Un pensiero

 
rannicchiato
cenobita
contava
gli applausi soffocati
dal verso
della statura intrisa
di crespe sulla pelle…
 
dall’alto
dei rami
cadenti
sognava nei campi
d’autunno
dove le foglie
sentono la voce
del vento…
 
il cuore non invecchia
scintilla
nel petto
dell’algido inverno
e sente più forte
le pene.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on marzo 1, 2012 at 07:41  Comments (8)  
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L’ansia dei musicisti

 
Nel pomeriggio afono di voce
ricerco con vigore la chiave di volta
che mi lasci nel cuore tocco lieve
di sublime amore.
Tornerà l’equilibrio
nella stanza della musica
sarà melodia di sangue innamorato
che schizzerà improvviso sulla carta
e imbratterà il pentagramma di stupore
nel dolce fragore di note sciolte al sole.
Si accompagneranno le ore stonate
al fiato degli ottoni lucidati,
ci sarà posto per tutti su nei loggioni
e giù in platea danzeranno giovani emozioni,
si scioglierà l’ansia dei musicisti
negli applausi prolungati di calde mani.  

Roberta Bagnoli

I funamboli del cantiere

Questa mattina ci sono i funamboli
a camminare in bilico sull’asta
lunga verde metallica della gru.
Guarda verso la mia finestra
che ho aperto all’aria di maggio
ad ogni passo inclina il corpo
da un lato poi dall’altro per l’equilibrio
da tenere per non cadere
Lo guardo testa all’insù
controllo se la sua sia coperta dal casco
e se è legato non so
Vorrei fare un applauso come al circo
a questo spettacolo senza rete
a sorpresa inaspettato stamattina
che riprendono i lavori al cantiere
Ma temo di disturbare
di farlo cadere
Accosto i vetri dalle mezze tende
con gli uccellini che si baciano e i fiori
fatte all’uncinetto da Gina
che ora è alla casa protetta
e non sa più usare le mani
e si annoia tutto il giorno
Ma quando sarò fuori quando scenderanno
dalla gru glielo dirò
bravi voi che salite a mezz’aria
senza applausi e senza rete
senza mai applausi e pubblico
e quanti senza protezione
hanno lasciato in cantiere la loro vita

azzurrabianca

Povera vittima

Alla corte dei miracoli
genuflessi in permanenza
già son pronti a mascherare
le sue nuove marachelle
ben sapendo che alla denuncia
d’un complotto ben servito
qualche cristo abboccherà.

Ci sono i cani da guardoni
come Augusto Minzolino
che nasconde tutto quanto;
c’è chi fabbrica veleni
c’è chi dice sono uguali
c’è chi dice non è vero
chi si assolve anche da solo.

Lui si assolve nel suo teatro
di fronte a tanti spettatori
sempre pronti sempre attenti
alle soap televisive.
Poi ci sono le sue reti
tante feste, tante veline
tutte brave signorine.

Gli italiani creduloni
sempre pronti per un capo
burattini inconsapevoli
che si formano opinioni
col giornale dello sport
e tg confezionati,
e non sanno d’esser usati.

Siamo tutti furbacchioni
non capiamo un accidente
siamo fichi, siamo dritti
ci fidiamo ciecamente
di chi blatera idiozie
fa i suoi comodi bavosi
e ci tiene anche agli applausi.

Lorenzo Poggi

Veleno

M’inchiostro su strutture
di piombo
come se desiderassi
uccidere punte di colori

la luce sepolcrale
del razzismo
s’illumina ancora
di timbratura “doc”
voci, caratteri
onnipotentemente scolpiti
d’applausi di sindone
biancheggiano di normalità.

la ricerca dell’abisso
storico si perde
in lustro di cancellazione
allegorica
(non saremo mai esistiti)

non  trasparirà traccia
di dignità, di verità diverse,
di vite non formattate
da compromessi  pubblicizzati
in back-up mnemonici
per assenza di cervello.

Glò

Vi(n)coli

Mi avvolge
un’aria da mezzanotte e un quarto
da mordersi con parsimonia
il contratto all’origine firmato sulla mela
tutte le cose sparse – pergamene
fiammiferi
bambù
tracciarono le strade
di chiose contromano
furono i pazzi a comandare i savi
da sagrati e palazzi
unitamente lì per salmodiare
la nascita dei morti
già si profila il rogo
stanno allestendo croci
i camerlenghi attizzano le braci
il gregge tra le luci apre gli applausi

e me ne vado rasentando i muri
dove si apposti al buio
un dio sincero.

Cristina Bove

Il dio nudo


È nudo il mio dio canta nei fiumi
e si gode il mattino,
non medita vendette contro nessuno
non si aspetta il tuo baciamano.
Non ama le liturgie
non merita finti applausi
e colossali bugie, non s’arma
d’eserciti in velluto e di rappresentanza,
non ha preteso ferro e fuoco
nel suo nome vilipeso dalle spade.
È nudo il mio dio
non  si nasconde dietro precetti
dogmi  sacramenti  miracoli in prima serata.
Il mio dio è nudo
non ha particolari talenti, molti sentimenti
e si muove nel vento
così ogni uomo può sentirlo.
Il mio dio è  nudo
non ha alibi per i mali del mondo
ci crede uguali agli uccelli e ai sassi
è nudo il mio dio
non ha eternità che non sia
questo eterno presente
è caldo è freddo è luce è buio,
è quello che voglio nel  momento in cui scelgo
tra il bene ed il male quello che mi rende migliore.
È nudo il mio dio
non conosce oro che non sia grano
è dal legno storto dell’ulivo
che si è fatto uomo e dolore
gioia e penitenza
energia e pazienza
paura e sgomento
non promette niente di buono
nemmeno il perdono
che è ricerca continua
e perdita amara.

Maria Attanasio

La realtà


La realtà, funerale di ogni sogno
morto troppo presto quando
inseguito svanì nelle nebbie
della vita che lo schiacciò.
Scheletro orrido di ogni illusione
derisa e violata dalla logica
che mai accetterà rivali.
Cella oscura della libertà
che allo spirito nega il cielo.
La realtà, vestito d’ogni giorno
per chi dall’armadio della mente
altri abiti colorati più non ha.
La realtà, quella che sul volto
dolorosa ti percuote quando torni
da un fuggitivo istante di sorriso.
Non ti parla di ore o giorni a venire
ma ti lega al minuto che vivi.
La realtà, fiore malato del mondo
che adorna il tuo esistere e di te
fa un disanimato  burattino che
con occhi spenti e fissi sul nulla della vita
la stessa recita senza applausi
al calar del nero sipario

Claudio Pompi

Published in: on gennaio 30, 2010 at 07:00  Comments (12)  
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