O giorni miei…

Solo a sera m’è dato
assistere alla deposizione
della luce, quando
la vita, ormai
senza rimedio, è perduta.
Mio convoglio funebre
di ogni notte: emigrazione
di sensi, accorgimenti
delle ore tradite, intanto
che lo spirito è rapito
sotto l’acutissimo arco
dell’esistenza: l’accompagna
una musica di indicibile
silenzio.
Invece dovere
ogni mattina risorgere
sognare sempre
impossibili itinerari.

DAVID MARIA TUROLDO

Corpo di donna

CUERPO DE MUJER

Cuerpo de mujer, blancas colinas, muslos blancos,
te pareces al mundo en tu actitud de entrega.
Mi cuerpo de labriego salvaje te socava
y hace saltar el hijo del fondo de la tierra.

Fui solo como un túnel. De mí huían los pájaros
y en mí la noche entraba su invasión poderosa.
Para sobrevivirme te forjé como una arma,
como una flecha en mi arco, como una piedra en mi honda.

Pero cae la hora de la venganza, y te amo.
Cuerpo de piel, de musgo, de leche ávida y firme.
¡ Ah los vasos del pecho ! ¡ Ah los ojos de ausencia !
¡ Ah las rosas del pubis ! ¡ Ah tu voz lenta y triste !

Cuerpo de mujer mía, persistiré en tu gracia.
¡ Mi sed, mi ansía sin límite, mi camino indeciso !
Oscuros cauces donde la sed eterna sigue,
y la fatiga sigue, y el dolor infinito.

 §

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.

Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un’arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.

Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d’assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.

PABLO NERUDA

Le mani

Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lente le schiudi, là davanti
la città è quell’arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò perso per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.

VITTORIO SERENI

Published in: on agosto 29, 2011 at 07:12  Comments (4)  
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Incredulo istante

 
Odore di vita
nel vento
che racconta di fili d’erba
e fiori densi
di paradisi.
Nelle nuvole chiare
strisce di sogni
tracciati nell’arco
dorato del sole
nel battito azzurro
di un attimo…
incredulo.

astrofelia franca donà

Published in: on luglio 21, 2011 at 07:18  Comments (5)  
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Sulla laguna

Scende la sera e la pace mi porta,
pace di sensi sulla laguna:
ineffabile silenzio si rompe
e trascorre sulle erbe,
rauco richiamo di gabbiani
solenni sull’immota acqua.
Lievi farfalle ondeggiano
al vento impaziente.
Lontane le vette respirano
sospirano liete le gemme.
Una vela disegna un arco
bianco.
L’argine è azzurro
di fiori.
I pruni le angosce dipingono
della vita – il vento mai non posa –
groviglio di attese mai vinte.

Nino Silenzi

Bersaglio_follia

Vibra
sotto pelle
l’estro dei sensi
e guizzi folli forse

un chiodo fisso

e sono l’arco flesso
di punta sulla cocca
il tuo respiro dentro

miro a un punto in movimento
folle bersaglio.

Beatrice Zanini

Published in: on febbraio 2, 2011 at 07:33  Comments (2)  
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Non credo più all’Apocalisse


Domani il sole sorgerà di nuovo,
darà conferma del sentirmi vivo,
diffonderà la luce tra le pieghe
di un’anima da esplorare ancora.

Ecco perché di me non ho paura,
di certe debolezze ingannatrici,
delle sconfitte che pure io vivo
se in malo modo tutto si oscura.
No, non credo più all’Apocalisse,
al suo incedere così spettrale
che poi così spettrale non mi appare
rispetto a quando e come già la vidi.
Basterebbe, e proprio non ne ho voglia,
rispegnere i tramonti non vissuti
per via di vespri che si son venduti
a sere dal pronostico suadente;
per via di quelle sere insolenti,
prostrate a notti cariche di vuoti
per caldeggiare anticipi di ombre
che toniche farcivano all’istante
l’ultimo arco manifesto in cielo,
l’azzurro eroico del mare offeso
dove la vela tutta mi spariva
e stolto ormai l’occhio insisteva.
Sentivo, dentro, uno sgretolio
e per la prima volta m’accorgevo
di come l’anima si può toccare,
di sue schegge nella pazza via.
No, non credo più all’Apocalisse…
al suo incedere così spettrale
che poi così spettrale non mi appare
rispetto a quando e come già la vidi.

Aurelio Zucchi

Il senso giusto

Tutto quello che passa
per le tue mani
ha una dolce impronta
un senso giusto
un sapore di semi
si riscatta dall’onta
del suo essere plumbeo
ogni ruga si spiana
sull’arco della fronte
chi da te si diparte
a te ritorna
come un pane sparito
rifiorito nel forno.

BARTOLO CATTAFI

Published in: on dicembre 30, 2010 at 06:59  Comments (3)  
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Come clessidra

Occhi socchiusi
in ingannevole sonno
ed io
come clessidra
del tempo prezioso
delicatamente assaporo
l’odore dolce
della tua pelle al vento

Avvolto da desiderio
mi trovo
teso come arco pronto
a scagliare il dardo
sfinito
nella rassegnata
mancanza di tue carezze

COME CLESSIDRA

Ora nella mia solitudine
ti sento tra altre braccia
e dentro me scende
un gelo simile alla morte
imbalsamato dai raggi
di una inesplorata e vana passione

Vieni e poni fine a questa pena
affonda la lama
così  sino
all’ultimo respiro

Marcello Plavier

Bocca di rosa

La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore metteva l’amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’e’ chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne’ l’uno ne’ l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d’iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente da’ buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da’ buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
“Il furto d’amore sarà punito -disse-
dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e’ una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l’accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c’erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
“Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera”.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.

FABRIZIO DE ANDRÉ