Io trasporto

 
Un terremoto di alfabeti monchi
di consonanti disadorne
di vocali affilate come lame di amore denutrito
mentre muori parafrasando arcobaleni miopi
e giumente negre…
bella, Lou, annegata nella melma dell’etica e dei narcotici
con i piedi intinti nel colore blu per lasciare tracce di cielo
sui pavimenti bianchi dello spaccia angelo bianco degli elettro fans ,
shock di paradisi ampere
shock di dormitori anoressici
shock di elettroshock eterosessuale
sperimentazione artistica
osso
per i cani…
i buchi che hai nelle braccia lasciano presagire brandelli di materiale cosmico
e detriti di occidente denuclearizzato,
oh, Lou, che passasti da monastero a bordello a portaombrello a corsia d’emergenza
in turbo barella priva di freni e sterzo e navigatore stellare
lucidando cappelle mostruose in vagoni merci del cuore
deglutendo sconfitta abbassando mutande e detergenti intimi e poeti post bellici
cantatori dei tuoi seni cannibali cresciuti tra allevamenti in gabbia
tra luce calda e scimmie di stagnola
Lou, divulgatrice delle finestre cieche e degli amplessi sottomarini
Lou, stelo bucato
trapassato remoto
trapassata
dai mille aghi muti
                                di dio.
Non ci si può liberare dal tuo odore, dalla tua biblioteca di profumi segreti,
vorrei dormire ogni notte nell’accogliente grotta della tua anima
e danzare come una bestia affamata grammo dopo grammo liberandoti le vene
e sfiorare la tua schiena,
Lou,
         dove ogni neo è il capitolo di un bacio.

Massimo Pastore

Stupore dell’alba


S’infrange questa notte
al di là delle stelle
onde ripetono
lo stesso canto.
Le persiane socchiuse
bussate dal vento,
nascondono bisbigli di sole
tremule foglie vermiglie
inarcano steli rampicanti
disegnando amplessi sul muro.
Uno spicchio dorato
trasluce di bianco
sulle pareti addormentate
tesse ragnatele il tempo
nell’ora che avvolge
lo stupore dell’alba.

astrofelia franca donà

Il bicchiere sul comodino

 
Ti ho messo il bicchiere sul comodino
vale quanto un gesto un bacio o un livido furente sulla faccia
vi ho versato l’acqua fresca per la sete della notte
che ti riporti salva fino al mattino
bollirei il latte in un vetro fumè marchiato di murano
pur di far cosa che ti piaccia
la rabbia le mosse i concetti smossi
lunghi quanto tanti giorni sparsi
come battiti degli occhi come i pensieri sul da farsi
saranno come l’urlo primitivo sfinito dai primi amplessi
poi saranno le cose frugate nel buio senza vedere con la mano
come la Luna un viaggio sulle stelle e i nostri sogni
almeno in una pace apparente senza dossi
almeno sotto a questi coppi già dismessi
per…per quel che vale dissetarsi e fare a botte
con un po’ d’acqua nel bicchiere…

Enrico Tartagni

Acrostico su Oscar

O  Oscar,  onirico  ossessionante  ossimoro  ondulato,

S esquipedale  segretario  sletterato,  sempre

C acciatore,  cosmogònico  coriandolo  coriaceo che

A naliticamente  ardiresti  abusivi  amplessi; asciugacapelli

R ivoluzionario,  referenziato  rompiscatole  recidivo,

D onaci  dodici  decagrammi  di  drammatici  dondolamenti;

E rgiti,  epigastrico  esarca  edonista,  euforicamente

P arlaci,  podàgrico  pensatore  al  plenilunio! 

A nsiosamente  attendiamo  i  tuoi audaci  arringamenti,

U ltrasinistrico  ultramoderno  urogallo!  urge  urlare

L iriche  laude,  licenze poetiche,  lecizi,  litoti  e  lasse!

I eratici  e  incompresi,  innalziamo  inni  incancellabili!

Sandro Sermenghi

n.d.r.:  Colgo qui l’occasione, anche a nome di tutti  gli amici del Cantiere, per salutare con simpatia Oscar De Pauli, segretario e animatore del Circolo “La Fattoria” di Bologna, che abbiamo avuto il piacere di conoscere personalmente l’anno scorso in occasione della riunione conviviale di San Casciano Val di Pesa, ringraziandolo per il suo invito a rinnovare l’incontro in terra emiliana. Purtroppo l’incontro non si è potuto concretizzare questa primavera per le tristi vicende che voi tutti sapete, ma non disperiamo di poter organizzare in futuro una spedizione in quel di Bologna per ritrovarci quanto più possibile numerosi e rinnovare il nostro sodalizio di poesia e di amicizia nato sulle pagine di questo Cantiere. Un grazie ad Oscar e a Sandrèn, e naturalmente anche a tutti gli altri poeti felsinei!

Promessa mancata


Non potere
fare a meno di te:
il tuo afflato adombra
compensa e, senza,
la mia vita è . . . vuota.
Magico intimo il mio,
il tuo io sono io: mi  piaci.
Formiamo la famiglia.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Con quell’auto
infame,  l’incapace
traversò d’improvviso,
oltre lo stop . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Ancòra t’amo,  soffri.
Son sempre accanto a te,
come non mai.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Tempo.  Cambiato:
più non mi porti
con gli amici,  più non mi guardi,
mentre dici:  “sei molto bella”.
Non capisco che càpita
ora,  se t’amo ancòra.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Abulico,  aspetti,
non so che cosa.
Hai di niente più voglia,
anche se, dopo l’occorso,
mi sembri ancor più bello.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Questo strano Fato
stanca:
il tuo interesse è vòlto
ad altre cose,
altri lidi,  altre
stordìte compagnie.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Dopo tutti quest’anni,
ora mi lasci
perdi,  per gli “amici”,
i momenti felici.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Adesso a casa, sola,
ricordo la passione complice
nei nostri sguardi e amplessi.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Mi ritorna in mente la sera,
quando, andando a letto,
toglievi la pròtesi,
della gamba perduta. . .

Paolo Santangelo

Aurora e Adamo


Dura fatica a scalare la cima  del monte,
ma infine Adamo la vede:  è molto più
di come pensava che fosse: immagine
incantevole di dea dormiente. Aurora!
Immediato un abbraccio,  durante
il risveglio  sensuale: milioni di amplessi
condensano l’Essere-Adamo, ora in Lei
corrisposto,  divina,  l’Aurora felice lo bacia.
Ma il Sole s’inalza,  lo accieca,  lo preme
lo schiaccia,  lo brucia,  l’incalza  geloso
Lo spinge e l’uccide dall’alto del Monte.
Precipita e piomba nel fondo per  sempre.
Lento il suo corpo si fonde nel verde
accanto s’essicca  saxifraga grassa dal lento
mortale fiorire. Un canto di cigno si sente lontano. . .

Paolo Santangelo

Fughe

Un po’ fuggiamo tutti,
prepariamo le valigie
anche durante gli amplessi
fatte con le parole mai dette
o sussurrate piano
nel tepore di quella che credevamo
una notte tranquilla e unica
sperando che non sia ultima
in fondo.
Un po’ fuggiamo tutti
però ci commuovono tanto
quei barconi carichi
di gente come noi
ma che non ci assomiglia,
e forse speriamo che nemmeno tocchino la riva,
che non varchino mai la soglia della nostra casa
perché un po’ fuggiamo tutti
e non siamo così buoni
come vogliono farci sembrare
i venditori di saponette.
Un po’ fuggiamo tutti,
siamo occidentali
fatti più di carne che di ossa,
tremolanti al buio della nostra coscienza,
faremmo volentieri
il tiro a segno
sul vicino di casa, ma non di dicembre,
non è educato.
Un po’ fuggiamo
tanto dopo aver peccato
c’è il pentimento senza nemmeno troppo strazio,
ogni tanto qualche catastrofe
ci ricorda:”memento mori”
e si va avanti.

Maria Attanasio

Ho lemmi articolati

Ho lemmi articolati
a pressare le labbra
pensieri poderosi
a premere sul fiato
ma sono solo accenni
perifrasi in brandelli
le mie ansie da poeta…
spiluccare infinito
d’imminenti fantasie
per elevarmi ad estro
darmi ascetici amplessi,
fra estasi e illusione
solo anonime parole.
Nondimeno senza forma
ancora scaglio verbi,
priva di suono e timbro
persa fra monotoni accenti
nulla, fra dialoghi falliti.

Daniela Procida