C’è un’oasi…

 
Umanità abusata
travolta dai marosi
e dall’Eden divelta,
catapultata inerme
verso ignoti destini.
.
Si velano ad oriente
occhi di bimbi attoniti,
a occidente risuonano
beffarde le sirene
dei mille e più arsenali
che forgiano la morte.
.
Può esserci la gioia
in questo breve volo
tra lo spazio ed il tempo?
Si sfoglian le corolle
sotto i passi affannati
e fameliche iene
affondan voluttuose
le fauci nel dolore!
.
C’è un’oasi ove i puri,
i timidi e gli ignari
possan cantare al vento
le canzoni del cuore?
Mostracela, Signore, e
per loro soltanto
la tua cometa accendi;
.
poi tutto il resto oscura:
che Caino conosca
l’angoscia e la paura!

Viviana Santandrea

Malinconia

Il passare tra quelle
facce immobili che guardano il vuoto
Sentire il peso dell’angoscia
del nulla oltre quelle lapidi
date antiche cariche
di ricordi calpestati
triturati dal tempo
che inesorabilmente passa
Di te solo uno sguardo
di una foto scolorita
che grida il tuo dolore
La tristezza che ti accompagna
oltre la vita, la consapevolezza
che hai creduto e hai fallito
La scia che emani è come
una malattia contagiosa
eredità crudele,
attraverso ad essa
continui a vivere, senza corpo
(solo) nel dolore dell’anima

Gianna Faraon

Una mattina a Monte Sole

 
Vi ho guardate dormire
come prese da morte
nella stanza un sonno
disteso e immobile
a prendere tutto lo spazio
nei vostri corpi poggiati
sui letti scomposti bocconi
non vi vedevo i volti.
Nella luce fioca del mattino
filtrata dalla tenda
nulla di sospeso
tutto pareva irrimediabilmente
definito e statico.
Solo il suono ritmato
del sonno di Giulia
era nell’aria chiusa
segnale di vita.
Ho disceso adagio i gradini
un grillo accanto alla doccia
le gocce fresche sulla pelle
hanno tolto quella frase d’angoscia
sono entrata in silenzio in cucina
alla finestra aperta
ho raccolto le tazze sporche
preparato il caffè
piccoli rumori quotidiani
gesti spesso vissuti
con noia fastidio indifferenza
ora densi di senso
ricomponevano il mondo
per voi tutti e tutte che dormivate
e vi sareste svegliate
E’ lì che è arrivata tua madre

azzurrabianca

I segreti del cuore

I segreti del cuore
se ne stanno appisolati
in un angolo di mente,
in silenzio
per non farsi sentire.

Bussano con insistenza
alla porta dell’angoscia
quando l’affanno, e l’ansia,
ruba il riposo e il sonno.

Se ne restano lì,
senza valore alcuno,
come inutili panni
che si logorano
insieme agli ultimi tuoi anni.

Salvatore Armando Santoro 

Published in: on settembre 2, 2011 at 07:05  Comments (5)  
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I ricordi

LES SOUVENIRS

Les souvenirs, ce sont des chambres sans serrures,

Des chambres vides où l’on n’ose plus entrer,

Parce que de vieux parents jadis y moururent.

On vit dans la maison où sont ces chambres closes.

On sait qu’elles sont là comme à leur habitude,

Et c’est la chambre bleu, et c’est la chambre rose…

La maison se remplit ainsi de solitude,

Et l’on y continue à vivre en souriant…

J’accueille quand il veut le souvenir qui passe,

Je lui dis : « Mets-toi là… Je reviendrai te voir… »

Je sais toute ma vie qu’il est bien à sa place,

Mais j’oublie de revenir le voir,

Ils sont ainsi beaucoup dans la vieille demeure.

Ils se sont résignés à ce qu’on les oublie,

Et si je ne viens pas ce soir ni tout à l’heure.

Ne demandez pas à mon coeur plus qu’à la vie…

Je sais qu’ils dorment là, derrière les cloisons,

Je n’ai plus le besoin d’aller les reconnaître ;

De la route je vois leurs petites fenêtres,

Et ce sera jusqu’à ce que nous en mourions.

Pourtant je sens parfois, aux ombres quotidiennes,

Je ne sais quelle angoisse froide, quel frisson,

Et ne comprenant pas d’où ces douleurs proviennent,

Je passe…

Or, chaque fois, c’est un deuil qui se fait

Un trouble est en secret venu nous avertir

Qu’un souvenir est mort ou qu’il s’en est allé…

On ne distingue pas très bien quel souvenir,

Parce qu’on est vieux, on ne se souvient guère…

Pourtant, je sens en moi se fermer des paupières.

§

I ricordi sono camere senza serratura,
camere vuote in cui non si osa più entrare
perché un tempo vi morirono vecchi parenti.
Si vive nella casa di queste camere chiuse…
Si sa che ci sono, com’è loro costume; si tratta
della camera azzurra, e poi della camera rosa…
La casa si riempie così di solitudine
e continuiamo a viverci sorridendo…
Quando vuole lo accolgo, il ricordo che passa,
gli dico: “Mettiti lì… tornerò a vederti…”
Lo so definitivamente che è ben sistemato,
ma talvolta dimentico di tornare a vederlo.
Ce n’è molti così, nella vecchia dimora.
Ormai son rassegnati a essere dimenticati,
e se non vengo stasera, oppure adesso, non siate
esigenti con il mio cuore come con la vita…
So che dormono là, dietro le pareti,
andare a riconoscerli, più non mi serve;
vedo le loro piccole finestre dalla strada,
e sarà così fino a che ne morremo.
Tuttavia sento talvolta, nell’ombre quotidiane,
non so qual fredda angoscia, un certo brivido,
e non capisco donde vengano, questi dolori,
e procedo…
Orbene, ogni volta, un lutto succede.
Un turbamento è un segreto venuto ad avvertirci
che è morto un ricordo, oppur che se n’è andato…
Non si distingue bene quale sia, quel ricordo,
perché si è tanto vecchi, non ci si ricorda affatto…
Eppure sento palpebre che si chiudono in me.

HENRY BATAILLE

Keiryu – In un’alba di sangue

 
In un’alba di sangue
coperta di foglie tremanti
sulla deriva del mondo 
.
si nutre d’angoscia l’anima
perdendo ogni energia vitale
 
Patrizia Mezzogori
Published in: on luglio 17, 2011 at 07:09  Comments (10)  
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Tra le mille ore felici

UNTER TAUSEND FROHEN STUNDEN

Unter tausend frohen Stunden,
So im Leben ich gefunden,
Blieb nur eine mir getreu;
Eine wo in tausend Schmerzen
Ich erfuhr in meinem Herzen,
Wer für uns gestorben sei.

Meine Welt war mir zerbrochen,
Wie von einem Wurm gestochen
Welkte Herz und Blüte mir;
Meines Lebens ganze Habe,
Jeder Wunsch lag mir im Grabe,
Und zur Qual war ich noch hier.

Da ich so im stillen krankte,
Ewig weint und weg verlangte,
Und nur blieb vor Angst und Wahn:
Ward mir plötzlich wie von oben
Weg des Grabes Stein geschoben,
Und mein Innres aufgetan.

Wen ich sah, und wen an seiner
Hand erblickte, frage keiner,
Ewig werd ich dies nur sehn;
Und von allen Lebensstunden
Wird nur die, wie meine Wunden,
Ewig heiter, offen stehn.

 §

Tra le mille ore felici

che ho trascorso nella vita,

una sola in me resta per sempre:

quella in cui tra mille dolori

io sentii nel profondo del cuore

chi per noi morì di passione.

Il mio mondo era in frantumi

come se un verme lo avesse corroso,

vizza la fioritura del mio cuore;

ogni bene che avevo e che sognavo

nella vita era chiuso in una tomba,

qui stavo ancora per il mio tormento.

Piangevo sempre, anelando a fuggire

lontano, e in segreto mi torturavo,

davanti a me solo angoscia e inganno:

la pietra del sepolcro all’improvviso

come dall’alto mi fu sollevata,

e si dischiuse nell’intimo il cuore.

Chi ho visto, e chi alla sua mano

mi apparve, non chieda nessuno,

questo soltanto vedrò in eterno;

e questa sola, tra tutte le ore

della mia vita, serena e aperta

starà per sempre, come le mie piaghe.

NOVALIS

Scomparsi

All’improvviso, senza motivo,
se non quello di una ottenebrata
e sconvolta mente… scompare.
Resti da solo davanti a quella porta
a chiederti dove sia.
S’apre il mare delle incertezze,
navighi tra un dubbio e una speranza,
rischi il naufragio nell’angoscia,
nell’attesa infinita davanti a un telefono
che non squilla, a una porta chiusa.
Ripercorri quella vita per capire,
alla fine ti fermi davanti a quella porta
oltre la quale c’è il buio di una notte,
dove tutto si inabissa o un alba di nebbia
che tutto ammanta e confonde come
i tuoi perché senza risposta.
La vita continua ma dentro qualcosa
è fermo, sospeso sul mare dell’incertezza.
T’accorgi, senza volerlo, della normalità
che manca.
Non hai una stella, triste o gioiosa da seguire.
Navighi alla deriva tra la morte e la vita.
Aspetti che quella porta si apra, che il telefono
Squilli.
Ti manca quel buongiorno disattento
così come un addio che non c’è stato.
Tutto è sospeso, silenzioso.
Il tuo mondo si è fermato davanti
a quella porta chiusa come la mente
di chi andandosene
più di una morte lascia il vuoto.

Claudio Pompi

…Effetto notte

Nel silenzio
evapora
l’intensità
dell’inquietudine

Cresce
– arrogante sensazione –
l’angoscia

Mi nasconderò
sotto il cappotto
insieme
a me stesso

Silvano Conti

Published in: on novembre 26, 2010 at 06:51  Comments (5)  
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Una preghiera

A PRAYER

Again!
Come, give, yield all your strength to me!
From far a low word breathes on the breaking brain
Its cruel calm, submission’s misery,
Gentling her awe as to a soul predestined.
Cease, silent love! My doom!

Blind me with your dark nearness, O have mercy, beloved enemy of my will!
I dare not withstand the cold touch that I dread.
Draw from me still
My slow life! Bend deeper on me, threatening head,
Proud by my downfall, remembering, pitying
Him who is, him who was!

Again!
Together, folded by the night, they lay on earth. I hear
From far her low word breathe on my breaking brain.
Come! I yield. Bend deeper upon me! I am here.
Subduer, do not leave me! Only joy, only anguish,
Take me, save me, soothe me, O spare me!

§

Ancora! Vieni, dona, cedi tutta la tua forza a me!
Da lungi una bassa parola àlita sul cervello scoppiante
la sua calma crudele, angoscia della sommissione,
addolcendo il suo terrore come ad anima predestinata.
Cessa, silenzioso amore! Mio fato!

Accècami con la tua cupa vicinanza, oh abbi pietà, adorato nemico del mio volere!
Resistere non oso al freddo tocco che mi spaura.
Trai da me ancora
la mia torpida vita! Su me più basso chinati, minacciosa testa,
tu del mio crollo fiera, rammemorante, pietosa,
colui che è, colui che fu!

Ancora!
Insieme, avviluppati dalla notte, sulla terra giacciono. Io odo
da lungi la sua bassa parola alitare sul mio cervello scoppiante.
Vieni! lo cedo. Su me più basso chinati. Son qui.
Soggiogatore, non mi abbandonare! Sola gioia, sola angoscia,
prendimi, salvami, calmami, oh risparmiami!

JAMES JOYCE