Don’t cry for me Argentina

It won’t be easy, you’ll think it strange
When I try to explain how I feel
That I still need your love after all that I’ve done

You won’t believe me
All you will see is a girl you once knew
Although she’s dressed up to the nines
At sixes and sevens with you

I had to let it happen, I had to change
Couldn’t stay all my life down at heel
Looking out of the window, staying out of the sun

So I chose freedom
Running around, trying everything new
But nothing impressed me at all
I never expected it to

Don’t cry for me Argentina
The truth is I never left you
All through my wild days
My mad existence
I kept my promise
Don’t keep your distance

And as for fortune, and as for fame
I never invited them in
Though it seemed to the world they were all I desired

They are illusions
They are not the solutions they promised to be
The answer was here all the time
I love you and hope you love me

Have I said too much?
There’s nothing more I can think of to say to you.
But all you have to do is look at me to know
That every word is true

§

NON PIANGERE PER ME ARGENTINA

Non sarà facile, vi sembrerà strano
Che io stia cercando di spiegare cosa provo
Che ho ancora bisogno del vostro amore
Dopo tutto quel che ho fatto

Non mi crederete
Vedrete solo la ragazza che conoscevate
Sebbene vestita di tutto punto
Ma in disaccordo con voi

Ho dovuto lasciare che accadesse,
Sono dovuta cambiare
Non potevo stare al palo tutta la vita
E guardare fuori dalla finestra, lontana dal sole

Perciò ho scelto la libertà
Mi sono data da fare,
Ho provato tutto quel che era nuovo
Ma niente mi ha impressionato
E nemmeno me l’aspettavo

Non piangere per me Argentina
La verità è che non ti ho mai abbandonato
Neanche nei miei giorni più selvaggi
Nella mia folle esistenza,
Ho mantenuto la mia promessa
Non essere così distante

E per quanto riguarda la celebrità e la ricchezza
Non le ho mai cercate
Anche se al mondo è sembrato
Che non desiderassi altro

Sono illusioni
Non sono le soluzioni che promettono di essere
La risposta era qui, davanti a me
Vi amo e spero che voi amiate me

Non piangere per me Argentina
La verità è che non ti ho mai abbandonato
Neanche nei miei giorni più selvaggi
Nella mia folle esistenza,
Ho mantenuto la mia promessa
Non essere così distante

Ho parlato troppo?
Non so che altro dirvi
Ma dovete solo guardarmi per capire
Che le mie parole sono vere

TIM RICE    (musica di Andrew Lloyd Webber)

Italiani d’Argentina

Ecco, ci siamo
ci sentite da lì?
in questo sfondo infinito
siamo le ombre impressioniste
eppre noi qui
guidiamo macchine italiane
e vino e sigarette abbiamo
e amori tanti.

Trasmettiamo da una casa d’Argentina
illuminata nella notte che fa
la distanza atlantica
la memoria più vicina
e nessuna fotografia ci basterà.

Abbiamo l’aria di italiani d’Argentina
oramai certa come il tempo che farà
con che scarpe attraverseremo
queste domeniche mattina
e che voglie tante
che stipendi strani
che non tengono mai.

Ah, eppure è vita
ma ci sentite da lì?
in questi alberghi immensi
siamo file di denti al sole
ma ci piace, sì
ricordarvi in italiano
mentre ci dondoliamo
mentre vi trasmettiamo.

Trasmettiamo da una casa d’Argentina
con l’espressione radiofonica di chi sa
che la distanza è grande
la memoria cattiva e vicina
e nessun tango mai più
ci piacerà.

Abbiamo l’aria di italiani d’Argentina
ormai certa come il tempo che farà
e abbiamo piste infinite
negli aeroporti d’Argentina
lasciami la mano che si va.

Ahi, quantomar quantomar per l’Argentina.

La distanza è atlantica
la memoria cattiva e vicina
e nessun tango mai più
ci piacerà
Ahi, quantomar

Ecco, ci siamo
ci sentite da lì?
ma ci sentite da lì?

IVANO FOSSATI

MEMORIA E SMEMORATEZZA

Qualcuno ricorda le foibe, termine usato per ricordare il massacro di migliaia di italiani tra donne, bambini, uomini, vecchi? Cinque lettere per indicare uno dei tanti orrori che la guerra crea ad ogni latitudine indipendentemente dal colore della pelle, dal credo religioso e politico. Le foibe sono dei crepacci di natura carsica con profondità anche di centinaia di metri, così stretti da essere in molti casi  parzialmente o totalmente inaccessibili. Quelli in oggetto riguardano la penisola istriana. Il massacro fu opera delle truppe jugoslave di Tito e delle bande partigiane jugoslave. Le foibe servirono sia come fosse comuni naturali per le esecuzioni sommarie avvenute in vari punti della penisola che come luoghi delle esecuzioni stesse. Gente legata tra loro, bastava colpirne uno per far precipitare anche gli altri, un gesto di sadismo degno dei peggiori aguzzini nazisti. La particolarità che distingue questo orrore dagli altri, qualora si voglia fare una classificazione dei vari orrori, è che a perire furono anche partigiani italiani che contribuirono alla liberazione. Fascisti e partigiani accomunati da un unico e tragico destino. Perirono anche persone innocenti che nulla ebbero a spartire sia con i fascisti che con i partigiani. Furono massacrati solo perché potevano essere dei potenziali oppositori ancor prima di essere italiani. Perirono quelle persone che erano in vista nei paesi magari perché erano il farmacista, il medico condotto, l’impiegato delle poste, l’avvocato e via dicendo, fino alla vedova di guerra, al figlio più piccolo di un soldato italiano. Una vera e propria pulizia etnica. Si volle annullare la potenzialità della memoria e quella culturale nell’ottica barbara e sanguinaria di un regime comunista che non voleva gente pensante. Le foibe furono su vasta scala anche l’opportunità per vendette personali e per appropriazioni indebite di terreni e beni edilizi distruggendo i catasti ed eliminando i proprietari. Bastava solo un’accusa senza prove, bastava essere solo italiani. Molti tra i più anziani ricordano i tanti profughi istriani e dalmati che si rifugiarono in Italia, peraltro non sempre accolti con la solidarietà dovuta a dei connazionali in difficoltà.  Oggi ricorre “La giornata del ricordo”, una specie di commemorazione riparatoria  che giunge tardivamente a dare considerazione a quella tragedia e a quei lutti. Ma il punto è un altro. A che serve un giorno della memoria nel momento in cui il mondo è teatro continuo di olocausti, nel momento in cui non abbiamo nemmeno la memoria dei tanti olocausti passati dal dopoguerra in poi? A che serve un giorno della memoria quando l’Europa fece finta di non vedere le  pulizie etniche nell’ex Jugoslavia, intervenendo solo nel Kosovo per motivi di convenienza, anni dopo? Qualcuno ha inventato un giorno della memoria per quanto avvenuto in Cile e Argentina? Vogliamo ricordare la Cina con la sua “Rivoluzione culturale” la marea di imbecilli che la celebravano anche in Europa con il famoso libro rosso di Mao Tse Tung? La contestazione era di moda ma nessuno si domandò dove finivano milioni di cinesi “dissidenti”. Memoria corta o menefreghismo di comodo? A che serve un giorno della memoria quando ci scordiamo che nel Darfur c’è un genocidio in atto? Che strano aver sentito le giuste parole di Napolitano nel commemorare l’olocausto, e pensare che in quello stesso momento stavano morendo donne, vecchi e bambini in quella regione dal nome simile ad una caramella che ancora molti non sanno nemmeno dove si trovi? Non parliamo poi della Russia che ha conosciuto l’orrore dei “Gulag”, un orrore cominciato ben prima dell’inizio della seconda guerra mondiale. I russi non hanno mai quantificato il numero dei deportati dopo la fine della guerra. A milioni non sono tornati: dissidenti, ex borghesi o piccoli proprietari, credenti che non si piegavano all’ateismo di stato, avversari politici interni alla nomenclatura ed anche vittime di vendette personali. E moltissimi ebrei. Quanti giorni della memoria dovremmo avere nell’arco di un anno?  Qualcuno ricorda lo sterminio con i gas dei curdi nel nord dell’Iraq ai confini con la Turchia? C’è memoria della Cambogia dei Khmer rossi di Pol  Pot , dove la popolazione alla fine della dittatura risultò quasi dimezzata?  È servito il giorno della memoria a rallentare il risorgere del neonazismo che da pochi anni è in forte aumento? Mi chiedo chi glielo abbia spiegato a quelle teste “circoncise” che vanno in giro per la Germania e il resto d’Europa  cosa è stato il nazismo. La comunità ebraica ha il triste primato del primo genocidio documentato con immagini che ogni anno ci vengono riproposte a testimonianza di ciò che avvenne. Le immagini arrivano prima delle parole, sempre uguali, alle quali si può credere o meno a seconda di quanto siamo sensibili o interessati. Le immagini non lasciano spazio a interpretazioni di comodo. Ma nessun popolo può sentirsi il depositario del diritto di considerarsi  vittima dell’orrore. Semmai si dovrebbero accomunare tutti gli orrori e le sofferenze delle tante popolazioni che stanno subendo anche oggi lo stesso destino.  Ricordare è giusto ma sarebbe più giusto combattere perché questi orrori non avvengano più,  e se di giorno della memoria si deve parlare, se ne parli  per tutto il mondo, in un punto del mondo, raggruppando i rappresentanti di ogni nazione dove esista l’orrore o dove sia esistito. Una conferenza planetaria con filmati del presente e del passato dei tanti, troppi genocidi, da mandare a reti unificate per tutto il pianeta, per ventiquattro ore di seguito.  Non servirebbe a niente, lo so, ma è sempre meglio dell’ipocrisia dei “moniti” lanciati da stanze dorate, comode e riscaldate, mentre dietro l’angolo un fiume di sangue scorre aggiungendo l’orrore degli uomini alle tragedie della natura e a quelle della carestia e delle malattie. La morte degli innocenti non fa rumore nelle coscienze, altrimenti gli stermini sarebbero cessati da un pezzo.

Claudio Pompi