Egoismo e carità

Odio l’allor, che quando alla foresta
le nuovissime fronde invola il verno,
ravviluppato nell’intatta vesta
verdeggia eterno,
pompa de’ colli; ma la sua verzura
gioia non reca all’augellin digiuno;
chè la splendida bacca invan matura
non coglie alcuno.
Te, poverella vite, amo, che quando
fiedon le nevi i prossimi arboscelli,
tenera l’altrui duol commiserando
sciogli i capelli.
Tu piangi, derelitta, a capo chino
sulla ventosa balza. In chiuso loco
gaio frattanto il vecchierel vicino
si asside al foco.
Tien colmo un nappo: il tuo licor gli cade
nel’ondeggiar del cubito sul mento;
poscia floridi paschi ed auree biade
sogna contento.

GIACOMO ZANELLA

 

 

Ritorno a casa


Smarrita la voce nel silenzio
mi ritrovo percettivamente flessibile.
Ovattato mormorio del cuore,
straordinariamente quieto.
Si misurano gli occhi nell’oscurità,
percepiscono un pianeta immaginario,
magicamente vergine.
Si sgretola il muro dell’odio di Gerusalemme
nessuna frontiera resiste
solo barriere coralline incontaminate,
ricche di prezioso plancton.
Si annullano inutili distanze
si vanifica l’ignoranza
rifiorisce la foresta amazzonica
e torna lucente la calotta
a scaldar le membra di speranza.
Bambini, teneri arboscelli
crescono alti nel giardino dell’innocenza;
del passato ricordo sfumato,
triste sudore in palloni cuciti
di misera vergogna.
Ritorniamo senza indugi a casa
avrà senso l’amaro esilio.
Ritorniamo a grondar acqua,
acqua di immacolato amore,
acqua di magnifica sapienza.

Roberta Bagnoli