Ora te lo voglio dire

Al cinema muto
il nostro film
era senza colonna sonora.

Grigie sequenze afone
si srotolavano
senza commenti.

La pellicola si è interrotta
ad un tratto
e non ci sono state parole
– ma già era un film muto-

All’uscita
neanche una sillaba
un addio,
un arrivederci,
mi dispiace,
crepa.

Dietro occhi smerigliati
porto via
quello che resta di me,
mentre tu ridendo
– sarà un riso nervoso –
mi calpesti in silenzio.

Ora te lo voglio dire
il tuo cinema muto
non mi è mai piaciuto.

Anna Maria Guerrieri

Amico fragile

Evaporato in una nuvola rossa

in una delle molte feritoie della notte

con un bisogno d’attenzione e d’amore

troppo, “Se mi vuoi bene piangi ”

per essere corrisposti,

valeva la pena divertirvi le serate estive

con un semplicissimo “Mi ricordo”:

per osservarvi affittare un chilo d’erbba

ai contadini in pensione e alle loro donne

e regalare a piene mani oceani

ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,

fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli

senza rimpiangere la mia credulità:

perché già dalla prima trincea

ero più curioso di voi,

ero molto più curioso di voi.

E poi sorpreso dai vostri “Come sta”

meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,

tipo “Come ti senti amico, amico fragile,

se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”

“Lo sa che io ho perduto due figli”

“Signora lei è una donna piuttosto distratta.”

E ancora ucciso dalla vostra cortesia

nell’ora in cui un mio sogno

ballerina di seconda fila,

agitava per chissà quale avvenire

il suo presente di seni enormi

e il suo cesareo fresco,

pensavo è bello che dove finiscono le mie dita

debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,

mi sentivo meno stanco di voi

ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta

fino a farle spalancarsi la bocca.

Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli

di parlare ancora male e ad alta voce di me.

Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo

con una scatola di legno che dicesse perderemo.

Potevo chiedere come si chiama il vostro cane

Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero.

Potevo assumere un cannibale al giorno

per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.

Potevo attraversare litri e litri di corallo

per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,

di essere più ubriaco di voi

di essere molto più ubriaco di voi.

FABRIZIO DE ANDRÉ


J’entends siffler le train

J’ai pensé qu’il valait mieux
Nous quitter sans un adieu.
Je n’aurais pas eu le coeur de te revoir…
Mais j’entends siffler le train,

Que c’est triste un train qui siffle dans le soir…

Je pouvais t’imaginer, toute seule, abandonnée
Sur le quai, dans la cohue des “au revoir”.
Et j’entends siffler le train,
Que c’est triste un train qui siffle dans le soir…

J’ai failli courir vers toi, j’ai failli crier vers toi.
C’est à peine si j’ai pu me retenir !
Que c’est loin où tu t’en vas,
Auras-tu jamais le temps de revenir ?

J’ai pensé qu’il valait mieux
Nous quitter sans un adieu,
Mais je sens que maintenant tout est fini !
Et j’entends siffler ce train,
J’entendrai siffler ce train toute ma vie…

§

Ho pensato che sarebbe stato meglio
lasciarci senza un addio
che non avrei avuto il cuore di rivederti
ma sento fischiare il treno
ed è triste un treno che fischia nella sera
Ero sul punto di correre verso te
Ero sul punto di urlare verso te
è una pena che ho potuto trattenere
Che è lontano dove te ne vai
Che è lontano dove te ne vai
Ma io sento fischiare il treno
ed è triste un treno che fischia nella sera
Ti posso immaginare tutta sola, abbandonata
Sul marciapiede nella folla degli arrivederci
E sento fischiare il treno
E sento fischiare il treno

Non avrai mai il tempo per ritornare
ho pensato che sarebbe stato meglio
lasciarci senza un addio
Ma io penso che ora che tutto è finito
Sentirò fischiare il treno per tutta la vita.

RICHARD ANTHONY

(adattamento della canzone “5oo Miles” di Hedy West)


Published in: on ottobre 10, 2010 at 07:34  Comments (3)  
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TRONCAmenti

Silenzi rosa
di pelle in adagio,
il tempo non lenisce
solitudini di attese
ruba gli spazi
e se ne frega

inciampo nei sogni d’altri
e non so se son ladra o mendicante
o caricatura umana.

Lasciami svoltare adesso,
ho echi di fantasmi
e apostrofi sterili d’emozioni
e d’arrivederci.

Beatrice Zanini

Per Claudio


Riposa adesso dopo la lunga corsa
il fiato corto è un ricordo
gli addii son tristi
e tu sorridi ancora come da foto
per questo arrivederci
in altri cieli e ruscelli di parole
le tue rimbalzano
ancora nel cuore.

Maria Attanasio

Published in: on Mag 16, 2010 at 07:11  Comments (3)  
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Mi perdòno

Assolvo le mie lenzuola
da peccati giudiziari
esternando languidamente
un leggero appoggiarmi
a freccia di charme.

Irremovibile il mio arco
teso a candeggiare
il collo
d’una esotica carezza:
snellezza d’odore
camuffata dall’addio
d’un “arrivederci” ritornato…

Glò

Published in: on febbraio 27, 2010 at 07:28  Comments (4)  
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