Eterno bambino

Se tu fossi Tutto,
non avresti altro da esigere,
saresti Tutto e più nulla.
Più nulla?
Il vuoto,
vuoto anche di luce
non si lascia immaginare;
la tua carne, gonfia di pensieri,
non fa che consumare,
e incauta sognare e risvegliare
atavici nonsensi.
“Fossi almeno il niente,
che contiene e avvolge il cosmo,
piano sparirei per, lentamente,
riessere, assorbito dalla sua espansione,
in un crescendo fiero,
inesorabile, d’autocoscienza.”
Amniotico ed immenso albume,
culleresti il tuo tuorlo.
Finalmente ermafrodito;
artefice di te stesso, di un universo
le cui costellazioni
sono tue frazioni,
e le tue dita sinaptiche
infiniti tragitti da te dettati.

Ed eccoti Tutto.
Ad altro non puoi anelare.
Tu sei Tutto. Tutto sei tu.
Solo il nulla che eri,
più non possiedi.
Può il Tutto contenere il nulla?
Il nulla è scorza: lui contiene il Tutto
E, certo, non puoi regnarne poco,
non sarebbe tutto il nulla.
Ti rendi così conto, che per averlo,
devi negare il Tutto.
Si tradisce ancora
la tua instabile natura.
Ancora gli estremi si confondono.

E il Tutto e il niente,
è dondolo d’eterno bambino,
che quando è in alto,
vuol discendere, quando in basso,
risalire e,
se in equilibrio, più non si diverte.

Flavio Zago

Ricordi azzurro-chiari

Oh esiliati dell’anonima montagna,
Oh gioielli dai nomi soffocati nella palude del silenzio,
Oh voi, di cui il ricordo pallido si è smarrito
nell’acqua torbida del mare della dimenticanza,
dov’è finita la limpida origine dei vostri pensieri?
Quale mano devastante si è portata via i vostri volti aurei?

In questo vortice, artefice del buio,
dov’è finita la vostra calma lunare?
Se, dopo questo tormento, portatore di morte,
il mare si calmasse,
se le nuvole si svuotassero di sofferenza,
se la luna portasse affetto,
giungerebbe il sorriso?

Se il cuore della montagna si intenerisse,
crescerebbe l’erba e ci sarebbe l’abbondanza?
Sulle sue alte vette, uno dei vostri nomi diverrebbe il faro?
La comparsa dei vostri ricordi azzurro – chiari,
darebbe speranza agli occhi stanchi dei pesci spaventati
dal tumulto del torrente?

NADIA ANJUMAN

Partecipazione

Perché la storia del passato
non insegna mai nulla?
Cosa macina il cuore
delle nuove generazioni
per non capire che l’indifferenza
è il nemico della loro libertà?
E’ vero che il potere
è un mostro insensibile,
inutilmente si spera
ch’abbia un volto umano,
che possa capire.
La storia si costruisce
con la paura o il consenso.
Ma l’artefice è sempre lo stesso:
il denaro!
L’avversario più temibile
è la partecipazione.
Non capirlo
significa dare spazio alla sopraffazione
e subire la legge della giungla.

Salavatore Armando Santoro