Il mio cielo

MI CIELO

Días de ayer que en procesión de olvido
llevais á las estrellas mi tesoro,
no formareis en el celeste coro
que ha de cantar sobre mi eterno nido?

Oh Señor de la vida, no te pido
si no que ese pasado por que lloro
al cabo en rolde á mi vuelto sonoro
me dé el consuelo de mi bien perdido.

Es revivir lo que viví mi anhelo,
y no vivir de nuevo nueva vida,
hacia un eterno ayer haz que mi vuelo

emprenda sin llegar á la partida,
porque, Señor, no tienes otro cielo
que de mi dicha llene la medida.

§

Oh, giorni di ieri che in processione d’oblio
il mio tesoro portate verso le stelle
non prenderete posto nel celeste coro
che dovrà cantare sul mio eterno nido?
Oh, Signore della vita, solo ti chiedo
che quel passato che piango
mi ritorni infine, fatto cerchio sonoro,
a darmi il conforto del mio bene perduto.
Rivivere quel che ho vissuto è il mio anelito
non vivere di nuovo la nuova vita:
fa’ che verso un eterno ieri intraprenda
il mio volo e mai giunga alla partenza,
giacché, o Signore, non hai altro cielo
che colmi la misura della mia gioia.

MIGUEL DE UNAMUNO Y JUGO

Nelle cattive giornate

Nelle cattive giornate
vivono i ricordi persi
nelle memorie infocate
di desideri sommersi.

Nelle cattive giornate
diresti : – Strano a vedersi! –
vola il pensiero a rinate
fonti segrete di versi.

Il pozzo attira la luna
mentre cancella le stelle.
Cattivo il giorno s’imbruna
al canto di raganelle.

Il pozzo attira sospiri
lunghi e profondi, e lamenti,
perché a ritroso rimiri
falliti i tuoi intendimenti.

Lì, cupo, soggiace il fato,
stanco del lungo cammino,
stufo d’aver incontrato
solo incolore destino.

Spenti vi giacciono, e nudi,
sogni di terre lontane
che nella mente tu escludi,
ma l’eco dentro permane.

E il desiderio vi giace
che il cuore induce a soffrire,
che brucia più d’una brace
e spinge l’uomo a fuggire.

Cupa nel fondo riposa
senza più anelito alcuno,
l’informe massa carnosa
che non risponde a nessuno.

Un grido porta al dolore:
– Silenzio! Ascoltalo muto!
Hai visto? Un lieve pallore.
Sogno? Son desto? Ho bevuto?

Vedi? Lo strano pertugio
straccia la gonna alla notte.
Ecco! Ora rompe ogni indugio:
riapre le strade interrotte. –

E all’orizzonte già fremi
sentiero fresco di vento,
squarcian la notte già i semi
d’un nuovo folle tormento.

E l’inquietudine porta
a nuova vita celata,
alla speranza mai morta
d’un’inattesa risata…

Nelle giornate cattive,
vivono i ricordi persi
in contorte prospettive
di desideri perversi.

Nelle giornate cattive
diresti : – Strano a vedersi! –
vola il pensiero e rivive
arcane forme di versi.

Silvano Conti

Stringimi

Stringimi forte quando mi vedrai
voglio azzerare
spazio
tempo
separazione
voglio bere
il succo
dell’acino spremuto
assaporare
il tuo nettare

Stringimi forte quando mi vedrai
voglio perdere
contatto
peso
fatica
lasciare nulla attorno
nell’unico anelito raccolti
entrare nell’oblio
assaporare
con te l’eternità

Stringimi forte quando te ne andrai

Anna Maria Guerrieri

Published in: on ottobre 27, 2010 at 07:10  Comments (4)  
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…Il tempo dell’attesa

Il tempo dell’attesa
è greve
è irrealtà d i l a t a t a

Silenzioso
accende i sospiri
accompagna gli sguardi
attenua i rumori.
Sta fermo.
Rimane.
Sospeso tra nuvole
e rami spettrali.
E ritardi…
Come ritardi sole
la tua danza lontana!
Come soffia lontano
il narcotico anelito
delle nude sembianze
di ogni essere umano!

Chiacchierio e solitudine
nell’aria che muore.

Il tempo dell’attesa
è gonfio di pioggia
: promette carezze
e non precipita mai.

Silvano Conti

Guerra (in miniatura universale)

La guerra dei mondi
non vive che in miniatura esposta
alla grandezza dei caratteri
scelti e viziati
nel loro intangibile universo
con espressione di serpente
viscido nella sua finezza
e caldo nell’avvolgerti inconsapevolmente
all’odio che non provi dentro di te;
annebbiandoti nel suo anelito di versi
il suo agrodolce veleno ti stende
alla bellezza del biondo sole
e cerchi il fresco della tua difesa
tra i suoi raggi di invaghita consapevolezza.

Glò