Ora che sono qua

 
E’ tutto più chiaro ora che sono qua
posso vedere quei volti
sentirne i suoni le voci
comprendere le intenzioni
le aspirazioni gli scopi
 .
di genti di persone
di uomini donne bambini
vecchi che vicini al tramonto
scartano i loro ricordi
come caramelle golose
che perdute hanno l’aroma
 .
è tutto più chiaro ora che sono qua
in quell’umano cammino
ritrovo il senso dell’infinito
 .
in tutte le forme in tutte le proiezioni
che la vita esprime per la vita
 .
è tutto più chiaro da qua

Il Passero

Conca d’Oro

 
Percorsi valli e monti.
Gente dal duro idioma,
d’umanità impregnata
e di cultura antica.
.
Sovente ostacolavan
armenti il mio cammino
quel tempo io passavo
ad ammirar quei siti.
.
Lucenti erano i cieli,
di grano le campagne,
colline ricoperte
di pochi alberi spogli.
.
Frinivan le cicale
sotto impietoso sole,
un asino arrancava
sotto il suo basto grave.
.
Quindi da una collina
scendevo verso il piano
e innanzi a me s’apriva
col suo respiro il mare.
.
Di zagara l’aroma
allora m’inebriava,
tappeto verde scuro
la conca ricopriva.
.
Monti di rosso bruno
facevano cornice.
D’aranci e di limoni
giardini profumati.
.
E sullo sfondo azzurre
danzavano le onde
a completare un quadro
degno d’un paradiso.
.
Così passaron gli anni
e ancor con quel ricordo
nell’isola tornai,
cercando un perso sogno.
.
Quel bel tappeto verde
cemento divenuto.
Di zagara il profumo
in pizza già mutato.
Dei monti la cornice
in gabbia trasformata.
E quel brillante cielo
dal fumo già oscurato.
.
Persino il mare amato
allontanarsi sembra.
E il sogno ch’era un tempo
nell’oggi naufragato.

Piero Colonna Romano

Di dentro

POR DENTRO

¡Oh, no poder dar luz a las tinieblas,

voz al silencio,

que mi dolor cantara

el salmo del misterio!

¡Oh, no poder decir lo que se muere

en sagrado secreto,

antes de haber nacido,

en el sepulcro-cuna de lo eterno!

¿Dónde está vuestro aroma de ambrosía,

¡oh, flores del invierno!,

que antes de abrir al sol vuestras corolas

– ¡dulce consuelo! –

volvisteis a los campos

a que la Muerte baña con su riego?

¡Cantar lo que no cabe

ni en palabras ni en tonos es mi empeño,

y decirte, mi amor, aquí, al oído,

mi corazón entero,

con su ritmo, sin música, ni letra,

con todo su silencio!

Terrible es la palabra

y su poder, poder de mal agüero.

Muere en ella la idea cuando nace,

enterrada en su cuerpo,

como muere al dar fruto

del todo nuestro anhelo.

Que al tocarte mi fiebre en ti despierte

la fiebre de tu seno,

y se fundan así nuestros ardores

en un mismo deseo.

Calla, mi amor, cierra tu boca fresca,

que así te quiero;

donde dejó su huella la palabra

no anida bien el beso.

Calla, que hay otro mundo

Por dentro del que vemos,

un mundo en el que tejen las tinieblas

y es todo cielo.

 §

Non potere alle tenebre dar luce,

voce al silenzio!

Il mio dolore

il salmo del mistero canterebbe.

Nè poter dire quello che in un sacro

arcano muore,

prima ch’esso sia nato,

dentro il sepolcro-cuna dell’eterno!

Ove dura d’ambrosia il vostro aroma,

o fiori dell’inverno,

che innanzi che s’aprissero le vostre

corolle al sole

– dolce conforto ! –

tornaste ai campi

che Morte irriga coi suoi sparsi umori?

Cantar quel che non entra

in parole o in accenti è mia fatica

e qui dirti all’orecchio, amore mio,

il periplo del tuo cuore

con ritmo senza musica nè sillabe,

con tutto il suo silenzio!

La parola è terribile

ed è di malaugurio il suo potere.

Appena nasce, in Lei muore l’idea,

nel suo corpo sepolta,

come nel dare il pieno frutto muore

l’ansia dell’uomo.

La mia febbre toccandoti risvegli

la febbre del tuo seno,

e si fondano quindi i nostri ardori

in un solo desio.

Taci, amor mio, chiudi la fresca bocca,

così ti amo;

dove lasciò sua impronta la parola

non bene annida il bacio.

Taci, c’è un altro mondo

dentro quel che vediamo,

un mondo dove tessono le tenebre;

è tutto cielo.

MIGUEL DE UNAMUNO Y JUGO

Chimica

QUÌMICA

Sublimemos, amor. Assim as flores
No jardim não morreram se o perfume
No cristal da essência se defende.
Passemos nós as provas, os ardores:
Não caldeiam instintos sem o lume
Nem o secreto aroma que rescende.
§
Sublime, amore. E così i fiori
nel giardino non sono morti se il profumo
nel cristallo dell’essenza si difende.
Affrontiamo le prove, gli ardori:
Non si spengono gli istinti senza il lume
Né il segreto aroma che si sparge.
JOSÉ DE SOUSA SARAMAGO

Cinqueterre

 
Risaliamo gli acciottolati sentieri.
Nel trionfo dell’erica
ci sfiora la brezza salmastra
e del cisto la resinosa dolcezza,
ma a tratti sovrasta
l’aroma pungente del timo.
E’ un placido andare di zaini
son rossi, son gialli, son blu
a sfiorare gli arbusti
a scuoterne polline e odori;
e ancora su e giù per
terrazzi e sudati vigneti,
per piccoli borghi e giardini
dai tanti colori,
poi come bambini
rubare furtivi i limoni
dai rami stracolmi.
C’è aria di festa e l’andare
seppure in salita, non pesa;
sostiamo
lo sguardo all’azzurra distesa laggiù
alla roccia che emerge schiumando,
al raggio che scende dal cielo ovattato
nel mare e lo accende;
il cammino riprende…
le parole non bastano più!

Viviana Santandrea

Ndr:  Questa poesia è stata scritta molto tempo prima della drammatica alluvione che ha colpito questo meraviglioso angolo d’Italia.  Naturalmente noi la offriamo in segno di omaggio affettuoso e solidale alle popolazioni colpite, certi che i luoghi descritti da Viviana torneranno presto al loro splendore di sempre

Se devo vivere senza di te

SI HE DE VIVIR SIN TI

Si he de vivir sin ti, que sea duro y cruento
la sopa fría, los zapatos rotos, o que en mitad de la opulencia
se alce la rama seca de la tos, ladrándome
tu nombre deformado, las vocales de la espuma, y en los dedos
se me peguen las sábanas, y nada me dé paz.
No aprenderé por eso a quererte mejor
pero desalojado de la felicidad
sabré cuanta me dabas con solamente a veces estar cerca.
Esto creo entenderlo, pero me engaño:
hará falta la escarcha del dintel
para que el guarecido en el portal comprenda
la luz del comedor, los manteles de leche, y el aroma
del pan que pasa su morena mano por la hendija.
Tan lejos ya de ti
como un ojo del otro,
de esta asumida adversidad
nacerá la mirada que por fin te merezca…

 §

Se devo vivere senza di te, che sia duro e cruento,

la minestra fredda, le scarpe rotte, o che a metà dell’opulenza

si alzi il secco ramo della tosse, che latra

il tuo nome deformato, le vocali di spuma, e nelle dita

mi si incollino le lenzuola, e niente mi dia pace.

Non imparerò per questo a meglio amarti,

però sloggiato dalla felicità

saprò quanta me ne davi a volte soltanto standomi nei pressi.

Questo voglio capirlo, ma mi inganno:

sarà necessaria la brina dell’architrave

perché colui che si ripari sotto il portale comprenda

la luce della sala da pranzo, le tovaglie di latte, e l’aroma

dl pane che passa la sua mano bruna per la fessura.

Tanto lontano ormai da te

come un occhio dall’altro,

da questa avversità che assumo nascerà adesso

lo sguardo che alla fine ti meriti.

JULIO CORTÀZAR

Sonetto XVII

No te amo como si fueras rosa de sal, topacio
o flecha de claveles que propagan el fuego:
te amo como se aman ciertas cosas oscuras,
secretamente, entre la sombra y el alma.

Te amo como la planta que no florece y lleva
dentro de sí, escondida, la luz de aquellas flores,
y gracias a tu amor vive oscuro en mi cuerpo
el apretado aroma que ascendió de la tierra.

Te amo sin saber cómo, ni cuándo, ni de dónde,
te amo directamente sin problemas ni orgullo:
así te amo porque no sé amar de otra manera,
sino así de este modo en que no soy ni eres,
tan cerca que tu mano sobre mi pecho es mía,
tan cerca que se cierran tus ojos con mi sueño.

§

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

PABLO NERUDA

Mi manchi…non mi manchi…mi manchi!

Ma tu lo sai
che quando te ne vai
torna il silenzio e avvolge questa stanza,
io lo assaporo poi, come carta
di caramella,
tengo tutta per me la mia fragranza?

Muovo a passo di danza
dove ancora si tocca
il tuo respiro; dolce ho sulla bocca
l’aroma del tuo sigaro e con la mano
mi attardo a rassettare
l’impronta del tuo peso sul divano.

Ogni mio gesto è forse
negazione di assenza
voglia di libertà
o inganno dell’attesa?
Comunque, torna presto!

Ogni parola spesa
prima che te ne andassi
mi scandaglia la mente
però il mio cuore sente
che questa porta
mi separa dal buio e freddo inverno
da ogni cosa al di là
ma non da te.

E così resto
infagottata di serenità
però tu, torna presto!

Viviana Santandrea

Amarti

Srotolo rosso
il tappeto del cuore,
al richiamo
indiscreto
d’antiche armonie.
Vitruviano mi dono
ordito divino,
a colli flautati
di sete ansimanti

Nell’anima perso
m’inginocchio
sui sensi,
spiando commosso
i miei sogni ubriachi
di ritmi, d’abbracci,
di grida mimate.

Alla sorgente
sensuale m’inchino,
daino silvestre,
e incorono
il tuo aroma
unica essenza
del cosmo.

Un Angelo
ti porge un sorriso,
come l’alba il suo sole,
nuda lo indossi.
Echeggiano ombre
e colori
e sussurri percorrono
rotondità.

Io tremo.

Flavio Zago

Boh!

Ma che dici
quella cacca l’ha fatta
il tuo gatto soriano
il mio è
educato
mangia tacchino e vongole
e fa le sue feci
là nell’angolo del
mio giardino
ma quell’oleandro striminzito
penzola volgarmente
sul mio
terrazzo
e porta vermi e malanni
Ma signora non si vergogna
suo figlio
la sera
canta e pure da tenore
e il Grande Fratello
è a quell’ora
cacchio si sposti no!
Con quelle mani
m’insozza la carrozzeria

E respirate la mia
stessa aria
avete sempre ragione
e cercate l’occasione
per farvi
piacere
tutti quelli che dovrebbero restare
al loro paese
e poi fate
beneficenza
come se foste davvero voi
del mondo la speranza
e vi vedo
che non andate in Chiesa
anche se dite
di pregare alla vostra maniera
e
pagate le tasse
disturbate sui tram
con la vostra tosse
e riempite le
pagine dei giornali
con lettere di protesta
mentre io vorrei leggere i
vostri necrologi
e mi fate ombra
siete vento che porta tempesta

E voi, pezzenti,
testimoni freddolosi
di sguardi disgustati
e cravatte ben zavorrate,
con le vostre pupille
verde semaforo
e le unghie lerce
dei miei avanzi,
siete degni
della Città di Dio.
Contrabbandate favelas
qui, sotto il naso
del mio salotto buono,
rovinandomi l’aroma
del meritato caffè,
magari raccolto
proprio dalle vostre
lorde mani nere.

Mandrie di nubi
vomitano dal cielo
acque inquinate con zolfi
e residui di smog
La terra tutta
ormai nel vuoto spazio
si sotterra vergognosa
della stupida umanità
Non riesco pensare
al cibo stamane
Cosa sarà farina
di sterco
oppure carne di ratto
Certo avere un cavallo alato
e raggiungere un mondo
lontano dall’uomo
terrestre sarebbe
fantastico

O forse la soluzione
a tutto questo
troiaio
è semplice
buttare nel cesso
le chiavi
di tutte le nostre case
nei tombini per strada
quelle delle nostre automobili
chissà che si ritrovi
un po’ di umanità

Tinti Baldini, Maria Attanasio, Flavio Zago,

Marcello Plavier, Kinita