Porgi aiuto

“Porgi aiuto alla legge, fa’ guerra all’illegalità; non rovinare né danneggiare la pianta coltivata, né l’animale che non arrechi danno all’uomo”

PITAGORA

Published in: on gennaio 15, 2011 at 06:59  Lascia un commento  
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Al Dio d’amore


Dio d’Amore non ti mancò
sangue né carne, ora
non dare più figli al mondo,
taci di notte ma di giorno grida
tutto il dolore
ché le piaghe son tante
e gli occhi appicccicosi, pieni di mosche
fa’ che non li debba più vedere
nessun uomo,
su un altro uomo.
Dio d’Amore
non ti mancarono guerre
né vite in dono, sacrificate
al tuo nome,
fa che non debba più vedere
corpi scheletrici in fila per un tozzo di pane,
o vite stroncate fatte a pezzi
e mai riconosciute,
fa’ che non debba vedere gente migrare
verso altri fuochi da chiamare case,
fa’ che questi occhi che si avviano verso la fine
di ogni umana comprensione,
non debbano più vedere
vite di donne feti o bambini
perdute e consumate,
fa’ che non debba più vergognarmi
dell’egoismo dell’uomo sull’uomo,
io così umana da morire
e voler ritornare alla polvere
come all’inizio di ogni storia,
feto femmina animale e uomo
a futura memoria.

Maria Attanasio

Lungo la Statale

Camminava,
camminava da tanto tempo ormai,
sospesa tra il sogno e la realtà.
Le sembrò di camminare da sempre,
da tutta la vita.
Non arrendersi, non fermarsi,
non smettere di sperare…
Camminava nella nebbia di se stessa,
sospesa tra l’odio, lo schifo, l’indifferenza,
e la paura di morire…
Non c’era vita in quegli occhi scuri,
solo la fame atavica dell’animale,
e la solitudine invincibile dello sconfitto
in quel sorriso falso.
Quando entrò dentro di lei
ancora una volta urlò senza voce la sua disperazione,
cercando un aiuto che non poteva trovare
tra i fari accesi delle macchine di passaggio.
Camminava,
camminava avanti e dietro
e mentre lo faceva ogni tanto tremava
senza sapere…
Accadde troppo in fretta per capire
e non ci fu scelta,
la vita e la morte si tenevano per mano
e dentro di lei la solitudine e la speranza
litigavano come al solito.
Alla fine rimase solo ciò che l’avrebbe salvata
e distrutta per sempre.
Un nome,
il suo,
e le sembrò bellissimo
pronunciarlo ad alta voce,
gridarlo nella notte senza stelle per l’ultima volta,
anche se non c’era più nessuno ad ascoltarla.

Sandro Orlandi

Un altro giorno


Gli uomini trovati coi sassi in bocca
e le rose del deserto a fare da guardiane
alle mostruosità fatte dall’uomo sull’uomo
che non hanno euguale
in nessun altro animale

(ma cos’è questo sonno che mi prende all’improvviso
con la voglia di non svegliarmi più
su nessun altro dolore)…

…gli occhi si aprono da soli
non so più se è ancora ieri
o già domani –

Maria Attanasio

Published in: on ottobre 2, 2010 at 07:28  Comments (3)  
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LO SPIRITO DEL CREATORE

” …Nella vita di un indiano c’era un dovere, del cui adempimento non si scordava mai: era il dovere di onorare ogni giorno l’eterno ed invisibile con la preghiera. Sempre, quando egli incontra, durante la caccia quotidiana, un’immagine di bellezza che impone profondo rispetto: un arcobaleno davanti ad una nube nera carica di pioggia sopra le montagne, una cascata bianco-schiumante nel cuore di un verde precipizio; un’ampia prateria, irradiata dal rosso intenso del tramonto, il cacciatore pellerossa rimane fermo un istante,  in atteggiamento di adorazione. Tutto quello che fa, ha per lui un significato religioso.  Egli sente lo spirito del creatore in tutta la natura, e crede fermamente che la forza interiore che riceve provenga da lui. Egli rispetta l’immortale nell’animale, suo fratello, e questo profondo rispetto si prolunga spesso a tal punto che egli adorna con colori simbolici o con piume la testa di un animale abbattuto.  Poi tiene in alto la pipa colma, quale segno dell’aver liberato in modo onorevole lo spirito del fratello, il cui corpo era stato costretto ad uccidere, per continuare a vivere egli stesso…”

OHIYESA (Charles Alexander Eastman, scienziato e uomo politico Sioux, nazione Dakota-Santee)

Il Lupo

A questo punto nessun dolore
il corpo non sente più
anestetizzato dalla vita
tutto diventa fiume in piena
e tu sei con me
tira la corda
spara l’unico colpo della tua pistola
tagliami le vene
senti l’odore del sangue
e diventa animale
cosa vuoi che succeda a questo punto
ora che il lupo
si è fatto agnello per amore
sopporta il sacrificio
sopporta il dolore
il lupo è sceso tra gli uomini
e si è fatto strada
si è fatto arteria si è fatto
salmo e poi preghiera semplice
e sincera,
a questo punto cosa vuoi che succeda
ora che tutto è stato scritto
in ogni cellula di corpi
ancora in orbita nel futuro
che diventerà presente
tutto in una sola mente
immanente
ora e per sempre.

Maria Attanasio

Donna e cane


Piccola rincorsa e salto
la tua inquietudine
principio, di un passato lontano
col mio mattino chiaro nella mano
noi due camminiamo
gitani e vicini
con il fiuto della vita andiamo
fra le vie e i campi
dei miei giorni incostanti
noi , gli interpreti del cuore
chi mai ci fermerà muto animale?
Mi osservi
con cento occhi pazienti
distilli i miei pensieri come ieri
scopri gli sguardi e poi regali
la tua infinita fiaba;
io sono pollicina
e insieme a te, ritroverò la strada…

Aurelia Tieghi

Poeta

Betulle dai rami alti e sottili,
dalla corteccia bianca che par seta,
frassini, abeti. Ed olmi rilucenti, e querce immense
dalla chioma cupa, alla vostra ombra
il poeta tacito ascolterà vostri sussurri,
ascolterà: non vi badate, il poeta è un umano buono
– non generalizziamo –
un animale umile del bosco,
vive la vostra vita di mistero
e sogna un nido fra le frondi ascose.

Ma in una notte, quando tutto tace,
foreste cupe come un triste sogno,
errò il poeta scagliando il verso al vento,
come una sfida contro il mondo intero:
sharī’a di fiqh scorretti –
olocausti –
genocidi commessi –
– son crollate le Torri.

E quella notte il buon poeta umano
più non dormì. L’ore sonavan lente
come una tortura da lontano.
Guardò verso il cielo. Oh notte immensa
Era una notte silente senza stelle, buia.
Dopo i fratricidi e le vendette
da uomo a umano e a tutte le creature
viventi in casa loro.

Sharī’a mondo immerso nel silenzio
Di nebbia ricopriva montagne.
Pur al poeta parve d’udire in lontananza,
come fruscio fievole e soave,
un suono dolce che frangea le nubi.
Come un raggio improvviso nella notte.
Ma poi si fece più solenne e grave:
Mano multicolorevariopinta,
quale dolor ti muove
’ l cor dolente, perché tanto lo schianto?
No Pace, No Bontà, No Perdono?

Anche su non colpevoli. Odio, Vendetta?
Musica che muore: ora al poeta Vita
è più deserta, nera.
Senza, od in via di estinzione, l’Amore.

Paolo Santangelo

Una poesia

Una poesia si specchia in una pietra di turchese
e lì si ferma per un attimo.
Poi ricomincia a vagare,
per dare vita forse ai colori di un disegno
ricamato su una coperta.
I giunchi, raccolti lì vicino,
vengono intrecciati da abili dita e
diventano un cesto:
la sua forma ricorda la volta del cielo.
Un pezzo di legno è lavorato:
da lui si ricaverà un’opera che dimostrerà
quale armonia ci sia fra legno e
intagliatore.
Il cervo percorre il suo sentiero e
l’aquila plana a grandi cerchi nel cielo.
Il salmone, nel tumultuoso torrente,
incontra l’orso che lo aspetta sulla riva.
I bambini danzano.
E l’artista afferra al volo tutto ciò
e la forza artistica della rappresentazione
guida le sue dita.
I lupi stanno mangiando un vecchio cervo
dividendosi le carni dell’animale.
Una giovane foca saltella sul ghiaccio.
Un anziano morente sta canticchiando
sottovoce un canto di guerra.
Questo è il cerchio,
e gira senza inizio e senza fine.
E l’artigiano guarda la sua opera.
E’ lì seduto in equilibrio fra la fine del
mondo e il suo inizio.

NUVOLA AZZURRA (Poeta della Nazione Irochese)

Il passato

Il passato è un animale
con mille tentacoli
curiosa creatura
ti può dare emozioni
o portarti alla disperazione

Il vero dramma è che non sai
cosa e come hai realizzato
i tuoi progetti,
se hai veramente amato,

Credi d’avere dato al mondo
il meglio di te, con  onestà
ti senti vulnerabile,
il mondo che ti circonda
muta continuamente
non ti senti adeguato,
poi incontri il sogno

Smetti di vivere alla giornata
ti senti rinato nel’amore,
felice per potere dedicare
il tuo tempo finalmente,
ad un obiettivo preciso,
non avrai timore di godere
di ciò che  ti entra nel cuore
ed allora credere all’Amore
diventa il tuo futuro.

Marcello Plavier

Published in: on febbraio 8, 2010 at 07:37  Comments (5)  
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