Liguria, che hai d’inverno
cieli teneri come a primavera.
Brilla tra i fili della pioggia il sole,
bella che ridi
e d’improvviso in lagrime ti sciogli.
Da pause di tepido ingannate,
s’aprono violette frettolose
sulle prode che non profumeranno.

Le petraie ventose dei tuoi monti,
l’ossame dei tuoi greti;
il tuo mare se vi trascina il sole
lo strascico che abbaglia o vi saltella
una manciata fredda di zecchini
le notti che si chiamano le barche;
i tuoi docili clivi, tocchi d’ombra
dall’oliveto pallido, canizie
benedicente a questa atroce terra:
– aspri o soavi, effimeri od eterni,
sei tu, terra, e il tuo mare, i soli volti
che s’affacciano al mio cuore deserto.

Io pagano al tuo nume sacrerei,
Liguria, se campassi della rete,
rosse triglie nell’alga boccheggianti;
o la spalliera di limoni al sole,
avessi l’orto; il testo di garofani,
non altro avessi:
i beni che tu doni ti offrirei.
L’ultimo remo, vecchio marinaio
t’appenderei.

Chè non giovano, a dir di te, parole:
il grido del gabbiano nella schiuma
la collera del mare sugli scogli
è il solo canto che s’accorda a te.

Fossi al tuo sole zolla che germoglia
il filuzzo dell’erba. Fossi pino
abbrancato al tuo tufo, cui nel crine
passa la mano ruvida aquilone.
Grappolo mi cocessi sui tuoi sassi.

CAMILLO SBARBARO

Il silenzio che sorprende

In controluce appare
il paesaggio
dove il tramonto
sembra assente

sabbia grigia
conchiglie arenate
sorprese
dalla bassa marea

scarpe che affondano
in un salmastro di alghe
si sovrappongono ad altre
presto affogate dall’alta marea

ed è il silenzio che sorprende
il solo suono indelebile
dell’Oceano che echeggia

Maristella Angeli

Punta Oncino

 
Il sinuoso ondeggiare
delle alghe sommerse
nello specchio d’acqua,
dove il sole è riflesso
I ricci di mare
costellan gli scogli
sul fondo, la fauna
fa di colori lo sfoggio
Le correnti propizie
n’esaltano la nitidezza
dell’oasi blu,
dall’immutata bellezza
Discende al mare
la gialla ginestra
ed il verde pino
secolare connubio…
di Punta Oncino

Ciro Germano

La mia città


Tiepida è l’aria primaverile
in riposo le  barche
nel porto tranquillo
alla fonda la nave
in attesa d’attracco
sorvola  il gabbiano
lo specchio sereno
I monti di fronte lussureggianti
alle spalle il Vesuvio coi dolci pendii
scorre il treno sui portici antichi
la cupola domina
la sottostante cornice
Mille i colori riflessi nel mare
Dei miei ricordi, non molto lontani ,
ripenso a quando…
il mare molto più azzurro,
nel tempo passato
ricco di vita e di linfa argentata
gli scogli ricolmi di datteri e cozze
di alghe e licheni ripieno il fondale
la spuma ondeggiante
di acqua e di sale
e la lavica sabbia degli assolati arenili
con la gente solare, operosa e ospitale
rendeva unico e magico il litorale
Baciata dalla natura,
e dal clima temperato
la mia città… è cosi graziata

Ciro Germano

Iceberg

Sposa di ghiaccio
avvolta nei suoi veli
ali di sula chiedono tempesta
azzurro liquefatto e un nido d’alghe
fiocchi di mare
intorno.

Cristina Bove

Published in: on febbraio 4, 2011 at 07:45  Comments (4)  
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Suzanne

Suzanne takes you down to her place near the river
You can hear the boats go by
You can spend the night beside her
And you know that she’s half crazy
But that’s why you want to be there
And she feeds you tea and oranges
That come all the way from China
And just when you mean to tell her
That you have no love to give her
Then she gets you on her wavelength
And she lets the river answer
That you’ve always been her lover
And you want to travel with her
And you want to travel blind
And you know that she will trust you
For you’ve touched her perfect body with your mind.
And Jesus was a sailor
When he walked upon the water
And he spent a long time watching
From his lonely wooden tower
And when he knew for certain
Only drowning men could see him
He said “All men will be sailors then
Until the sea shall free them”
But he himself was broken
Long before the sky would open
Forsaken, almost human
He sank beneath your wisdom like a stone
And you want to travel with him
And you want to travel blind
And you think maybe you’ll trust him
For he’s touched your perfect body with his mind.

Now Suzanne takes your hand
And she leads you to the river
She is wearing rags and feathers
From Salvation Army counters
And the sun pours down like honey
On our lady of the harbour
And she shows you where to look
Among the garbage and the flowers
There are heroes in the seaweed
There are children in the morning
They are leaning out for love
And they will lean that way forever
While Suzanne holds the mirror
And you want to travel with her
And you want to travel blind
And you know that you can trust her
For she’s touched your perfect body with her mind.

LEONARD COHEN


§

Nel suo posto in riva al fiume
Suzanne ti ha voluto accanto
e ora ascolti andar le barche
ora vuoi dormirle accanto
si lo sai che lei è pazza
ma per questo sei con lei
e ti offre il the e le arance
che ha portato dalla Cina

e proprio mentre stai per dirle
che non hai niente da offrirle
lei è già sulla tua onda

e fa il fiume ti risponda
che da sempre siete amanti.

E tu vuoi viaggiarle insieme
vuoi viaggiarle insieme ciecamente
perchè sai che le hai toccato il corpo
il suo corpo perfetto con la mente.

E Gesù fu marinaio
finchè camminò sull’acqua
e restò per molto tempo
a guardare solitario
dalla sua torre di legno
e poi quando fu sicuro
che soltanto agli annegati
fosse dato di vederlo
disse: Siate marinai finchè il mare vi libererà.

E lui stesso fu spezzato
ma più umano abbandonato
nella nostra mente lui non naufragò.

E tu vuoi viaggiarle insieme
vuoi viaggiarle insieme ciecamente
forse avrai fiducia in lui
perchè ti ha toccato il corpo con la mente.

E Suzanne ti da la mano,
ti accompagna lungo il fiume,
porta addosso stracci e piume
presi in qualche dormitorio
il sole scende come miele
su di lei donna del porto
e ti indica i colori
tra la spazzatura e i fiori
scopri eroi tra le alghe marce
e bambini nel mattino
che si sporgono all’amore
e si sporgeranno sempre
e Suzanne regge lo specchio.

E tu vuoi viaggiarle insieme
vuoi viaggiarle insieme ciecamente
perchè sai che ti ha toccato il corpo
il suo corpo perfetto con la mente.

FABRIZIO DE ANDRÉ


La notte nell’isola

LA NOCHE EN LA ISLA

Toda la noche he dormido contigo

junto al mar, en la isla.

Salvaje y dulce eras entre el placer y el sueño,

entre el fuego y el agua.

Tal vez muy tarde

nuestros sueños se unieron

en lo alto o en el fondo,

arriba como ramas que un mismo viento mueve,

abajo come rojas raíces que se tocan.

Tal vez tu sueño

se separó del mío

y por el mar oscuro

me buscaba

como antes

cuando aun no existías,

cuando sin divisarte

navegué por tu lado,

y tus ojos buscaban

lo que ahora

– pan, vino, amor y cólera –

te doy a manos llenas,

porque tú eres la copa

que esperaba los dones de mi vida.

He dormido contigo

toda la noche mientras

la oscura tierra gira

con vivos y con muertos,

y al despertar de pronto

en medio de la sombra

mi brazo rodeaba tu cintura.

Ni la noche, ni el sueño

pudieron separarnos.

He dormido contigo

y al despertar tu boca

salida de tu sueño

mi dió el sabor de tierra,

de agua marina, de algas,

del fondo de tu vida,

y recibí tu beso

mojado por la aurora,

como si me llegara

del mar que nos rodea.

§

Tutta la notte ho dormito con te
vicino al mare, nell’isola.
Eri selvaggia e dolce tra il piacere e il sonno,
tra il fuoco e l’acqua.

Forse assai tardi
i nostri sogni si unirono,
nell’alto o nel profondo,
in alto come rami che muove uno stesso vento,
in basso come rosse radici che si toccano.

Forse il tuo sogno
si separò dal mio
e per il mare oscuro
mi cercava,
come prima,
quando ancora non esistevi,
quando senza scorgerti
navigai al tuo fianco
e i tuoi occhi cercavano
ciò che ora
– pane, vino, amore e collera –
ti do a mani piene,
perché tu sei la coppa
che attendeva i doni della mia vita.

Ho dormito con te
tutta la notte, mentre
l’oscura terra gira
con vivi e con morti,
e svegliandomi d’improvviso
in mezzo all’ombra
il mio braccio circondava la tua cintura.
Né la notte né il sonno
poterono separarci.

Ho dormito con te
e svegliandomi la tua bocca
uscita dal sonno
mi diede il sapore di terra,
d’acqua marina, di alghe,
del fondo della tua vita,
e ricevetti il tuo bacio
bagnato dall’aurora,
come se mi giungesse
dal mare che ci circonda.

PABLO NERUDA

Il bucaniere

Non l’esotico porto che m’incarna
non il turbine che mi scrolla
bastano al pirata avventuriero
per gettare l’ancora ribelle,
nè il ventre caldo che l’accoglie
è incantevole miraggio.
Nel mare che m’invento
catturargli la chiglia potrei
vischiosa d’alghe del naviglio
ma dei flutti seducenti solcati
da mano furba uncinata
non sono che l’approdo d’un momento
di scorreria corsara solo bottino,
di me solo battigia sopravvive.

Daniela Procida