Cinqueterre

 
Risaliamo gli acciottolati sentieri.
Nel trionfo dell’erica
ci sfiora la brezza salmastra
e del cisto la resinosa dolcezza,
ma a tratti sovrasta
l’aroma pungente del timo.
E’ un placido andare di zaini
son rossi, son gialli, son blu
a sfiorare gli arbusti
a scuoterne polline e odori;
e ancora su e giù per
terrazzi e sudati vigneti,
per piccoli borghi e giardini
dai tanti colori,
poi come bambini
rubare furtivi i limoni
dai rami stracolmi.
C’è aria di festa e l’andare
seppure in salita, non pesa;
sostiamo
lo sguardo all’azzurra distesa laggiù
alla roccia che emerge schiumando,
al raggio che scende dal cielo ovattato
nel mare e lo accende;
il cammino riprende…
le parole non bastano più!

Viviana Santandrea

Ndr:  Questa poesia è stata scritta molto tempo prima della drammatica alluvione che ha colpito questo meraviglioso angolo d’Italia.  Naturalmente noi la offriamo in segno di omaggio affettuoso e solidale alle popolazioni colpite, certi che i luoghi descritti da Viviana torneranno presto al loro splendore di sempre

Chiesi solo di sognare

Sfrecciavano come sfocati arbusti,
visti dal vetro di un bolide qualunque,
i biondi capelli e quelli neri e quelli bianchi.
E con essi le teste ovali, quadre e tonde.

Mi fermai soltanto per guardare
l’ultima vetrina del giocattolaio,
il naso nero di una locomotiva
e la malinconia di un Pierrot.

Poi, ripresi subito a correre.
A malapena scansai le stagioni,
a forza montai in groppa al futuro
e intanto mi domandai cosa facevo.

Cosa facevo lungo quella strada?
Avanti e indietro, indietro e avanti
per ritrovarmi infine esattamente
sul muschio al sasso della mia partenza.

L’unica foglia di un girasole finto
si mise maledettamente in mezzo,
in mezzo tra me e l’oceano d’Ulisse.
Cercavo fiori e trovai polimeri.

Ai bei palazzi della città orrenda,
ai tormentati marciapiedi tristi,
alle ventiquattrore in mano alle saette
io chiesi tregua d’un secondo almeno.

Agli ebbri trilli di scintillanti aggeggi,
agli alti tacchi di certi nuovi maschi,
alla bocca rifatta di chi prima era bella,
io chiesi solo di sognare.

Aurelio Zucchi

Al sole d’estate


Senza quasi toccare andavano i piedi
ruzzolando quasi, per la discesa,
sassosa e sconnessa discesa rugosa
pei rivoli d’acqua di pioggia recente,
ormai disseccata dal sole d’estate.

Scendevo, e saliva, il monte, sul fianco,
tutto coperto dai verdi sfumati
ora cupi, ora chiari, cangianti e leggeri
della sua chioma lanosa e vivace,
senza riparo dal sole d’estate.

C’è l’ultima casa, e poco più in basso
il ponticello di ferro sul fosso.
I tronchi si vedono, ora, chiomati,
in mezzo agli arbusti, per questo sentiero
ch’è più polveroso, al sole d’estate.
Ecco il ruscello che scorre festoso,
gorgoglia, e qui cade formando una vasca
di puro cristallo e riprende la scesa,
e qua e là…quasi sembra brillare,
che vi si specchia il bel sole d’estate.
Ora nell’acqua un po’ fredda, e sui sassi
vanno stentando i miei piedi, inadatti.
C’è un “flop” ed un altro, di tuffi improvvisi
di raganelle appiattite sui massi
a prendere il sole, caldo, d’estate.
E su quella vasca di puro cristallo
adagio, adagio, vincendo il contrasto,
tra un pesce che guizza, e una rana affacciata,
entro e son pesce pure io, abbracciato
da mamma natura, e dal sole d’estate.

Armando Bettozzi

Se non fosse


Se non fosse
per la danza canterina
di due merli in amore
che m’invitano ad uscire
dalla mia timida corazza
tarderei stamattina
ad unirmi al passo giocoso
ed invitante della tardiva primavera.
La vita stamani mi respira addosso
e si posa lieve in dolce pioggia
d’ignare lacrime che solcano gote
come se fossero canali asciutti.
Mi lascio andare
io posso volare
posso alzarmi e camminare
fra arbusti d’incertezze
e dipingere con pastelli d’amore
il mio oggi e spero anche il domani.
Non porrò limiti al mio volo
non farò più domande
oggi vivo anche per chi non può farlo
per chi è stato rapito prematuro
dallo scenario meraviglioso della vita
perché la vita ha in sé il fascino
dell’impossibile e della bellezza pura
se solo ne gustassimo il calice pienamente
se solo riuscissimo a capirne l’importanza
se solo l’amassimo come fosse l’ultimo giorno
se solo la rispettassimo con giustizia
non la negheremmo al nostro fratello
nato figliastro con la pelle scura
e con il marchio fame impresso
negli occhi sporgenti e scheletriti.

Roberta Bagnoli

Mezza età

E quando si fa autunno davvero
e tace il giusto
e sulla spiaggia è solo quel cane in allegria
e il mare sembra proprio una vecchia.
Siamo qui
qui goderecci a mele d’argento
io e te
senza una foto o un verso da cine.
A mezza età.
La mano tesa al lustro d’arbusti
l’altra giù
a cenere di pettini d’osso;
la follia
che il tempo ha lavorato sugli alberi.
Io e te
il frutto scintillante che viene
e che va via.

Massimo Botturi