Acqua nera

Acqua nera che passa fra le case
rotola trascina sul suo fianco
l’orma del cipresso lo sfacelo il pianto
acqua che sopravvanza tracima
sgretola sfascia annega
improvvisa onda di piena
porta via con rumore cupo
agita il manto scuro di morte
acqua nera striscia forte sui muri
legni che fa cadere e inutilmente
se ne ingravida putrida oscena
sbatacchia navi le frantuma
sotto i ponti e restano
quando tutto si ferma
auto legni e corpi inerti

immenso il silenzio sui volti

dopo il tremore della terra
il vortice nel mare e l’onda
anomala a rovesciare la sciagura
e ancora la terra tremare e la centrale
cede all’aria altra tremeda morte
silenziosa e leggera si spande
come un sogno nefasto incubo
la nube tossica la pioggia acida
mani umane l’han fatta inconsapevoli
incoscienti irrispettose di Natura

è arrivata Apocalisse

forse davvero è vicina la fine
allora non voglio essere lontana
da te che mi sei affine e senti
voglio adesso ancora la tua mano
sul mio fianco nel gesto protettivo
che rimbocca la coperta attorno

siamo sotto coperta amore
fuori infuria la tempesta
ma noi restiamo qua
nel tepore dei nostri corpi vicini
che l’uno all’altro regala
ancora vita ancora amore

azzurrabianca

Non credo più all’Apocalisse


Domani il sole sorgerà di nuovo,
darà conferma del sentirmi vivo,
diffonderà la luce tra le pieghe
di un’anima da esplorare ancora.

Ecco perché di me non ho paura,
di certe debolezze ingannatrici,
delle sconfitte che pure io vivo
se in malo modo tutto si oscura.
No, non credo più all’Apocalisse,
al suo incedere così spettrale
che poi così spettrale non mi appare
rispetto a quando e come già la vidi.
Basterebbe, e proprio non ne ho voglia,
rispegnere i tramonti non vissuti
per via di vespri che si son venduti
a sere dal pronostico suadente;
per via di quelle sere insolenti,
prostrate a notti cariche di vuoti
per caldeggiare anticipi di ombre
che toniche farcivano all’istante
l’ultimo arco manifesto in cielo,
l’azzurro eroico del mare offeso
dove la vela tutta mi spariva
e stolto ormai l’occhio insisteva.
Sentivo, dentro, uno sgretolio
e per la prima volta m’accorgevo
di come l’anima si può toccare,
di sue schegge nella pazza via.
No, non credo più all’Apocalisse…
al suo incedere così spettrale
che poi così spettrale non mi appare
rispetto a quando e come già la vidi.

Aurelio Zucchi

Perdonaci Terra

Scendo e mi proietto
all’interno della terra
dove lo scheletro della vita
protesta pietrificandosi
E’ un fiume al contrario
pieno di allucinazioni
fluttuanti acque
verso la sua anima

Scendo nella oscura melma
e le rive  mi proiettano
stelle lievitanti mortali acidi
inorridendomi.
Eccole sono cartilagini dell’oblio
fango e gelatina
orbite come fossati senza fondo
sono mostri in fulgore anonimo

Vengo trascinato da lave
tumultuose
verso il cuore della terra
dove pulsa il segreto del fuoco inviolato
Ora io al centro del portento
dove non vive distinzione alcuna
tra l’essere bruciato e l’essere fuoco
sono morso dalle fiamme e sono anch’io
a morderle pronto.

E da lassù terra
appari in torpore addormentata
nel sogno del tuo sonno
è perciò che vengo
morendo lentamente
nel tuo fuoco con morti
occultate nel tragitto
soccombenti nelle tue tempeste.

Ti chiedo terra
l’apocalisse della speranza
mentre la luna d’aceto
rivolterà vomitando
le nostre anime velenose

Marcello Plavier