Figli

ON CHILDREN

Your children are not your children.
They are the sons and daughters of Life’s longing for itself.
They come through you but not from you,
And though they are with you yet they belong not to you.

You may give them your love but not your thoughts,
For they have their own thoughts.
You may house their bodies but not their souls,
For their souls dwell in the house of tomorrow,
which you cannot visit, not even in your dreams.
You may strive to be like them,
but seek not to make them like you.
For life goes not backward nor tarries with yesterday.

You are the bows from which your children
as living arrows are sent forth.
The archer sees the mark upon the path of the infinite,
and He bends you with His might
that His arrows may go swift and far.
Let your bending in the archer’s hand be for gladness;
For even as He loves the arrow that flies,
so He loves also the bow that is stable.

§

I vostri figli non sono i vostri figli.

Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé.

Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro,

E benché stiano con voi non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,

Perché essi hanno i propri pensieri.

Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime,

Perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno.

Potete sforzarvi d’essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi.

Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.

Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.

L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,

e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.

Fatevi tendere con gioia dalla mano dell’Arciere;

Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l’arco che sta saldo.

KHALIL GIBRAN

Amore-Pace

 
Sulla terra alluvionale ho camminato
per squartarmi tra viscere e midollo
leccando lacrime sputate
amore-pace, ammaccati, digiunati
guidati senza parabrezza
verso il sole damascato
toccando cuori come coppe e
brindisi e cuscini
tappeti a fili d’oro
negli umili respiri sgolati poi
fuggiti come lepri,
Ho curato per la via
ardori bendati
archi vellutati
angeli innamorati
riapparsi sulla piana della pace.

Aurelia Tieghi

Abbazia di San Galgano

Riposare mente e corpo
poter fare a meno
di sperare nella sorte
alzare gli occhi al cielo
tra gli archi e le colonne
di questo monastero
senza che l’anima debba chiedersi
se ciò che sente è vero.

E nei muri macchiati dal tempo
nei silenzi profondi
racchiusi in queste pareti di pietra
ritrovo qualcosa di perduto
o forse, meglio dire,
che non ho mai avuto
in tutta la mia vita

Nelle porte di legno massiccio
intrise di passato
nella luce tremolante
delle candele accese
nel profumo d’incenso
che mi pervade inebriante
ascolto sereno il tempo passare

Senza che nessuna paura
mi devasti la mente
o che un umano bisogno
ne alteri il pensiero
sono giunto fino a qui
seduto su questa panca
e come dalla cima di un monte
contemplo il mondo intero.

Sandro Orlandi

…Perugia

Di te dirò
sole e concrete trasparenze
: archi austeri
su scale infinite.

Di te dirò
con le fatiche
il solo canto del cuore
fra i vicoli angusti
e le smancerie.
E gli autobus stracolmi
di carne in scatola
le luci i lustrini
bocche piene di patate
convenevoli
sorrisi di routine
desideri esposti
su vetrine colorate.

Biscotti di miele
         apparenze salvate.

Di te dirò il fiele
Il look lo stile
le vuote sparse antiche memorie

Perugia
i piccioni
l’effimero
Il gel

Silvano Conti

Firenze

Entro dei ponti tuoi multicolori

L’Arno presago quietamente arena

E in riflessi tranquilli frange appena

Archi severi tra sfiorir di fiori.

Azzurro l’arco dell’intercolonno

Trema rigato tra i palazzi eccelsi:

Candide righe nell’azzurro: persi

Voli: su bianca gioventù in colonne.

DINO CAMPANA

Canzone

Posso anche dire che l’amore è eterno,
che dura sempre se sta acceso dentro;
e vale anche l’amore di domani
e quello che chiamammo ieri amore.

Ed è amore andarsene in un treno
incontro al cielo che si veste d’ombre,
il vento che respira nelle foglie,
archi di luce a una festa lontana.

Ed è amore la voce nel telefono,
il ricordo improvviso che dispare,
il gesto, il giuramento che non vale
se tutto corre, muta, si tramuta.

Così ripeto che l’amore è eterno
perché ognuno ha bisogno d’amore,
mai smette di cercarlo il desiderio,
lo chiama nell’attesa che non cede:

amore che ogni giorno ci accompagna.

ELIO PECORA

Mercante

Vendi
parole di seta
davanti
a cancelli serrati
di giardini sabbiosi
e all’ombra
degli archi
magiche note di flauto
vibrano
sui cardini.

Graziella Cappelli

Published in: on settembre 18, 2010 at 07:15  Comments (6)  
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La cattedrale

Parole lasciate
a coprirsi di polvere
mischiate
all’arenaria dei secoli,
bassorilievi demoniaci
a guardare i santi
splendenti nella volta,
serpenti elicoidali che salgono,
false bifore a far posto
ai potenti del tempo,
archi ciechi inghirlandati
da vitigni immaginati,
l’occhio cieco del rosone
che s’illumina da dentro,
le storie crudeli
del vecchio testamento
raccontate a scalpello,
per incutere timore,
per ricordare l’inferno,
per restare da dove vieni,
per far grandi i Signori.

Lorenzo Poggi

Girasoli

Nella mia ultima fase
entrerei nell’età grandiosa
dei girasoli
proprio quella
RADIOSA
da tenere
in archi di scie ed antenne
lezione che insegna a
seguire la luce.

Aurelia Tieghi

Published in: on agosto 19, 2010 at 07:23  Comments (6)  
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Martina

Sei ancora bimba e mi parli d’amore
sei bimba che cerca la vita
affronti noncurante la sorte
conosci il destino che t’attende
ma lotti per avere  diritto d’amare.

Il tempo è senza fine nelle Sue mani
non c’è nessuno a contare le tue ore
è un raggio di sole il tuo guardare
con ardente gioia t’avvolgi
in un manto di stelle e pianeti

Mi dicesti, sai io sono ospite
e devo partire, mi stringesti forte
la mano dicendo che era festa
la festa dei fantasmi
che non sanno
quando devono morire.

il tuo sorriso appare
scintilla di luce sulle onde,
danzi lievemente
sul limitare del tempo
come se tu fossi rugiada
in cima ad una foglia

Mi dici, ascolta la senti
questa musica
è la mia orchestra fatta di archi
vieni fammi ballare
vorrei allontanarmi da te ma non oso
tratto crudelmente il mio dolore
per non rivelare la mia codardia..

Partiamo, grande tesoro,
vieni così come sei,
non indugiare,
vieni come sei è tardi
la signora t’attende paziente
dammi la mano ed insieme
varchiamo la soglia finale.

Marcello Plavier

a Martina