Vedi come si erge candido

Vides ut alta stet nive candidum

Soracte, nec iam sustineant onus

silvae laborantes, geluque

flumina constiterint acuto?

Dissolve frigus ligna super foco

large reponens atque benignius

deprome quadrimum Sabina,

o Thaliarche, merum diota.

Permitte divis cetera, qui simul

stravere ventos aequore feruido

deproeliantis, nec cupressi

nec veteres agitantur orni.

Quid sit futurum cras fuge quaerere et

quem Fors dierum cumque dabit lucro

appone, nec dulcis amores

sperne puer neque tu choreas,

donec virenti canities abest

morosa. Nunc et Campus et areae

lenesque sub noctem susurri

composita repetantur hora,

nunc et latentis proditor intimo

gratus puellae risus ab angulo

pignusque dereptum lacertis

aut digito male pertinaci.

§

Vedi come si erge candido
d’ alta neve il Soratte! I boschi al peso
non reggono, fiaccati, e per l’acuto
gelo si sono rappresi i fiumi.

Dìssipa il freddo deponendo legna
sul focolare, in abbondanza, e mesci
da un’anfora sabina a doppia ansa,
o Taliarco, vino di quattr’anni!

Lascia il resto agli dei, che appena placano
i venti in lotta sulla ribollente
distesa, non più ondeggiano i cipressi
né con essi agitati i vetusti orni.

Cosa accadrà domani, tu non chiedere.
Se un altro giorno ti darà la Sorte,
ascrivilo a guadagno e non spregiare,
ora che sei giovane, le danze e i dolci amori,

mentre è lontano dal tuo verde il tedio
della vecchiaia. Adesso il Campo
e le piazze, ora prima che annotti
si ripeta il lieve sussurro dei convegni,

ora il gradito riso che ti svela
da un angolo segreto ove si celi
la tua fanciulla, e il pegno strappato
dal polso o dal dito che resiste appena.

QUINTO ORAZIO FLACCO  (Odi  I,9)

Anime elette


Come tocco di campana in festa
lieve risuonerò nell’ansa stretta del tuo cuore.
Mi riconoscerai dalla scioltezza,
cadranno come chicchi al sole le parole.
Altrove se ne andranno impalpabili ansie
e svaniranno in un fragore di risate
le tue paure oscure.
Sarò nocciolo duro, inalterato
e tu atomo liberato, recuperato.
Saremo particelle nobili, speciali,
luminarie, quelle che silenziose
stanno ad aspettar che un raggio le trafigga
e all’istante le riconosca anime tremanti,
elette per amore.

Roberta Bagnoli

OTTO MARZO

Per tutte le donne e le bambine, e le vittime di violenza.  Le mimose non bastano.

DOPO

Ti lavi e
scarnifichi
pelle e sangue
ti rilavi
in ogni angolo
in ogni ansa
in ogni orifizio
via membrana sozza!
Ma non basta.
Sei stata
“cosa ” d’altri.
Flebo d’acqua
pura e fresca nel
fegato e nel cuore
nell’utero e nel diaframma
e poi bevi cristallo
e versi sui capelli e
non t’asciughi
lasci scorrere
scorrere…..
Ma non basta.
Sei stata
“cosa”d’altri.

Rivolgi sguardo
di paura
tocchi ma non senti
sei anestetizzata
ma dura poco.
Intorno sorrisi
o grilli di parole
sfuggono come
stelle cadenti
non odi
mano ch’è
manciata di more
ancora amare.

No, stammi lontano
amore mio.
Mi fa male .
Troppo male.
Non ora.
Sono stata
“cosa “d’altri
non più mia.

Tinti Baldini