Arcobaleno

 
In un cielo d’inchiostro
il sole ha confuso le ore
gocce
aggrappate all’orlo d’arcobaleno
.
ponte dipinge
-misterioso incanto-
tramutando d’indaco
sfumature iridate
.
miracolo del creato
vorrei fermare in versi
ma già trema l’aria
ed è perduto l’attimo

astrofelia franca donà

Ode alla malinconia

ODE ON MELANCHOLY

NO, no, go not to Lethe, neither twist
Wolfs-bane, tight-rooted, for its poisonous wine;
Nor suffer thy pale forehead to be kiss’d
By nightshade, ruby grape of Proserpine;
Make not your rosary of yew-berries,
Nor let the beetle, nor the death-moth be
Your mournful Psyche, nor the downy owl
A partner in your sorrow’s mysteries;
For shade to shade will come too drowsily,
And drown the wakeful anguish of the soul.

But when the melancholy fit shall fall
Sudden from heaven like a weeping cloud,
That fosters the droop-headed flowers all,
And hides the green hill in an April shroud;
Then glut thy sorrow on a morning rose,
Or on the rainbow of the salt sand-wave,
Or on the wealth of globed peonies;
Or if thy mistress some rich anger shows,
Emprison her soft hand, and let her rave,
And feed deep, deep upon her peerless eyes.

She dwells with Beauty—Beauty that must die;
And Joy, whose hand is ever at his lips
Bidding adieu; and aching Pleasure nigh,
Turning to poison while the bee-mouth sips:
Ay, in the very temple of Delight
Veil’d Melancholy has her sovran shrine,
Though seen of none save him whose strenuous tongue
Can burst Joy’s grape against his palate fine;
His soul shall taste the sadness of her might,
And be among her cloudy trophies hung.

§

No, no, non precipitarti verso il Lete; non trarre vino velenoso
Dall’aconito, torcendo le sue saldi radici, no
Non lasciare che la tua pallida fronte sia baciata
Dal rosso grappolo di Proserpina, la belladonna;
No, il tuo rosario non fare con le bacche del tasso,
Né la tua lamentosa Psiche siano lo scarabeo
O la falena della morte; non condividere
Col gufo piumato i misteri del tuo dolore,
Che troppo assonnata l’ombra verrà all’ombra
Ad annegare la vigile angoscia dell’animo.

Ma quando dal cielo improvviso l’attacco cadrà
Di malinconia, come una nuvola in pianto
Che tutti i fiori nutre dal languido capo
E il verde colle nasconde in un sudario d’aprile,
Sazia allora il tuo dolore con una rosa mattutina,
Sazialo con l’arcobaleno dell’onda salata di sabbia
O con la ricchezza delle tonde peonie.
E quando mostri la tua amante una ricca ira,
La sua dolce mano imprigiona; lasciala delirare
Mentre tu ti nutri e ti sazi dai suoi occhi senza pari.

Sì, abita con la Bellezza, lei, con la Bellezza che deve morire;
E con la Gioia, che sempre una mano tiene sulle labbra
Per augurare addio: e vicino al Piacere, che fa soffrire,
E si tramuta in veleno mentre come un’ape succhia la bocca:
Sì, nel tempio stesso del Diletto
Ha il suo santuario sovrano la velata Melanconia,
Anche se nessuno la scorge se non quello la cui strenua lingua
Schiaccia il grappolo della Gioia sul palato da intenditore:
Assaggerà allora l’anima sua la tristezza di quel potere
Che la farà rimanere sospesa tra i suoi nebulosi trofei.

JOHN KEATS

Un sogno mi ha preso

un sogno mi ha preso sottobraccio
ma io non ricordo i sogni
era un arcobaleno di luci
a cui non ero abituato
una nebulosa m’era attorno
ma non era oscura
era un arcobaleno di colori
a cui non ero abituato
s’aprì un sipario di pensieri
alcuni saggi
inutili i più
che mi destarono
nel fastidio che provavo
a leggere di quel che si nutre
l’umana vanità

sono diventato ombra
aprendo gli occhi
ho chiuso quel sipario
scoprendo il nulla
che mi ha circondato

Gavino Puggioni

Published in: on novembre 27, 2011 at 07:12  Comments (6)  
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Tristezza di non sapere

Tristezza del non sapere
Che non ci sei
Non era un sentimento d’amore
il mio era pietà
impossibilità di cambiare
rassegnazione nell’accettare
il destino perverso di un anima sola
La consapevolezza dell’essere
era tua
Il non accettare la realtà era mia.
Con passo lento tra la solitudine
avanzavi a testa china
nulla notavi ma tutto sapevi.
Cosciente del mondo che ti circonda
non uguale al tuo
un mondo di superficialità
di banali interessi
fatto di cose terrene
di ipocrisie.
Cosciente del tuo essere
coerentemente lo hai vissuto
dignitosamente hai percorso
la tua vita di solitudine.
Non permettevi a nessuno di entrare
nel tuo cuore
come esso fosse insensibile
svigorito, non preparato
Per questo mondo senza pietà.
Nel silenzio sei andato
come hai vissuto
Solo con i colori della tua squadra
che come un arcobaleno
ti hanno condotto verso la luce.

Gianna Faraon

Sous le ciel de Paris

Sous le ciel de Paris
S’envole une chanson
Hum Hum
Elle est née d’aujourd’hui
Dans le cœur d’un garçon
Sous le ciel de Paris
Marchent des amoureux
Hum Hum
Leur bonheur se construit
Sur un air fait pour eux

Sous le pont de Bercy
Un philosophe assis
Deux musiciens quelques badauds
Puis les gens par milliers
Sous le ciel de Paris
Jusqu’au soir vont chanter
Hum Hum
L’hymne d’un peuple épris
De sa vieille cité

Près de Notre Dame
Parfois couve un drame
Oui mais à Paname
Tout peut s’arranger
Quelques rayons
Du ciel d’été
L’accordéon
D’un marinier
L’espoir fleurit
Au ciel de Paris

Sous le ciel de Paris
Coule un fleuve joyeux
Hum Hum
Il endort dans la nuit
Les clochards et les gueux
Sous le ciel de Paris
Les oiseaux du Bon Dieu
Hum Hum
Viennent du monde entier
Pour bavarder entre eux

Et le ciel de Paris
A son secret pour lui
Depuis vingt siècles il est épris
De notre Ile Saint Louis
Quand elle lui sourit
Il met son habit bleu
Hum Hum
Quand il pleut sur Paris
C’est qu’il est malheureux
Quand il est trop jaloux
De ses millions d’amants
Hum Hum
Il fait gronder sur nous
Son tonnerr’ éclatant
Mais le ciel de Paris
N’est pas longtemps cruel
Hum Hum
Pour se fair’ pardonner
Il offre un arc en ciel

§

Sotto il cielo di Parigi
Una canzone decolla.
È nata oggi
Nel cuore di un giovane

Sotto il cielo di Parigi
Camminano degli innamorati
La loro felicità si costruisce
Su un aria fatta per loro

Sotto il ponte di Bercy
Siede un filosofo
Due musicisti, qualche spettatore
Poi di gente a migliaia

Sotto il cielo di Parigi
Fino a sera vanno cantando
L’inno di un popolo innamorato
Della sua vecchia città

Vicino Notre Dame
Talora si ordisce un dramma
Sì, ma a Paname
Tutto può sistemarsi

Qualche raggio del cielo d’estate
La fisarmonica di un marinaio.
La speranza fiorisce
Al cielo di Parigi

Sotto il cielo di Parigi
Scorre un fiume gioioso.
Addormenta nella notte
I vagabondi ed i mendicanti

Sotto il cielo di Parigi
Gli uccelli del Buon Dio
Vengono da tutto il mondo
Per chiacchierare tra di loro

E il cielo di Parigi
Ha suo proprio segreto.
Per venti secoli è innamorato
Della nostra isola di Saint Louis

Quando lei gli sorride
Lui si mette il suo abito blu.
Quando piove su Parigi
È perché [il cielo] è infelice

Quando è troppo geloso
Dei suoi milioni di amanti
Fa rimbombare su di loro
Il suo fulgido tuono

Ma il cielo di Parigi
Non è crudele a lungo.
Per farsi perdonare
Lui offre un arcobaleno

JEAN DRÉJAC     (musica di Hubert Giraud)

Vorrei un arcobaleno anche per te

 
In questo tempo avaro di giustizia
che non sa coniugare  pane e rose
vorrei che i tuoi occhi impauriti
potessero saziarsi di entrambe le cose  
Spazzare dallo sguardo quel timore
di perdere la vita per bombe e fame
e vedere il giusto gaudio specchiato
per un fiore o un pezzo di pane.  
Accarezzare i sogni tuoi di bimbo
dipingerli di quell’azzurro sereno
che sprona a volare nell’ignoto
per acchiappare il tuo arcobaleno

Elide Colombo

Published in: on settembre 17, 2011 at 06:55  Comments (4)  
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Il sole canta

dietro nubi
rimosse a tutelare
le acrobazie di maggio,
la pioggia ride
centellinando gocce
di colori
come l’arcobaleno
dietro i raggi,
cresce a vista
l’erba loquace,
lo zappatore insiste
la insegue
con la falce
per dare spazio a grano,
ma essa è troppo
fitta
a questo clima
venduto al gioco
delle inversioni.

Giuseppe Stracuzzi

Ti ho perso

Ti ho perso per ben due volte e questo è tutto quel che so.
non sono come tanti, non voglio, né cerco un’alternativa diversa,
affinché sembri meno assurda o ingiusta la tua scomparsa.
il vuoto che in me è senza misura.
potrei pensare che la tua essenza continui ad esistere
sotto forma di una stella, magari.
per intere notti, starei a guardare il cielo, se così fosse,
cercando di immaginare quale, tra la più splendenti, tu sia.
potrei pensare che tu sia diventato un angelo e che da lassù
mi guardi e proteggi. che la tua casa sia un giardino di rose
dai profumi che da sempre in te abitano, che non si senta altro
rumore che il fruscio di un un arcobaleno di petali
che lo sgorgare dell’acqua dalla fonte…
potrei, ma questo non accadrà.
in questo non/dolore, non/vita ho disimparato in fretta a mentirmi.
benché tenti ad ingannarmi lo squillo del tuo telefono ogni qualvolta
che ti chiamo, di certo non sarà la tua voce a rispondermi.
se metterò piede, in quel che era la mia casa, mia non perché
li nacqui e crebbi, ma perché spesso fui per te un figlio con fierezza.
a dispetto, poi dei trent’anni che pesano sulla bilancia
fui la tua eterna bambina, con ammirazione profonda, con una tale gratitudine
che baciarti le mani di continuo non mi bastò mai.
se tornavo,
tornare è un verbo che non so svolgere che in passato,
come tanti altri d’altronde, li in mezzo alle tue rose e i ligustri,
non saranno le tue braccia ad accogliermi,
pur essendo anche loro tuoi figli, poesie dalle tue mani scritte,
fratelli miei e sorelle.
” il mio cuore era troppo piccolo ” mi convince l’unico occhio che è
senza palpebra e in me sentenzia come il peggior giudice.
” ti amavo tanto ” in mia difesa sussurrano un tremolio di foglie cadenti.
vano tentativo, come quello di disseppellire il mio cuore, sperando
che avrei potuto amare quel che tu amavi
ma non si sente che il ronzio fastidioso di una sveglia
che non sa mai zittirsi. intrappolata sta nel mio torace e avvia
per quanto assurdo sembri
l’ingranaggio arrugginito che ormai è diventato il mio corpo

Anileda Xeka

Gioca con me

Gioca con me amor mio,
gioca con me a rincorrere le nuvole soffiate via dal vento,
a tirare la coda alle comete,
o a cercare di capire dove nasce l’arcobaleno.
Gioca con me
e saliamo su nel cielo durante un temporale
per vedere le gocce di pioggia cadere sulla testa del mondo
e magari   riscendere giù a precipizio,
per giocare a nascondino sul prato illuminato dalla luna.
Gioca con me
per cercare il quadrifoglio in un campo di papaveri
ed entrare in una foresta buia per trovare dove vive l’unicorno,
o per salire sulla cima di un monte altissimo,
per carpire al vento il segreto della vita
dell’amore e del sorriso.
Ho voglia di giocare con te amor mio
e insieme prendere per mano
tutti i bambini del mondo
per vederli felici
facendo un enorme girotondo.

Sandro Orlandi

Infinito è l’approdo


Infinito è l’approdo
scale da brivido
per il sogno inaudito
ancora è livido il sole
trema e dipinge
d’istinto nel cuore
fiati di aquilone,
sospiri d’arcobaleno
mentre la luna ascolta
e sussurra vibrazioni antiche
d’arpe e violini
sfiorate da ali d’angelo
accordi armonici
che ormai sulla terra
hanno perso dimora.

Roberta Bagnoli