Io trasporto

 
Un terremoto di alfabeti monchi
di consonanti disadorne
di vocali affilate come lame di amore denutrito
mentre muori parafrasando arcobaleni miopi
e giumente negre…
bella, Lou, annegata nella melma dell’etica e dei narcotici
con i piedi intinti nel colore blu per lasciare tracce di cielo
sui pavimenti bianchi dello spaccia angelo bianco degli elettro fans ,
shock di paradisi ampere
shock di dormitori anoressici
shock di elettroshock eterosessuale
sperimentazione artistica
osso
per i cani…
i buchi che hai nelle braccia lasciano presagire brandelli di materiale cosmico
e detriti di occidente denuclearizzato,
oh, Lou, che passasti da monastero a bordello a portaombrello a corsia d’emergenza
in turbo barella priva di freni e sterzo e navigatore stellare
lucidando cappelle mostruose in vagoni merci del cuore
deglutendo sconfitta abbassando mutande e detergenti intimi e poeti post bellici
cantatori dei tuoi seni cannibali cresciuti tra allevamenti in gabbia
tra luce calda e scimmie di stagnola
Lou, divulgatrice delle finestre cieche e degli amplessi sottomarini
Lou, stelo bucato
trapassato remoto
trapassata
dai mille aghi muti
                                di dio.
Non ci si può liberare dal tuo odore, dalla tua biblioteca di profumi segreti,
vorrei dormire ogni notte nell’accogliente grotta della tua anima
e danzare come una bestia affamata grammo dopo grammo liberandoti le vene
e sfiorare la tua schiena,
Lou,
         dove ogni neo è il capitolo di un bacio.

Massimo Pastore

Io, gli arcobaleni

.
Prova a  navigare
i miei occhi chiusi;
ma portati le preghiere
dai nodi fini
per contare le bufere
d’indaco.
 
La mia porta
è un oceano senza
zavorre
ma entra solo chi sa
morire
per un sorriso in più;
il mio selciato
è fatto di respiri levigati.
 
Io gli arcobaleni
li ho seminati tra le zolle
più nere,
io gli arcobaleni
li raccolgo tra abisso
e abisso.
 
E sto in silenzio
eppure,
ho scritto favole,
ma non so la pagina
dell’io
.
Stefano Lovecchio
.

Insegnami

Insegnami
come posso fuggire
ai mille occhi di te
che mi cercano e mi trovano
nel gesto più folle delle mie braccia
chiuse
nel centimetro più angusto di me.
Insegnami come posso far tacere
il silenzio delle mie mani
che non piovono d’inchiostro
il bianco foglio
che più non danzano la pioggia
sulle punte
nè gli arcobaleni del dopo
sulle tue labbra.
Insegnami come sopravvivere
a questo groviglio di anime
che amo e odio
e mi odio perchè l’amo
quando la sera cala sulle parole
e in dono ti porta il mio tormento.

Anileda Xeka

Mi vestirò

Mi vestirò di foglie morte una appresso all’altra
Così cucite formeranno fiori e
arcobaleni di colori sbiaditi d’autunno
Mi farò un cappello con il muschio
Che ricopre il sottobosco addormentato
Così che mi protegga dal tiepido sole
D’autunno inoltrato
Mi farò un ombrello di nidi abbandonati
Da uccelli migratori
Così mi riparerò dalla leggera pioggia autunnale
Così vestita abiterò nel bosco
In attesa di vita nuova

Gianna Faraon

Published in: on marzo 29, 2011 at 07:18  Comments (4)  
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Inarrestabile l’acqua


Inarrestabile l’acqua
sgorga dall’intimo cavo
scarnifica la roccia
si dona in pioggia
cade in semplice goccia
e può infondere fresca gioia
o assurda malinconia.
Inarrestabile l’acqua
essenza di vita
fiume di memoria
placenta d’amore
cappello di poesia
da lasciarsi scorrere addosso
per tornare fanciulli
a schizzare mani innocenti
a sognare il mondo lindo
d’aquiloni e arcobaleni
che si è perso
strada facendo.

Roberta Bagnoli

Tu eri la luce

Tu eri la luce che entrava tra la fessure dei miei ieri
e non ti afferravo.
Mille petali aveva il tuo sorriso. Aveva mille arcobaleni
il volto delle cose ancora senza nome.
tu c’eri da quando c’ero anch’io senza ch’io sapevo,
senza che tu sapevi.
– ti ho baciato con le labbra del mio pensiero-

Anileda Xeka

Published in: on aprile 11, 2010 at 07:26  Comments (5)  
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Di me che allora…Di me che ora

Mi piacerebbe raccontarvi
di tane e di bisbigli
ma nella stanza si nasconde e tace
la rima chiusa della bocca
in formato ridotto.

Arcobaleni tondeggianti
sullo stelo di rosa spampanata
e mi rifletto multipla
microscopici tonfi la caduta

Non voglio che pensiate
a ghirlande romantiche
non c’è niente da cingere d’alloro
anche le gocce
ciondolanti sui rami
paragonarle a lacrime fa ridere.

Ma questo no
starsene a braccia vuote a contenere
quell’io dimenticato di bocciolo
non ancora dischiuso
e ripararlo per assurdo
questo non vale
adesso.

Cristina Bove

Published in: on gennaio 7, 2010 at 07:22  Comments (6)  
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