Estate

La pelle è ambrata
dal sole d’estate,
aspersa di sale
dell’azzurro del mare

Distesa nei flutti
del basso arenile,
con le onde sinuose
che infrangon…
le membra

La spuma l’inebria,
le dona piacere,

e…

gli occhi socchiusi
dai raggi del sole…

accentuano i sensi
nel dolce torpore

Ciro Germano

Published in: on maggio 9, 2012 at 06:51  Comments (4)  
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Il ritorno del sole

Da troppo tempo aspettavo quel ritorno,
al silenzio delle sensazioni ha posto fine,
ad un concerto di nuova vita ha dato inizio.
Aspettavo quel caldo abbraccio come di chi
troppo tempo è stato lontano da chi l’ama.
Posa il suo raggio sul fasciame di una barca
sull’arenile adagiata come animale che dorme.
Lentamente nell’aria si spande il profumo
del legno dal mare corroso, del ferro di scalmo
di salsedine adorno.
È il profumo del sole che il mare risveglia.
Nell’ora più alta dei panni stesi a lui offerti
come saluto, libera il profumo di pulito,
libera dalla finestra aperta l’odor di cucina
che il desinare prossimo annuncia.
Posa il suo raggio sul prato e dell’erba,
di questa torni a respirar l’essenza.
Si posa sui miei occhi chiusi d’amante
che della sua carezza gode e la sua forza sfida.
Si posa lieve sulla pelle di lei ed il profumo
di questa respiro senza guardarla.
Tutto intorno è dolce calma e di parlar piano
hai voglia per non turbare quel primo incanto.
Meraviglioso giorno per tornare alla vita,
giorno ideale per salutar la stessa con un addio
scritto nel sole con un suo raggio.

Claudio Pompi

Uomo inutile

Se nulla ho da dire, nulla ho da chiedere,
nulla ho da dare…sarò amore negato.
Se non saprò dare forza al mio pensiero,
farlo diventare grido in un coro di grida,
sarò inutile voce che a se stesso parla.
Se mi chiuderò nel giardino incantato,
fatto di versi che solo io riesco a sentire,
mi nutrirò di me stesso in un mondo
che ha sete di giustizia, fame di verità,
che è stanco di morire senza ragione
semmai di morire ragione vi sia,
sarò albero dai frutti a terra caduti.
Sarò morto senza saperlo se lascerò
che la mia coscienza sia arenile dove
impronte di dolore cancellate vengano
da onda di calcolata indifferenza.
Sarò un offesa al creato se incapace
sarò di amare, capire, parlare e far mio
ogni attimo di vita che con dolore
da questo mondo nasce.

Claudio Pompi

All’arenile

Ti ravvisai un dì seduto all’arenile
privo di augurali pensieri, rilassato quasi,
in malinconica lucida rassegnazione.
La schiena provata, nuda, dignitosa insieme
non chiedeva favore, convessa se ne stava
in accoglienza d’amarezze sue percorse.
Poca conoscenza d’acquietante pienezza
così da affiorare priva di clamore, umida,
sulle creste saline di gocce fra le tue ciglia,
pesando in solitudine gli anni, raggranellandoli,
come a tenere la sabbia sospinta da un soffio.
A lungo, immobile, contemplai il tuo profilo,
un che di noto aveva, di familiare allo sguardo
che raro propinavo scontenta alla mia vita.
In te mi riconobbi e irrefrenabile provai
l’impulso attonito di sederti accanto,
di scorrerti il mio braccio intorno al collo
e con te ultimare la linea curva interrotta
del cuore che tracciavi sulla rena.

Daniela Procida

Dopo la notte

Nelle orme antiche sull’arenile
laghi azzurri d’acqua di mare
riflettono il nitore dell’alba rosata,
promessa di un giorno che nasce
tra stormi festosi che chiamano il sole
e refoli gelidi della notte che muore.

Ombra di luce, aureola quasi,
incornicia colline che rivestono il verde,
fremon sussurri le foglie ingiallite
alle carezze di un vento impaziente.

Pallida luna al crescente chiarore
saluta il mondo che sta ridestando
energie e pensieri sempre sperando
che il nuovo sia un giorno migliore.

Rinuncia al silenzio la quiete notturna
arrendendosi al cigolio di porta che s’apre
ed al crescente trambusto di strade
soggiogate da non armonici rumori.

Si abbandonano gli amori sognati o vissuti
che nel cuore aggrappati restan celati
a carburare pragmatiche ore
tese a ciò che chiamano vita
di un giorno qualunque.

Elide Colombo

Il tedio del mare


Irrompe il tedio del mare,
stride, ride, rode, corrode
la vecchia barca lasciata
in disparte sul secco arenile.
E’ tutta la notte che odo
il mormorio lacero del vento.
Piange il gabbiano
nel volo solitario,
disperde lontano lamenti incessanti
come le sue piume tremanti, bianche
troppo fradice e stanche
per sostenere ali pesanti.
E’ troppo tempo che aspetto,
cattivo presagio il tuo cupo silenzio
ormai non hai del lupo vorace artiglio,
svelto e mesto sei scappato nel fitto cespuglio
hai ingoiato in un istante la luce rossa della torcia.
Di te rimane un’ombra,  misera ombra
dissolta nel ghigno di sinistro sorriso.
Resto sola col mio amore
appena nato e già morente
che versa lacrime mute alla luna
e che spera di guarire in fretta
prima che l’alba sottomessa
lo getti senza scampo fra le braccia
dell’illusa promessa.

Roberta Bagnoli

Solitudine

Al vespro salpa
il canto dei pescatori,
sui lucenti scogli.

Sussurra alla riva
figlia del vento
l’odore di salmastro !

Laddove
il frangente della notte
aspettava le lampare,
muti ci fissammo.
e imprigionato sull’arenile,
la sposa del mare
nel cuore mio si posò.

Pierluigi Ciolini

Published in: on giugno 9, 2010 at 07:09  Comments (2)  
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