La bianca signora

La neve è arrivata silenziosa
stanotte e, artista senza tempo,
ha dipinto tetti alberi siepi strade
di bianchi cristalli che brilleranno
ai raggi del primo sole. Ora scende
bianca dal cielo grigio chiaro
che incupisce verso l’orizzonte.
Danza con i suoi fiocchi,
bianche farfalle della mia infanzia,
col vento che volentieri l’accompagna
a passo di valzer su davanzali e terrazze
a spruzzare di bianco il verde dei fiori,
che l’attendono timorosi, a capo chino.
Il suo vestito ampio e arioso
dalle infinite tonalità di bianco
copre la spiaggia e si scioglie
tra le onde fredde e biancastre del mare
che la chiama rauco con voce d’amore.
Volano rapidi e taciti tra i fiocchi vaganti
bianchi gabbiani e merli neri.
Il silenzio è attraversato da qualche
grido felice di bimbo. Un cane abbaia festoso.
E la neve, bianca ed elegante signora,
continua a spargere con la sua bianca mano
bianche farfalle volanti sulla città
raccolta in se stessa e quasi in pace.

Nino Silenzi

La cera

L’artista ha scolpito i giganti
e parlano muti al silenzio
in questo museo delle cere,

la cera la cera la cera
il verso che incide la cera…

si foggia
si scioglie
acconsente
la cera
a misura di calde parole

la cera la cera la cera
il verso che incide la cera…

s’ostina
resiste
rapprende
la cera
per conto del freddo

la cera la cera la cera
il verso che incide la cera…

altre cere animate si agitano
nel grande teatro

la cera la cera la cera.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on dicembre 14, 2011 at 07:02  Comments (7)  
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Allegoria

(Giovani amori)

Così, lieve danzavi
sul tappeto del mondo,
col tuo essere errante,
vago sussurro.
Artista immane,
l’inventarughe del tuo viso,
intarsiava
pieghe sinuose, piene
di mille domande nascoste.

Scorrevi i tuoi giorni
stranieri, con l’estro
del rivo dell’alpe.
Cascatelle i sorrisi leggeri,
che posavi incauta qua e là,
tra le mie cose.

Ed uno, fra tanti
l’ ho custodito
e nascosto,
tra i miei sogni veri.
L’uso le sere d’Inverno,
per riattizzare
comete errabonde
e rischiararmi di luce celeste,
mentre cerco le mille risposte,
nascoste,
tra le grinze
dei sorrisi di Dio

Flavio Zago

La pittrice

Bianco di una tela
restata ad attendere
odore di acquaragia
e olio di lino
la tavolozza imbrattata
con il colore incrostato
e la tua spatola
che destreggiava
spadaccina dell’arte
a sfidare il mondo
e l’oscurità
riemergi nei sogni
tocco d’artista
viva nel colore ocra
ardente nel rosso dei papaveri
limpida come il cielo tratteggiato
distesa al tiepido sole
in quelle spiagge solitarie
e ancora ad ergerti
in quei boschi misteriosi
tu quercia eterna
radiosa come il sole

Maristella Angeli

A mia madre

Fiori d’arancio

Come un preludio peccaminoso è marzo
la nudità che vuole l’artista,
il suo chimono,
fatto di luce e tempo sospeso.
In sponde opposte
è questo svilimento di arance a farci giorno
l’assenza delle onde
il labbro che si spacca: tributo passeggero
alla santità d’inverno.
Ci spiumano traversi dei fiocchi, a pieno viso
l’aridità del vento in pianura
muore l’erba, le mani nelle tasche
le isole felici.
Così procede, alterno a singhiozzi
il passo d’api
il fragile ricamo d’uccellagione insorta.
I vetri fanno mille e più crepe alla memoria
mille e più te riflessa
aggrappata alla mia schiena;
germogli che affamati succhiavano la vita.

Massimo Botturi

Vincent

Starry

starry night

paint your palette blue and grey

look out on a summer’s day

with eyes that know the

darkness in my soul.

Shadows on the hills

sketch the trees and the daffodils

catch the breeze and the winter chills

in colors on the snowy linen land.

And now I understand what you tried to say to me

how you suffered for your sanity

how you tried to set them free.

They would not listen

they did not know how

perhaps they’ll listen now.

Starry

starry night

flaming flo’rs that brightly blaze

swirling clouds in violet haze reflect in

Vincent’s eyes of China blue.

Colors changing hue

morning fields of amber grain

weathered faces lined in pain

are soothed beneath the artist’s

loving hand.

And now I understand what you tried to say to me

how you suffered for your sanity

how you tried to set them free.

perhaps they’ll listen now.

For they could not love you

but still your love was true

and when no hope was left in sight on that starry

starry night.

You took your life

as lovers often do;

But I could have told you

Vincent

this world was never

meant for one

as beautiful as you.

Starry

starry night

portraits hung in empty halls

frameless heads on nameless walls

with eyes

that watch the world and can’t forget.

Like the stranger that you’ve met

the ragged men in ragged clothes

the silver thorn of bloddy rose

lie crushed and broken

on the virgin snow.

And now I think I know what you tried to say to me

how you suffered for your sanity

how you tried to set them free.

They would not listen

they’re not

list’ning still

perhaps they never will.

§

Notte stellata
dipingi la tua tavola di colori blu e grigio
osserva una giornata d’estate
con gli occhi di chi conosce l’oscurità della mia anima
dipingi ombre sulle colline
abbozza gli alberi e i giunchi
cattura la brezza e brividi invernali
nei colori della linea dell’orizzonte innevata

Ora capisco cosa hai cercato di dirmi
e quanto hai sofferto per la tua saggezza
e quanto hai provato a liberarli
loro non ti avrebbero ascoltato
loro non sapevano quanto
ma probabilmente ora starebbero a sentire

Notte stellata
fiori infuocati che brillano con luminosità
nuvole vorticose nella foschia scura
si riflettono negli occhi di Vincent blu come ceramiche
I colori cambiano tono
campi al mattino di grano ambrato
facce sopravvissute allineate nel dolore
sono mitigate sotto la mano amorevole dell’artista

loro possono non amarti
ma il loro amore era vero
e quando non c’è più nessuna speranza
in quella notte stellata
ti sei ripreso la tua vita come spesso fanno gli amanti
ma io potrei avertelo detto Vincent
questo mondo non è mai stato fatto per uno bello come te…

Notte stellata
i ritratti pendono sui muri vuoti
teste senza cornici su muri senza nome
con gli occhi che guardano il mondo e non dimenticano
come gli stranieri che hai incontrato
l’uomo logoro in abiti stracciati
la spina d’argento della sanguinosa rosa
che giace dopo essere stata strappata sulla neve virginea

ora credo di sapere
quanto hai sofferto per la tua saggezza
quanto hai provato a liberarli
loro non ti avrebbero ascoltato
loro ancora non ascoltano
e forse non ascolteranno mai

DON MCLEAN


L’uomo comune


Egli, ha lo stesso destino dell’artista,
e come tale,
per poter essere un giorno encomiato,
dovrà giocoforza,
prima guadare …la soglia fatale
Fino ad allora, però,  gli è concesso,
con generosità elargita,
e  simile all’asino per eccellenza
l’immediata terrena…riconoscenza.

Ciro Germano

Published in: on dicembre 12, 2010 at 07:09  Comments (4)  
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Una poesia

Una poesia si specchia in una pietra di turchese
e lì si ferma per un attimo.
Poi ricomincia a vagare,
per dare vita forse ai colori di un disegno
ricamato su una coperta.
I giunchi, raccolti lì vicino,
vengono intrecciati da abili dita e
diventano un cesto:
la sua forma ricorda la volta del cielo.
Un pezzo di legno è lavorato:
da lui si ricaverà un’opera che dimostrerà
quale armonia ci sia fra legno e
intagliatore.
Il cervo percorre il suo sentiero e
l’aquila plana a grandi cerchi nel cielo.
Il salmone, nel tumultuoso torrente,
incontra l’orso che lo aspetta sulla riva.
I bambini danzano.
E l’artista afferra al volo tutto ciò
e la forza artistica della rappresentazione
guida le sue dita.
I lupi stanno mangiando un vecchio cervo
dividendosi le carni dell’animale.
Una giovane foca saltella sul ghiaccio.
Un anziano morente sta canticchiando
sottovoce un canto di guerra.
Questo è il cerchio,
e gira senza inizio e senza fine.
E l’artigiano guarda la sua opera.
E’ lì seduto in equilibrio fra la fine del
mondo e il suo inizio.

NUVOLA AZZURRA (Poeta della Nazione Irochese)

Risveglio

Così ti ripasso la notte
agghindando
stagioni emigrate di stormi,
esiliati richiami smarriti.

Mezzo sogno in pugno
mezza in gola, io
intaglio zucche
vuote carrozze,
per la mia favola scalza.

Sguardo intarsiato
da mano d’artista, tu
telaio e tessuto
d’estatici arazzi.

E volo
manieri reali
da vivere e Inverni
sgelati da voci
di cori affiatati,
di risa e rincorse
stremate
di stanze infinite
lustrate
vetrate
sospese tra pezzi
acrobatici
e stive solari
di menti
e volute
in cantate
e bevute
di pinte, ricolme
intinte d’amore.

Di colpo mi desto.
Fuori è l’alba
o il tramonto, non so.

Ha il tuo volto
lucente il lampadario;
ti chiamo la voce smorza
tiretti vuoti. Ancora sogna
la mano, ti cerca.
Riappisolano gli occhi
e piano piano piove.
Tutto respira
il tuo ritmo

Flavio Zago