Oggi il cielo

Oggi il cielo ha indossato
l’abito grigio delle cerimonie
noiose.
Nasconde la cravatta celeste
sotto una sciarpa scura e ruvida.
Senza sorriso
ti guarda minaccioso,
e, quasi a beffeggiarti,
comincia a spruzzare
gocce fredde di pioggia
dalla fitta nuvolaglia
che lo copre come un nero
mantello untuoso e vecchio.
Non gridi dai nidi,
non volano uccelli;
solo qualche ombrello
frettoloso e sbilenco
si muove rasente le siepi
d’alloro e di bosso.
Vetri appannati
celano ombre
dietro l’opaco riflesso
della luce biancastra.
Una raffica di vento
impietosa denuda
i rami degli olmi;
si piegano i pini
gemendo.
È tempo di neve.

Nino Silenzi

Casida delle colombe oscure

CASIDA DE LAS PALOMAS OSCURAS

Por las ramas del laurel
vi dos palomas oscuras.
La una era el sol,
la otra la luna.
«Vecinita», les dije,
«¿dónde está mi sepultura?»
«En mi cola», dijo el sol.
«En mi garganta», dijo la luna.
Y yo que estaba caminando
con la tierra por la cintura
vi dos águilas de nieve
y una muchacha desnuda.
La una era la otra
y la muchacha era ninguna.
«Aguilitas», les dije,
«¿dónde está mi sepultura?»
«En mi cola», dijo el sol.
«En mi garganta», dijo la luna.
Por las ramas del laurel
vi dos palomas desnudas.
La una era la otra
y las dos eran ninguna.

§

Sui rami dell’alloro
camminano due colombe oscure.
L’una era il sole,
l’altra la luna.
“Casigliane mie,” chiesi,
“dove sta la mia sepoltura?”
“Nella mia coda”, disse il sole.
“Nella mia gola”, disse la luna.
Ed io che andavo camminando
con la terra alla cintola
vidi due aquile di neve
e una ragazza nuda.
L’una era l’altra
e la ragazza era nessuna.
“Care aquile, ” chiesi,
“dove sta la mia sepoltura?”
“Nella mia coda”, disse il sole.
“Nella mia gola”, disse la luna.
Sui rami dell’alloro
vidi due colombe nude.
L’una era l’altra
ed entrambe nessuna.

FEDERICO GARCIA LORCA

Egoismo e carità

Odio l’allor, che quando alla foresta
le nuovissime fronde invola il verno,
ravviluppato nell’intatta vesta
verdeggia eterno,
pompa de’ colli; ma la sua verzura
gioia non reca all’augellin digiuno;
chè la splendida bacca invan matura
non coglie alcuno.
Te, poverella vite, amo, che quando
fiedon le nevi i prossimi arboscelli,
tenera l’altrui duol commiserando
sciogli i capelli.
Tu piangi, derelitta, a capo chino
sulla ventosa balza. In chiuso loco
gaio frattanto il vecchierel vicino
si asside al foco.
Tien colmo un nappo: il tuo licor gli cade
nel’ondeggiar del cubito sul mento;
poscia floridi paschi ed auree biade
sogna contento.

GIACOMO ZANELLA

 

 

Vento solare

Sono amante del vento solare
al frugare delle sue faville
provo ad asciugare
dal mattino, tra il rosmarino e la siepe d’ alloro
appesa ad una corda tesa
sto, come un grembiule bianco che
sventola gioca palpita
fino sera
ma poi sotto la luna
ancora umidiccio cado
sull’erba fitta del prato

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 4, 2010 at 06:50  Comments (5)  
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L’isola del poeta

Una luce
un faro che appare
porto dei naviganti
poeti

l’approdo
all’isola dei pensieri
rami di profumato alloro
fiori di arancio fiorito
essenza di spezie rare

il vento
manto che avvolge
nei capelli sciolti
la brezza marina
onde fluttuanti

le poesie
un libro chiuso
mistero racchiuso

parole
apparse dal nulla
incanta quel mondo
di fantasia vestito

una culla
dondola il tempo
che attende e rifiorisce
al primo mattino

Maristella Angeli

Chimera


tra stuoli di muse
da oniriche sfere
rimando verseggio
con vero piacere
ingoio sineresi
metafore in pillole
ricamo sineddoche
gorgheggio le dieresi.
issando l’ossimoro
mi desta uno iato:
l’alloro poetico
l’ho solo sognato!

Viviana Santandrea

Published in: on agosto 26, 2010 at 07:31  Comments (3)  
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Malinconia senza veli

L’affanno
gradito alla mestizia
sulla mia pelle
inizia un canto

Compagna
per comporre
con sorpresa
tu che dai un senso
alla mia veglia

Se ti presenti
come sposa
non ti lascio

è ancora vacua
di bellezza
ti ritraggo
con dell’alloro
e un bucaneve
in mano

ma sfuggi langui
o poi mi sfiori

come un cesello
sopra il cuore

Pierluigi Ciolini

Published in: on luglio 6, 2010 at 07:16  Comments (2)  
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La passeggiata


Partiam partiamo, partiamo pure
del ludibrio in liquidazione
verso le folli ematiche avventure
vendesi un’oncia di illusione
con lampone panna e cioccolato
e latte fresco di Pigmalione
il sindaco è stato avvisato
sull’invetriata si fa produzione
di talco sottovuoto inscatolato
audace odoroso apireno limone
sosta negli angoli della via
come candido flaccido lenone
refrigerati galloni di poesia
con stringhe ecologicamente mute
vivacizzate da vaporosa zia
volpi mattamente astute
introdotte dentro a scritte
regalano sacchi di vedute
su fitte palafitte di ditte
smercianti liriche con carmi
avanzan pinte di motoslitte
a decalitri sfilano gendarmi
pubblicitariamente inermi
per evitare azzardati allarmi
intanto kilometri di vermi
si sbracciano per contrabbandare
l’utilità di trilioni di germi
tu! non te ne devi mai andare
da questo splendor di parapiglia
il consumo è virile adorare
spanne fantastiche di meraviglia
subdolamente ad arte preparata
con due quattro palle e una biglia
seminar di metrica squinternata
di single su triangoli di terra
intenzionalmente sgraffignata
offresi slanciato zappaterra
per produrre bulbi di Tropea
da esportare in Inghilterra,
per un tantino di prosopopea
lo strambotto entra in idillio
con una lifting rifatta dea
scatta esternazione e cipiglio
in povero pleonasmo ridondante
di presunzione certamente figlio
sbilenco guercio stravagante
fra tesi ed arsi perde piede
stralunando il supremo garante
tutti quanti il con cui si siede
posate bene ad INIZIO APRILE
se in primavera ponete fede
si può svuotare il vecchio barile
perché il parlar non sia indarno
è pronto il detersivo del Brasile,
si scancelli quel figuro scarno
risciami allegramente la gente
peripateticamente sul lungarno
poi di nuovo a casa finalmente
torniam torniamo, torniamo pure
seduti all’ombra di alloro aulente!

Sandro Sermenghi

Di me che allora…Di me che ora

Mi piacerebbe raccontarvi
di tane e di bisbigli
ma nella stanza si nasconde e tace
la rima chiusa della bocca
in formato ridotto.

Arcobaleni tondeggianti
sullo stelo di rosa spampanata
e mi rifletto multipla
microscopici tonfi la caduta

Non voglio che pensiate
a ghirlande romantiche
non c’è niente da cingere d’alloro
anche le gocce
ciondolanti sui rami
paragonarle a lacrime fa ridere.

Ma questo no
starsene a braccia vuote a contenere
quell’io dimenticato di bocciolo
non ancora dischiuso
e ripararlo per assurdo
questo non vale
adesso.

Cristina Bove

Published in: on gennaio 7, 2010 at 07:22  Comments (6)  
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