Serenata indiana

THE INDIAN SERENADE

I arise from dreams of thee

In the first sweet sleep of night,

When the winds are breathing low,

And the stars are shining bright:

I arise from dreams of thee,

And a spirit in my feet

Hath led me—who knows how?

To thy chamber window, Sweet!

The wandering airs they faint

On the dark, the silent stream—

The Champak odours fail

Like sweet thoughts in a dream;

The Nightingale’s complaint,

It dies upon her heart;—

As I must on thine,

Oh, belovèd as thou art!

Oh lift me from the grass!

I die! I faint! I fail!

Let thy love in kisses rain

On my lips and eyelids pale.

My cheek is cold and white, alas!

My heart beats loud and fast;—

Oh! press it to thine own again,

Where it will break at last.

§

Nel primo dolce sonno della notte

mi risveglio dai sogni in cui tu appari,

quando sospira lievemente il vento

e splendono le stelle luminose:

mi risveglio dai sogni in cui tu appari,

e uno spirito allora mi ha condotto,

chissà come, vicino alla finestra

della tua camera, o dolcezza mia!

Le arie vagabonde illanguidiscono

lungo il ruscello oscuro e silenzioso,

i profumi del Champak svaniscono

come dolci pensieri in un sogno;

muore il lamento dell’usignolo sul cuore

della diletta, proprio come me

destinato a morire sul tuo,

o tu che sei la mia amata!

Oh, ti prego, sollevami dall’erba!

Muoio e mi sento debole e languido!

Oh, che il tuo amore piova in mille baci

sulle mie labbra e sulle smorte palpebre.

Ahimè, le guance sono fredde e pallide,

ed il mio cuore batte impetuoso e forte!

Oh, stringilo al tuo cuore nuovamente,

dove alla fine si dovrà spezzare!

PERCY BYSSHE SHELLEY

Io e te


Io e te
ci siamo osservati ovunque
anche sulla strada maestra
corsari del nostro tempo
siamo tesori che cadono
come  bambini inciampano
ma rapidi si rialzano
dimenando vibrazioni
freschezze di gelsomini
sui nostri corpi lisci
scendiamo sempre là
lungo valli dell’eros
c’è cibo che duole che tinge
languori e desideri
ah! i nostri ventagli chiusi,  le nostre arie celate…
gli ardori scorazzano tra i tumulti delle labbra
ogni volta, chiamano i colibrì
che ci portano pezzi d’ arcobaleno
sfiorano le nostre orchidee esotiche
succhiano nettare dai rifugi dei fiori.

Aurelia Tieghi