Ogni sera

 
Salirò sopra un pensiero di un anonimo Poeta
per tuffarmi nell’iride della sua musa
sbattendo ali d’infinito amore
intonerò insieme a lui
il canto d’usignolo
Con il cuore al galoppo verso prominenti vette
mi lascerà solo tra le accuse della vita
Chi? ……..      vorrei sapere chi?
Ora muterà il mio canto
in acque chete che rompono gli argini
per la mia amata?
Avrò  giusto il tempo che
il mondo intorno a me
si fermi per un po’
Forse un tempo colpevole
Che non basterà a dire:
( Ogni sera )
Che non sia nostalgia

Pierluigi Ciolini

Published in: on aprile 26, 2011 at 07:28  Comments (2)  
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La strada dell’odio

Nel fondo del giorno più basso
culmina il polo opposto
dell’amore…
l’impatto delle torri gemelle
attesta la presenza
di un demone
che regge sulle spalle
vili specialisti di parole,
nei ritagli fra colpe e coltelli
fratelli sfogliando le mani
hanno aperto una strada asfaltata
dell’odio:
chilometri di orrori,
chilometri di pianto…
la zolla stringe i denti
dall’ombrofilo trebbio trapassata,
esplode il parto,
spazza gli argini urlando,
percorre la strada dell’odio
fino a perdita d’occhio.

Giuseppe Stracuzzi

Dal mio presente informe


Dal mio presente informe
dal multiforme passato
mi rapisce e mi porta
indietro ad un prima che non conosco
+ lungo un percorso mi conduce
attraversiamo +
un caldo di umori e di mani
corpi che confondono i tempi
il cielo e la terra racchiusi
in un bozzolo di sospiri
ha parole incandescenti
di bellezza primitiva
+ crude da caverna +
sono macigni sulle piume
+ leggere del sogno +
Spaccano le montagne
rompono gli argini del fiume
più mi dà il suo rude
più sgorga il mio miele
il suono della sua voce si fa scuro
il tono deciso urgente
disperde la mia mente
mi tiene fra le braccia
mi allaccia al desiderio
sospende il mio respiro
lassù su su in cima
fino al grido
poi mi appoggio al nido del suo petto
sono nata adesso
è calda la sua carezza sul mio viso

azzurrabianca

Dove sono le tue poesie capitano?

Dove sono le tue poesie capitano?
Dove sono finite?
Sono andate con i baci
per le strade
a raccogliere i fiori sparsi
delle processioni,
sono andate via con la paura
delle notti insonni,
hanno preso valigie e treni
su binari morti,
sono andate a cercare una donna
che canta canzoni di guerra e partigiani,
la donna degli argini
che ha bocca di spiga e arancia,
sono andate al fiume
a veder la pelle della luna
scorticarsi nell’acqua,
sono venute a sentire il sangue
che mi scorre nelle vene
quando mi parli d’amore,
quando il ramo del tuo salice
sale la fredda corrente.
Oh capitano, mio capitano!
Io vedo un ponte laggiù in fondo,
sì lo vedo,
un ponte di una città
a unire le nostre sponde.
Lo vedi tu?
Pare Genova o Napoli
quando le navi gridano dolore
e forestieri nudi hanno sete
di casa e Africa,
e io piango i bambini
dalla pelle scura,
piango i bambini
di tutto il mondo
e le tue poesie
mi scavano le ossa,
sì, le tue poesie seminate
nei campi grigi
di questa terra malata.
Oh capitano, mio capitano!

barche di carta

Nella pioggia con Emily

Quel giorno di marzo
la pioggia ci chiamava
all’albero segreto,
dietro il cielo stava
l’inverno straripato,
il prato faceva l’amore
con la pelle degli innamorati,
il fiume ammalato
piangeva il bel tempo
dei ragazzi sugli argini in fiore.
Emily aveva collane di ranuncoli,
poesie di api e rondini
e da bere tramonti nelle tazze,
metteva ramoscelli di menta
e rosmarino ai fianchi,
si ballava con l’erbe dei campi,
si cantava la gioia delle nuvole.
Il temporale ci accompagnava
con l’antico suono della pioggia sul tetto,
concerto d’acqua sui tratturi grigi
dai bagnati carri stanchi.
Io capivo che dovevo scrivere
lettere d’amore alle mie terre
che mi avevan vista nascere
e poi un qualsiasi giorno anche morire.
Difendevo il sole e i versi di Emily
e i nostri due cuori
nel gioco giallo del tramonto
parevan due stelle impigliate
all’albero nuovo di foglie scherzose
venute al vetro della casa
a battere gocce d’amore.

barche di carta

Strade

Quella di lato è coperta di stracci
accovacciati sotto cartone e insulti
quella a sinistra in discesa
di sassi e buche ti vede
bambina col falò
di occhiaie vuote
il viale di destra alberato
palazzi rosa di marmo e fiori
cammina solo tra cappelli e
tacchi su misura
l’ultima dinnazi sembra
un nervo tirato
non finisce
va
fra angoli e
sghimbesci
sale e scende poi vira
di striscio
si bagna e si asciuga
rompe argini
caracolla sull’erba
e cerca…

Tinti Baldini

Published in: on gennaio 31, 2010 at 07:12  Comments (7)  
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