Splendidi pensieri

M’immergo nell’aria
m’avvolge il Maestrale
scompigliati capelli
un refluo denso
sollevo i pensieri
al peso del giorno
pongo i piedi all’insù
inverto il consueto andare
prendo all’amo
le buone intenzioni
pesco il buon senso
e la bontà
ne faccio pioggia
di splendidi pensieri

Maristella Angeli

Published in: on dicembre 12, 2011 at 07:37  Comments (14)  
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Robinson

Su un’isola deserta
di sabbie finissime
sempre pronte a franare nel nulla
fu duro tirare fuori
tutto dal proprio sacco
la terra l’acqua
per farne fango
col fango fare la compagna la capanna
e tirare la barca i remi che spesso
si mettevano di traverso
l’amo l’arma l’aratro
cavare fuori caino con abele
ricci rose conchiglie
ombre d’estate
focolari con angeli d’inverno.
La fatica fu quella d’inventare
i nomi i colori le funzioni
e le tre dimensioni da tagliare
nell’amorfa miniera misteriosa.
Fu pesante finanche posare
le mani stanche inesistenti
sui fianchi d’aria.

BARTOLO CATTAFI

Nel cielo, di cielo, al cielo

Nel cielo libero ricordi,
riverberi di luci incandescenti,
passi discreti in ore della notte
per chiuder bene le imposte ai figli,
quattro fratelli tutti quanti intorno,
pesci e salsedine attaccati all’amo,
scogliere nude alla mercé del sole,
vagoni dietro la locomotiva
di legno nero giallo rosso e azzurro
col muso degno del miglior Pierrot.

Di cielo vesto le speranze,
le manne scese nell’età del verde,
aneliti del divenir migliore
mentre correggo i tanti miei errori,
rincorse a sentir di Dio la voce
quando altre voci non so ascoltare,
sorrisi persistenti dentro i giorni
immaginati eterni per i figli,
speranze di rileggere nel sempre
il sunto d’una vita spesa bene.

Al cielo do in custodia i sogni,
preziosi ossigeni da ingurgitare
al palesarsi d’anima che cede,
reami d’acqua e terra da salvare
in una donna fiera del suo amore,
abbracci intensi pieni di stupore
con la paura che l’istante voli,
le simmetrie dei valori veri,
pugni e carezze a vita che m’invita
a crederle – di più – per non morire.

In quei giorni farciti con il crudo,
dentro spirali senza via d’uscita,
quando il quadrante l’ora mi rallenta
e un arlecchino perde i suoi colori,
in un dolce standby lassù affido
i sogni, le speranze e i ricordi,
lungi dall’essere contaminati
dai freddi numeri dell’equazione
che linfa somma e tanta ne sottrae
a chi vorrebbe solo equa razione.

Aurelio Zucchi

Una O

Stare seduto
come a chiudere il circolo
l’uomo anti-vitruviano (tra parentesi)
può dare la misura
nello sfilare di parole e dita
calamitate ai tasti.

Sull’alito degli archi
il violoncello adagia uno sbadiglio
Sheherazade
– l’amo che mi si fa agonia nel petto –

e me ne sto seduta
davanti a questa O priva d’un pezzo
quasi una C ospitale
l’arco d’un uomo che
diventa abbraccio

Cristina Bove


Published in: on gennaio 22, 2010 at 07:06  Comments (2)  
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Pescando un po’ nell’Arno e nel Bisenzio


– Poetastre – disse – fratte e giramondo
che scribacchiate in piedi versi indarno,
meglio sarìa buttastevi giù in Arno
onde sfamare qualche pesce Edmondo!-
E l’amo ch’echeggiava: -Vanno in tondo,
si mostrano et inchiostrano al Lungarno
e accetterebber anche se un po’ scarno
un maschio, ma non fosse pudibondo.-
E l’òmini occhialuti o paciocconi
studiàvan sinalefi o barbarismi,
o i saffici trocaici, e i pistoloni…
Per questo spolverìo di narcisismi
nessuno era disposto a far condoni
et avanzàvan falsi opportunismi.
Ché questi eran lirismi?
Il verme: – No, sofismi.- E andarno a Prato
sull’erba di Bisenzio col gelato.

Sandro Sermenghi