La vaporiera

Vecchio treno a vapore,
che hai trasportato i miei sogni
tra il fumo denso della tua ciminiera,
che hai interrotto il mio sonno
con fischio acuto della tua sirena,
che m’hai fatto correre
al finestrino
ascoltando l’urlo del macchinista
all’arrivo in stazione,
che tristezza mi danno
i grandi ulivi in corsa
senza il tuo sferragliare tenebroso,
privi della tua fuliggine densa.
Angoli di paradiso
spariti nel nulla,
donne urlanti,
con ceste immense sul capo,
ondeggianti
come modelle a una sfilata,
siepi di fichi d’india
coi frutti maturi
sorridenti al sole,
dove mai siete finiti?
Rincorro, tra la calura estiva,
immagini che danzano
sui veroni del mio cuore,
che m’addolciscono i pensieri
ma che a volte mi tormentano
l’animo.

Salvatore Armando Santoro

Quali i passi?

 
Quali, i passi ?
Il mio sentiero stamane
è una sciarpa
sulla sedia di paglia :
gioca alle carezze
con i profumi dell’alba
mentre i silenzi
s’accovacciano agli angoli.
.
Corteggerò i fili d’erba
prendendo dalle tasche
le lacrime migliori
quando la rugiada me le portò
al primo mattino terso
del vagito.
 .
E questa fame
la conserverò per le notti
mai sazie
ne assaggeranno uno sguardo
e il bimbo girerà il foglio
e moriranno.

Stefano Lovecchio

Piccola città

Piccola città, bastardo posto,
appena nato ti compresi o fu il fato che in tre mesi mi spinse via;
piccola città io ti conosco,
nebbia e fumo non so darvi il profumo del ricordo che cambia in meglio,
ma sono qui nei pensieri le strade di ieri, e tornano
visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano…

Piccola città, io poi rividi
le tue pietre sconosciute, le tue case diroccate da guerra antica;
mia nemica strana sei lontana
coi peccati fra macerie e fra giochi consumati dentro al Florida:
cento finestre, un cortile, le voci, le liti e la miseria;
io, la montagna nel cuore, scoprivo l’ odore del dopoguerra…

Piccola città, vetrate viola,
primi giorni della scuola, la parola ha il mesto odore di religione;
vecchie suore nere che con fede
in quelle sere avete dato a noi il senso di peccato e di espiazione:
gli occhi guardavano voi, ma sognavan gli eroi, le armi e la bilia,
correva la fantasia verso la prateria, fra la via Emilia e il West…

Sciocca adolescenza, falsa e stupida innocenza,
continenza, vuoto mito americano di terza mano,
pubertà infelice, spesso urlata a mezza voce,
a toni acuti, casti affetti denigrati, cercati invano;
se penso a un giorno o a un momento ritrovo soltanto malinconia
e tutto un incubo scuro, un periodo di buio gettato via…

Piccola città, vecchia bambina
che mi fu tanto fedele, a cui fui tanto fedele tre lunghi mesi;
angoli di strada testimoni degli erotici miei sogni,
frustrazioni e amori a vuoto mai compresi;
dove sei ora, che fai, neghi ancora o ti dai sabato sera?
Quelle di adesso disprezzi, o invidi e singhiozzi se passano davanti a te?

Piccola città, vecchi cortili,
sogni e dei primaverili, rime e fedi giovanili, bimbe ora vecchie;
piango e non rimpiango, la tua polvere, il tuo fango, le tue vite,
le tue pietre, l’oro e il marmo, le catapecchie:
così diversa sei adesso, io son sempre lo stesso, sempre diverso,
cerco le notti ed il fiasco, se muoio rinasco, finchè non finirà…

FRANCESCO GUCCINI

 

Ricordi d’ufficio

Architetto del comfort
dimoro in scatoloni pieni di parole
in forma intelligente da design
in ascensore
sono home e sono office
arredo i danni da spessori nevrastenici
illumino gli angoli riposti nello sporco
painting su disegni scancellati…ops, cancellati dalle directory mnemoniche
mani di fate che colorano le frasi scritte sulla luna alla parete
cammino sulla moquette e furbo m’attutisco il mio dolore
isolo il rumore dal sonoro e col fumo writer nel futuro
scolpisco muri che non dividono le sedie dalla luce
poi alla fine io architetto delle magie fatte nell’aria senza finestra
coi lasciti passati non pagati per inscatolare al sole spento della stanza
progetti conti fatti bilanci computerizzati amori strapazzati
in sede arriverò in mini short.

Enrico Tartagni

Scabrose geometrie

 
Vagando in cerca della verità
mi ritrovo a inciampare qua e là
sui punti di una retta senza fine
o in questo cerchio cosparso di mine.
Se esaminassi con mente più quadrata
I lati e gli angoli in trigono, beata,
della mia pace arbitro il Pentagono
più non sarebbe; ma solo l’Esagono
intrigherebbe di rime ogni mio giorno,
e il rombo poi, me lo farei al forno.
Tanto l’enigma di sta telenovela,
la sa il Triangolo, ma non la rivela.

Viviana Santandrea

Bla, bla, bla!

Ho scritto tante parole:
le ho sparse in largo e lungo!
Di buon mattino
le ho vangate,
concimate,
annaffiate.
Qua e là
il vento le ha portate:
come foglie si sono accartocciate,
agli angoli ammucchiate,
per le strade lentamente
rotolate.
Un bimbo le ha raccolte:
ci ha giocato:
Amore, ha letto.
Qualcuno scocciato
le ha spazzate,
col fuoco le ha bruciate.
Un altro col piede
le ha fermate,
ha letto una parola:
Pace!
Ma il vento le ha rubate,
in alto han veleggiato.
Un ragazzo al volo
le ha afferrate,
una riga intera ha letto:
No, alla guerra!
Un vecchio ne ha raccolto una,
ferma sul portone,
ha letto:
No, alla disperazione.
Ma le bombe
continuano a cadere
a Bagdad, a Nassiria, nel Kossovo,
e la Pace s’allontana,
e la Guerra non finisce
e l’Amore non arriva.
Ma io continuo a scrivere
tante parole
e non mi stanco
di spargerle pel mondo.

Salvatore Armando Santoro

Stati d’animo

Fra spallate senza scuse
al mattino volano
su marciapiedi
notizie
di giornali già letti
e agli angoli
finti sorrisi strappati
parlano come mangianastri rotti
soffocando un lamento
che attraversando la strada
veniva investito
dall’indifferenza

Pierluigi Ciolini

Afferrando attimi

Ali di farfalla vibrano
pensieri frantumati
ricreati

senso della vita
l’astratto, l’irreale
sogno miscelato
ai colori del vento

nell’andare vago
afferrando
attimi di ieri

barlumi di futuro
nell’immediato
consumo angoli
fuggendo all’oscurità

Maristella Angeli

Published in: on aprile 28, 2011 at 07:40  Comments (12)  
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A chi sa…

Divoro curiosità
nelle sorprese
(che adoro)

le cullo
in riletture
profumate
di *suoi* versi
presenti
nei miei angoli di tasca

diversità ansiose
vette “inedite”
sotto ombre
del [mio e tuo]
universo di cielo.

Glò

Published in: on aprile 26, 2011 at 07:34  Comments (3)  
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Bocca

Piccole labbra
lumi del viso e degli occhi!
vi prego
scorrete o baci
dalla bocca che irradia
fate il dondolo
allo smak dinamico
un respiro elettrico vi comprende

povera piccola apertura
talvolta sbandi
bocca sfinita
doppia rosata ferita
strappata agli angoli!
salivazione azzerata si lancia
dal parapetto del cuore
parole non deglutite
dal nodo.

Aurelia Tieghi

Published in: on febbraio 14, 2011 at 07:00  Comments (5)  
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