In anima che non degrada

Scorrono come schiume d’infinito
nell’alveo dei pensieri inalterabili
per poi sostare negli oblò d’attesa
e lì sdraiarsi prima di entrar nel cuore.

Che siano i suoni di un vecchio carillon
o i frastuoni d’ultima guerra accesa
o i cristalli delle più svariate stille,
nessun problema, lui è una casa.

Felicità che non sappiamo raccontare,
che mai sapiente oserà indagare,
in controcanto si combinano ai dolori
e insieme aspettano che passi il tempo.

Li sedimenterà, l’indifferente tempo,
senza però poterli infine evaporare.

Quando i cristalli, i suoni e i frastuoni
si insedieranno bene dentro il cuore,
di lui non temeranno alcuna malattia
giacché, al primo sintomo accennato,
emigreranno in anima che non degrada.

Aurelio Zucchi

Ove il pensiero va

 
Da un ricamo di nuvole la luna fa capolino
e lucciole di stelle accendono e spengono
un brillar di sogni fra illusione e fantasia.
Un fruscio di profumi mi raggiunge dai tigli.
Era di ieri il sorriso
ora nascondi fra l’erba il viso cui rassomiglio.
Sento una voce, la tua
ma ho perso la mano che forte stringevi piano
a condurmi ogni giorno fra giochi e tenerezza
nell’alveo del mio scorrere verso il domani.
Svanisce la luna e le stelle si velano di nuvole.
E’ buio il cielo.
Sola, penso e non vedo.

Elide Colombo

Qui

Qui
quasi tutto si compie
tra false lune ed albe cangianti,
tra spalle corazzate e spilli velenosi,
stoppando il corpo in un momento.

Qui
bisogna invero soffermarsi
tra un respiro corto e l’altro
facendo perle incandescenti
delle paure e del coraggio.

E’ bello questo posto
specie quando posso entrarci,
adagio, frattanto liberato
dagli orpelli del mio turno.

E’ qui
che io mi accorgo
di spender bene il tempo
guardando attento l’alveo
su cui cammino o scorro.

Qui
giocare con me stesso,
viziare spasmi e tenerezze,
mi dà l’incontrastato affetto.
Qui, dentro me stesso.

Aurelio Zucchi

Published in: on giugno 25, 2011 at 06:55  Comments (3)  
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Sonetto LIII

SONETO 53

Aquí está el pan, el vino, la mesa, la morada:
el menester del hombre, la mujer y la vida:
a este sitio corría la paz vertiginosa,
por esta luz ardió la común quemadura.

Honor a tus dos manos que vuelan preparando
los blancos resultados del canto y la cocina,
salve! la integridad de tus pies corredores,
viva! la bailarina que baila con la escoba.

Aquellos bruscos ríos con aguas y amenazas,
aquel atormentado pabellón de la espuma,
aquellos incendiarios panales y arrecifes

son hoy este reposo de tu sangre en la mía,
este cauce estrellado y azul como la noche,
esta simplicidad sin fin de la ternura.

§

Qui stanno il pane, il vino, la tavola, la dimora:
il bisogno dell’uomo, la donna e la vita:
a questo luogo correva la pace vertiginosa,
per questa luce arse la comune bruciatura.

Onore alle tue mani che volan preparando
i bianchì risultati del canto e della cucina,
salve! L’integrità dei tuoi piedi corridori
viva! Ballerina che balli con la scopa.

Quei bruschi fiumi con acque e minacce,
quel tormentato stendardo della spuma,
quegl’incendiari favi e scogliere

son oggi questo riposo del tuo sangue nel mio,
quest’alveo stellato e azzurro come la notte,
questa semplicità senza fine della tenerezza.

PABLO NERUDA

La mia vita

E’ virgola che il periodo spezza.
Lo amplia con cura, lo articola al meglio
finché, nel punto, il pensier non si esprima.

E’ sfogo di fonte che rivolo trova.
Lo plasma, lo accresce, lo affida alla terra
finché, nel letto, fiume diventa.

E’ acqua che l’alveo abbandona.
Lo estende, lo abiura nel tacito accordo
finché, nel suo delta, mescola idea
e, confusa, muore nella vita del mare…

Aurelio Zucchi

Published in: on giugno 11, 2010 at 07:30  Comments (3)  
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Altro giro altra corsa


Lo sguardo regolare sul passato,
l’analisi del giorno inanellato
e tutto quanto spero oggi avvenga
sono colati nell’alveo della notte.
Il sonno è stato esatto spartiacque
Chissà se ho fatto qualche sogno
che quasi sveglio ora non ricordo
e invece era forse da salvare.
Altro giro altra corsa
lungo la strada colma di sospiri,
nell’aria in cui da secoli trovare
il senso della vita che non muore.
Altro giro altra corsa
sull’affollato treno della vita
nel quale guadagnarsi il finestrino
da cui inseguir la curva di collina,
da cui veder la vetta con la neve,
lembi di mare dell’antico azzurro
e gente che non usi come specchi
vetrine dei balocchi d’una volta.

Aurelio Zucchi