Le apparenze

“Come ho potuto lasciare che le apparenze determinassero la mia vita fino a questo punto? Si dice spesso che bisogna “salvare le apparenze”. Io dico che farle fuori è l’unico modo di salvarsi”

FRÉDÉRIC BEIGBEDER

Published in: on novembre 17, 2011 at 06:51  Comments (5)  
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…Perugia

Di te dirò
sole e concrete trasparenze
: archi austeri
su scale infinite.

Di te dirò
con le fatiche
il solo canto del cuore
fra i vicoli angusti
e le smancerie.
E gli autobus stracolmi
di carne in scatola
le luci i lustrini
bocche piene di patate
convenevoli
sorrisi di routine
desideri esposti
su vetrine colorate.

Biscotti di miele
         apparenze salvate.

Di te dirò il fiele
Il look lo stile
le vuote sparse antiche memorie

Perugia
i piccioni
l’effimero
Il gel

Silvano Conti

Le onde

Come le onde, fragili, intense
noi viviamo.
Di duplici sussulti,
delle apparenze morte;
di tavole imbandite e pennacchi per le feste
di cenere sul capo in sciagure passeggere.
Apriamo gli occhi quasi all’unisono,
più vasti, del tempo
e delle molli pianure.
Ci leviamo.
Come le vele al vento, di lui riempiamo il cuore
le dodici fatiche del viaggio.
Navighiamo
fino a che cresta ed impeto, insieme, siano ancora
lo schiaffo sugli scogli
lo svolgimento antico
dell’acqua che si versa nell’acqua
l’uomo in dio.

Massimo Botturi

Māya

Siamo come gli uccelli di voliera
viviamo entro confini
tra cantine e universi.

lanciamo sguardi intermittenti
ora sulle miserie ora su dio
siamo fatti di pomice e zigrino
eppure siamo piuma
soffiati dentro il nido dell’aurora
per trasformarci in altre dicerie
altre apparenze
nell’illusione di solidità

salvo se poi passiamo tra due tagli
noi corpuscoli e onda
già immortali.

Cristina Bove

Boschi cedui

Chissà
se i pioppi hanno sentore
dei pensieri degli uomini
future storie che saranno scritte
oppure fionde

guardatele le spalle
lei che non sa trovare più parole
persa nei mille e più sinonimi
del suo vagabondare.

Un imbarco mai chiese
se ne dovrebbe ricordare ora che fugge
dai porti e dalle cale
lasciando i suoi  frammenti tra gli scogli.

C’era nell’aria tinta d’ossidiana
un ulteriore indizio
sicché ne prese nota.

Era squillare di lapilli
brulicare di sfere di cristallo
e mare e mare
l’orecchio a consentire le apparenze
– signora non s’ignora a farsi farsa
nel concederle asilo  -.

La sua deserta voce
ha vibrato su coste occidentali
nell’embargo del nulla a barattare
In fondo chi può dire
d’appartenersi veramente tutto?
Non il pensiero che camuffa e inganna
un battito scandito
uno soltanto
e ne saprebbe il nome.

Cristina Bove

Belle di notte

In quel campo vicino all’autostrada
tra siringhe e covi di serpenti
qualche volta fiorisce un ciclamino
tra le ortiche e i rampicanti
Forse è il segno per chi lo può capire
che l’amore è la cosa più importante
solamente per chi lo vuol vedere
al di là delle solite apparenze.

Ai viandanti che perdono la via
una stella illumina il cammino
affamati ritrovano la strada
come fosse un segno del destino
Sotto il ponte del cavalcavia
dove in mostra accanto ai fuochi accesi
si contrattano minuti di passione
all’amore non si sono mai arresi.

Sotto un pino al limitar del bosco
fra cartacce e bottiglie rotte
oramai ciò che riconosco
son soltanto le belle di notte
son chiamate così per via dell’ora
in cui sbocciano tutte colorate
variopinte sul fare della sera
abbelliscono di molti le giornate.

Ma il vento a volte è dispettoso
si diverte con dita sottili
sposta spighe color dell’oro fuso
rivelando le sembianze giovanili
di quel viso di giovane cerbiatta
occhi grandi ancora spalancati
di quel corpo nudo e un po’ sfrontato
bianco neve ma di rosso sfregiato.

Ed il sole che illumina la notte
manda raggi tra spighe fiori e frutti
fa richiudere le belle di notte
e rischiara il giorno per noi tutti
ma a quel corpo di donna bambina
con i segni ancora della notte
non riesce a ridare la vita
e l’amore si arrende alla morte.

Così noi sdegnati benpensanti
ci guardiamo come in uno specchio
ci sentiamo indignati e siamo in tanti
a cercare un motivo non detto
Ma colui che uccide per piacere
fa apprezzare ancor di più la vita
perché in fondo il bene senza il male
non sarebbe che una noia infinita.

Sandro Orlandi