L’albero osserva

Quell’albero si erge
ha immerso le sue radici in profondità
in una terra che sorprende.

Ci guarda
tante cose avrebbe da raccontare
lì fermo da secoli
ad osservare.

I rami si aprono in un intreccio armonioso
alla ricerca di luce
di aria pura.

Le foglie risuonano di dolci armonie
centillano rintocchi di cielo
brezze leggere accarezzano.

Attendono gli uccelli
che tornano al loro nido
rifugio di sempre

Maristella Angeli

Violino antico

Suonava per la via il suo violino antico,
magico strumento reso scuro dal tempo.
Antiche, straniere e struggenti armonie
fluivano nell’anima mia portate dal vento.
Le agili dita sulle tese corde danzavano,
il capo ondeggiante, gli occhi socchiusi,
cercar pareva nella mente melodie
che scese dal cielo i cuori riempivano.
Disegnava nell’aria magiche figure
quell’arco da maestra mano guidato,
viaggiarono ascoltate nel tempo, ballate
in notti dall’odore di tizzone bruciato,
nel profumo di candele in sale fastose,
nel momento di tregua di un povero soldato,
nelle feste gitane sulle vie polverose,
accarezzando il cuore delle novelle spose.
Al tempo sopravvisse quel magico liuto,
simbolo è la musica di arte immortale.
Da quante mani fu suonato, posseduto
e quante mani ancora, dopo l’avranno.
Piccolo, grandioso strumento d’armonia,
tra mille mani perpetuerai il tuo viaggio,
è tuo destino suonar di tristezza e allegria
con nuovi padroni dal cuore randagio.
È questo che pagherai come ovvio tributo,
da un uomo sei nato e con lui hai vissuto.
Scivola nell’aria una malinconica sinfonia,
vola lasciando dietro struggente traccia,
si allontana da me cercando un’altra via
oppure un’assolata e solitaria piazza.

Claudio Pompi

Terra d’Abruzzo

 
Fiero, in arcioni
per la campagna scabra
e gli occhi accesi
di un pensiero superbo
premeva i fianchi
al suo cavallo alato:
rime come speroni.
 
In questa terra
densa di suggestioni
e incanto d’armonie
ha intriso il verso
il poeta soldato;
la sua parola, qui
si è fatta luce
e aria, e acqua.
Soffusi ritmi
e ritmate visioni
complice una natura
ove anche l’anima
ci si trasfigura.
 
Terra del Sangro
non ti può cantare
chi non ti è figlio,
ma solo ha tuffato
il piede, non la penna, nel tuo mare.
 
Indegna Saffo, io
dal verso sordo,
celebrarti non oso.
Forse un giorno…
tornerò a ridipingere il ricordo.

Viviana Santandrea

Occhi di luna

 
 
Occhi di luna,
velati d’azzurro
lampi di gelo
 a nascondere il cuore
.
Occhi di cielo,
velati d’amore
occhi di mare
sereni, ridenti.
.
Labbra corallo
perle splendenti
bocca che dici
soavi armonie.
.
Labbra dischiuse
esitanti, assetate
teneri fiori
che baci sospiran.
.
Mani preziose
di dolci carezze sperate
mani gentili
sottili profumi inebrianti.
.
Immagini lievi
d’un sogno d’amore
vissuto.

Piero Colonna Romano

Matera

 
Inconsunte memorie
sgorgan da nere bocche
spalancate nel sole
sopra bianchi sudari
dove popoli stanchi
consumaron tra sassi
l’inclemente destino.
Son le orme dei padri
che guidano i miei passi
fra gl’incolti terrazzi
e sulle soglie che
odorano di muffa.
Eppure non fu facile
estirpare le radici
per comode dimore;
più forte è quest’amore
e senza pace
è il richiamo che gli avi 
han consegnato al vento.
il presente e il passato
si confondono,
mentre avvincono i sensi
bucoliche armonie.

Viviana Santandrea

Vengano infine

VENHAM ENFIM

Venham enfim as altas alegrias,
As ardentes auroras, as noites calmas,
Venha a paz desejada, as harmonias,
E o resgate do fruto, e a flor das almas.
Que venham, meu amor, porque estes dias
São de morte cansada,
De raiva e agonias
E nada.

§

Vengano infine le alte allegrie,
le ardenti aurore, le notti calme,
venga la pace agognata, le armonie,
e il riscatto del frutto, e il fiore delle anime.
Che vengano, amor mio, perché questi giorni
son di stanchezza mortale,
di rabbia e agonia
e nulla.

JOSÉ DE SOUSA SARAMAGO

Come farfalla stanca dopo il volo

Una pagina del diario
crociera Genova-Palermo
fra le mani, immota come farfalla stanca dopo il volo d’amore:
mi sorprende lontano,
con le ciglia socchiuse
a pensar su quel foglio la mano che passò con il garbo d’un fiore.
Fiorire niveo di spuma
Riflesso di cieli lontani
Il tuo profumo! È sottile, impalpabile, come carezza del mare:
oblìo di tutto il dolore
d’inconsapevole ebbrezza
di sogno gioioso al ricordo che palpita e muta, profondo.
Candido riso di vita
rimbalzi leggerovibranti,
sopra la terra brunita: nel ritmo anelante inesausto, si snodano
imagini brevi di plastica
forza di mute energie,
fluttuanti di attimo in attimo in rinnovate armonie. Silenzio di marmo.

Paolo Santangelo

La sensibilità

Molla così piccola
che muove le anime,
si inchina alla saggezza,
sorgente di lacrima gioiosa
o di tristezza.
Aperto lascia il cuore ad ogni vento
tiepido o di tempesta.
È lo scalpello di uno scultore
che all’inerte marmo
dona forme ed armonie.
Quella che fa percorrere,
tra tutte,
la più faticosa delle vie.
È colei che dei laceri panni altrui
si veste e a noi si mostra
di sofferenze adorna.
È lei che il cuor talvolta leggero
rende nel percepir quel momento
sereno che ad altri sfugge.
È quella di cui, stanchi,
liberarci vorremmo
come di occhi che troppo vedono
e in anime altrui scrutano.

Claudio Pompi

PERCHE’ SCRIVO

Non mi è chiaro il perché, mi sono assuefatto come fosse droga che io rifiuto, ma insisto, è un vizio che disprezzo ma nel quale vivo. E’ come veleno che mi necessita e nella sua sottigliezza è composto di ingredienti dell’anima, sono fiori raccolti nei recessi di sogni, nelle rovine di sogni, si vedono foglie cadute da alberi osceni dai cui rami si intravedono gli indiavolati momenti dell’anima. Scrivere per me è come perdermi nel tutto e nel nulla, con poca allegria, ma con gioia. Scrivo rallentandomi sulle parole con mezze espressioni, colorate non so come, con strane armonie esibite così come oggetti unici. E’ da quando sono nato che mi ricerco, e quando ho chiesto chi ero e dove ero ho ricevuto risposte ambigue, ingannevoli. Camminavo per strade sconosciute e quando ad un incrocio mi fermai indeciso, tutti si meravigliarono, così chiesi cosa ci fosse alla fine di ogni strada, ma nessuno mi diede risposta. Io non sapevo da dove provenivo né dove sarei potuto andare, come un attore che non conosce la parte, mentre gli altri recitavano naturalmente, pur essendo loro immersi nella stessa ignoranza. Allora mi sedetti sulla pietra miliare dell’incrocio esibendo un foglio come messaggio e tutti risero, era intonso, e così mi chiedo se risero perché tutti i fogli erano bianchi oppure perché i messaggi si possono capire od intuire. Ho lasciato la mia finestra aperta per incontrare me stesso nel mio dormire, ma non sono riuscito ad abbandonarmi al sonno nè tantomeno a rimanere completamente sveglio. Talvolta succede, ed è improvvisa la sensazione di stanchezza, scrivo perciò come chi dorme e tutto il mio passato e il mio esistente è come una cambiale da firmare, ma non saprò mai quando esigerla.

Marcello Plavier

Amarti

Srotolo rosso
il tappeto del cuore,
al richiamo
indiscreto
d’antiche armonie.
Vitruviano mi dono
ordito divino,
a colli flautati
di sete ansimanti

Nell’anima perso
m’inginocchio
sui sensi,
spiando commosso
i miei sogni ubriachi
di ritmi, d’abbracci,
di grida mimate.

Alla sorgente
sensuale m’inchino,
daino silvestre,
e incorono
il tuo aroma
unica essenza
del cosmo.

Un Angelo
ti porge un sorriso,
come l’alba il suo sole,
nuda lo indossi.
Echeggiano ombre
e colori
e sussurri percorrono
rotondità.

Io tremo.

Flavio Zago