Era il nostro tempo

Era il nostro tempo e lo abbiamo vissuto
con il coraggio e l’incoscienza della giovinezza,
non avevamo dubbi, era il nostro tempo, la nostra
unica certezza.
Era il nostro tempo, quello del camminare
sui fragili sogni, convinti del loro materializzarsi
da lì a poco.
Che importava se i giorni,  mesi, anni passavano
uno ad uno, come rintocchi di una campana
che noi non sentivamo.
Poi quel tempo finì e con lui l’ansia di vivere,
la voglia di sognare. I rintocchi li udimmo, tutti,
uno ad uno; talvolta gioiosi, talvolta mortali.
L’immortalità esiste ma cambia i suoi attori
di volta in volta e noi uscimmo di scena.
Nulla è eterno se non l’eternità della vita
che si rinnova da sempre e ci rende strumenti
del suo perpetuarsi nel tempo.
Credemmo d’essere immortali, inattaccabili
forse fu questa la nostra forza, la stessa che avrà
chi prenderà il nostro posto.

Claudio Pompi

Della sostanza d’amore innamorato

Della sostanza d’amore innamorato
di quel delirio fugace d’ogni fiore
che ti somiglia in freddo di rosa
più a ponente
e all’orifizio del loto quando hai mani
d’apostolo, coi piedi al Giordano
o da dottore.

Dell’estasi che prende a Sistina
o agli Scrovegni
del battito alla sorda campana
della Nona.

Io vivo perché a volte passione qui mi bussa
e come zolfanello mi sfrega
mi consuma.
E allora come un manto mi faccio
e poi l’adoro
per tutti i fianchi stretti nel tempo
dove coda, farebbe lei animale felino.
Sparto,
e incido,
annuso le geometriche vene
ed il pi greco
la luna piena sotto la gonna
il prato amico.

Massimo Botturi