Oggi non ho la parola

 
Oggi non ho la parola
la bocca non si apre alla pronuncia
l’incubo di questa notte mi ha svegliata
lasciandomi tra il rosa dell’alba
e l’amaro del sogno
in sospeso come la mia vita
quasi in fuga dalle mie finestre chiuse
ora che il tempo scade
sento il vento che trapassa
le mie querce
l’odore di quel fresco riparo
mentre il nodo stringe
mi spacca il dolore.

Rosy Giglio

Published in: on settembre 29, 2011 at 07:21  Comments (8)  
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Ad Assisi


(Qui vedo e sento ténebra e luce fulgida essenza)

QUI,
solo,
penso
al futuro,
penso al niente che siamo
e – mentre penso –
ascolto la tristezza
del silenzio.
VEDO,
tra le foglie intorno
del verde del paese
d’ Assisi,
come un sogno
il passato: il tempo
si è fermato.
E SENTO
l’amaro del sentire,
ché un bimbo e un vecchio
stanchi,
al bel portale
di quella chiesa,
tendono – a un-non-so-chi –
la mano.
TENEBRA E LUCE
pérmeano di noi
tutto in un tutto,
e, noi,
subiamo
quelle dita di fuoco
fredde,
Essere
dello spazio
senza tempo.
FULGIDA ESSENZA,
da aliène
conoscenze edòtta,
onirica,
saetta
la natura sul punto,
che vita
brilla
intorno!

Paolo Santangelo

…Uomo che parti

Uomo che parti
non vai mai solo.
Ti porti i sogni
per i sentieri,
ti porti i mondi
i segreti i respiri
le carezze gli ansimi
i capogiri…
la fame e la sete
ti porti in difesa
l’oscuro ed il chiaro,
il domani e lo ieri,
il dolce e l’amaro
dell’ora contesa…
la luce spenta
la luce accesa.

Uomo che parti,
comunque ti giri
ti tieni ti scuoti,
ti porti l’attesa
coi pieni e coi vuoti
: la morte lenta
la vita sospesa…

Uomo che parti
e non chiudi le porte,
sei come la chiocciola
: ti porti via la casa…
parti… ti porti.

Silvano Conti

Spruzzi

Fa acqua
lo scafo ferito.
Ripara nel seno solingo
di affetti e memorie ancorate
e nel fondo profondo del tempo confuso
trova riposo.

Riascolta le voci
disseminate
scordate da tempo nel mezzo dei flutti
ingrossati ad inganno
quando sembravan cullarlo nei sogni
quando ogni spruzzo donava l’ebbrezza
quando i marosi eran sprone ad andare.

Mare d’incanto di mille abbordaggi,
sirene bramose e bramate
dall’onde richiuse o volate nel vento.
Ancora ne resta il bel canto lontano,
sognante e soave,
placebo all’amaro salato
del sale del mare.
D’un mare pacato dal sonno dei venti
un tempo rissosi…a conquistare ogni vela.

Spruzzi, di nuovo, aspetto sul viso,
se mai verranno…se mai varranno, ancora.

Armando Bettozzi

A che serve la poesia? Può servire.

Vi faccio un esempio.

Prendete una coppia che va abbastanza bene:

due o tre lustri di convivenza

casa figli interessi comuni.

I coniugi però, non essendo nè sordi nè orbi

nè privi di altri sensi

naturalmente non immuni

dal notare che il mondo è pieno di persone attraenti

dell’altro sesso

di cui alcune, per circostanze favorevoli,

sarebbero passibili di un  incontro a letto.

Sorge allora un problema che propone tre soluzioni.

La prima è la tradizionale repressione

non concupire eccetera non appropriarti dell’altrui proprietà

per cui il coniuge viene equiparato a un comò

Luigi XVI o a un televisore a colori

o a un qualsiasi oggetto di un certo valore

che non sarebbe corretto rubare.

La seconda soluzione è l’adulterio

altrettanto tradizionale

che crea una quantità di complicazioni

la lealtà (glielo dico o non glielo dico?)

lo squallore di motel occasionali

la necessità di costruire marchingegni di copertura

che non eliminano la paura

di fastidiose spiegazioni.

La terza soluzione è senza dubbio la più pratica

Si prendono i turbamenti e i sentimenti

le emozioni e le tentazioni

si mescolano bene si amalgama l’immagine

con un brodo di fantasia

e ci si fa su una poesia

che si mastica e si sublima

fino a corretta stesura sulla macchina da scrivere

e infine si manda giù

si digerisce con un pò di amaro

d’erbe naturali

e poi non ci si pensa più.

JOYCE LUSSU

Scheletro con la falce

Quasi tutti gli umani hanno
paura della Morte, ma io ho visto
un’immagine di Vita: era una forma
giovane di donna, come quella
che al Piacere invita, teneva un po’
rialzata la sua gonna. Era la Morte:
bruna fanciulla che mi si mostrava.
Quali luoghi comuni della falce
e lo scheletro curvo? Ella era bella
e aveva gli occhi d’un marrone opàle.
In questa vita in cui l’uomo è nemico
anche del fratello, passa nei sogni
dell’età fiorita. Ci sorridiamo estatici.

Dopo tant’anni, quando ride bruta
la vita, con quell’invito perfido
bugiardo, tutta tossico e cicuta,
ora senti arido battere il cuore
una volta gagliardo: diventan bianchi
i tuoi capelli neri e di veleno
s’imbevono i pensieri; amaro piangi,
o sempre ridi: dinanzi al mondo
curvi la tua fronte, e all’anima
comandi: ridi, ridi anche se muore
chi ti vuol più bene, ma dentro
il petto sanguina il tuo cuore;
ed il tuo riso è un riso di dolore.

Disperando di te, della tua sorte
invocherai un angelo pietoso,
e sognerai l’oblio sol nella morte,
sol nella morte l’ultimo riposo.
E la morte verrà, bellissima
ridendo alla tua stolta preghiera.
Cinta di crisantemi e semprevivi
ti passerà daccanto lieve lieve
come sudario d’intangibil neve,
schernendoti dirà: stupido, vivi!
Danzavano una ridda senza fine
intorno a quella le Ore tempestose;
di sangue si tingevano le cose
della notte nell’ultimo confine.
Ai suoi piedi orchidee illanguidite,
eran di foglie gialle ed appassite,
ed era il Sogno, la Gloria e la Sorte:
Ella rivolse al ciel livido e nero
il supremo e terribile pensiero,
poi cadde in mezzo a quelle cose morte ….
Ella passava avvolta in bianchi veli,
muta il volto di cera e l’occhio nero,
per la strada che mena al cimitero,
ghirlandata di pallidi asfodeli.
Ella passava nei notturni geli .
con passo uguale, tacito e leggero,
il corpo eretto, rigido e severo,
mentre bagliori ardevano nei cieli.
Supplicando una grazia, ai suoi ginocchi
sfilava una funerea lunga schiera,
uomini e donne d’ogni età senza
lampi di lacrime negli occhi;
con lunghi sguardi di preghiera,
singhiozzi che gridavano: pietà.-
E una voce gentil, voce di pianto,
conosco – mormorava – ogni dolore,
sono stanco di vivere e soffrire …
E un’ altra: col mio bimbo al camposanto
ti prego lasciami dormire! – Col mio amore.
col mio povero amor fammi morire!…

E’ triste il cielo, oggi nereggia
una gran nube. Pioverà. Come
son tetri i monti senza sole. L’anima
è triste, l’anima non vuole andare
con dimessa fronte: vuole innalzare
sugli stolti come sopra un altare,
la mente e il cuore. Dall’alta vetta
che il sole bacia e indora in un saluto
all’abisso profondo e spaventoso,
lo stagno putrido s’imperla di vividi
riflessi e di scintille, se vi penetra il riso
di un’Aurora. La tua vita è la vita
un profumo dolcissimo inebriante
e la morte non vien gelidamente
a turbare il tuo sogno dall’oblio …

Paolo Santangelo

Piume

Voi piume leggere
che sbuffate attorno
mi fate il solletico
alle nari
sberleffi alle manie
seta alla lacrime
latte
alla sete di giustizia
zucchero filato
all’amaro in bocca
nenia di bimbo
ai soprusi
canto di lotta
alle morti innocenti
abbraccio colmo
per muri e catene
voi
miei morti
so che non vorreste
tornare
a guardare
scempio di mondo.

Continuate
a volare e darmi
aria
chè mi sento soffocare
e non è asma.

Tinti Baldini

Via Fratelli Bandiera


Ritorna, certe notti di nuvole basalto
la nenia della pendola.
Traversa il pavimento di sassi pesti
il sonno, turbato di quei vecchi
che deboli s’inchinano a fornelli d’occasione
per far bollire acqua e limoni
scaccia amaro; degli anni forse
o delle suzioni a troppa luce
le volte che per campi son stati
e sopra aerei
a fare dei birilli le case, e fuoco il cielo.
Rivolgo allora orecchio alle cose là vissute:
al cigolio di porte mai chiuse per davvero
al senso della neve che respiravo, pieno
tornando dalla scuola leggero di un golfino
le calze con l’elastico
rotto
il cuore puro.

Massimo Botturi

Dopo la tristezza

Questo pane ha il sapore d’un ricordo,

mangiato in questa povera osteria,

dov’è più abbandonato e ingombro il porto.

E della birra mi godo l’amaro,

seduto del ritorno a mezza via,

in faccia ai monti annuvolati e al faro.

L’anima mia che una sua pena ha vinta,

con occhi nuovi nell’antica sera

guarda una pilota con la moglie incinta;

e un bastimento, di che il vecchio legno

luccica al sole, e con la ciminiera

lunga quanto i due alberi, è un disegno

fanciullesco, che ho fatto or son vent’anni.

E chi mi avrebbe detto la mia vita

così bella, con tanti dolci affanni,

e tanta beatitudine romita!

UMBERTO SABA

La pazienza

“La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce”

JEAN-JACQUES ROUSSEAU

Published in: on marzo 9, 2010 at 07:22  Comments (7)  
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