Sopra il mare, crudo e piatto

Sopra il mare, crudo, e piatto,
che si lascia cavalcare tra quel beccheggiar di sponde,
la lampara scruta il buio
nelle ore solitarie della pesca speranzosa,
sopra il mare, tutto nudo, che è vestito solo d’aria.
Di speranza rivestito,
sta a vogare il pescatore:
voga e spera di riempire
col raccolto, la paranza, da portare
fino a riva per pagarsi la fatica,
nella sera che era rosa, e ora è tutta scolorata,
come il cielo, tale, il mare: scuri, calmi, silenziosi.
Un leggero sciabordio fa il duetto col silenzio:
vien tirata su la rete, e la sorpresa
non la smette di guizzar per l’inatteso
…rapimento…Ché si voglion liberare
tutti i pesci e rituffarsi dentro il regno dove regna
quel rumore sconosciuto del silenzio senza fine,
finché è almeno in dormiveglia
tanta immensità di pace.

Si ribellano in silenzio…
senza chiasso…senza ascolto…

Poi, col mare sonnolento,
anche il cielo si risveglia:
piano, piano torna il rosa
sotto il cielo e dentro il mare,
dove tutto è già di nuovo
pace tutta silenziosa.

La lampara, ecco che torna:
s’improfuma la banchina
dove aspetta già la gente…
mentre al sole il ciel s’inchina…

Armando Bettozzi

Altra esistenza

Esiste il tempo d’uno strapazzo
non voluto per il semplice motivo
d’un ascolto non desiderato.

Esiste il tempo delle libellule
nel ricordo d’un temporale fulminante
che accresce il desiderio
di tornare indietro nel tempo
dove tutto si può costruire
senza l’arroganza
della umana speculazione.

Esiste il tempo del vento irrequieto
che accorcia distanze labiali
irrilevanti nelle loro interpretazioni.

Eppure in tutte queste bugie
si aggregano ori spezzati
da suoni d’abbaglio;
è nel loro ermetismo che si nascondono
fiabe di noi
che stiamo vivendo
nelle incarnazioni
delle nostre ricche proiezioni.

Glò

IL MESSAGGIO DI SANDRA

Il messaggio dell’albero di Natale è che la vita resta sempre verde se si fa dono: non tanto di cose materiali, ma di se stessi: nell’amicizia e nell’affetto sincero, nell’aiuto fraterno e nel perdono, nel tempo condiviso e nell’ascolto reciproco

Sandra Greggio

§

Con i miei più sinceri auguri di ogni bene e di tanta serenità a tutti i Sognatori e, in particolare, a chi ogni giorno ci permette di sognare

Sandra

Published in: on dicembre 21, 2011 at 07:44  Comments (12)  
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Gatti innamorati

Miagolano i gatti
amore al vento
sotto gli alberi e sulle terrazze.
Una musica straziante e lamentosa
si diffonde nell’aria
luminosa e fredda di Febbraio.
Non abbaiano i cani
quasi spauriti
dai pianti amorosi
degli ancestrali nemici,
e sono in ascolto
meno nervosi e più mansueti,
anche se passa uno sconosciuto.
Intanto indaffarata prosegue
la vita dell’uomo:
rumori di macchine,
canzoni alla radio,
un bambino che piange,
porte che sbattono.

Ora tacciono i gatti innamorati.
Al crepuscolo si risveglierà
l’istinto primordiale della vita
e i lamenti si faranno più alti.
Sarà la notte pietosa
a chiudere il loro concerto.

Nino Silenzi

Semplice punto

mi sdoppio tra le sensorialità
radicate,
tra le fiere d’adempimenti
burrascosi in parola

e l’uomo/donna che sia
riverbera la propria obiettività
nella lacuna d’un non voler tacere
al prossimo un buonismo
che non mi appartiene più:

laicità del parlare
consumato nella sola affermazione
e non in azione d’un sospendersi in ascolto
nelle melmose realtà
ancora troppo silenziose,
oppure ancora troppo coperte
da “sguardi sufficienti”.

non semplicemente giudicare.
morbosamente vivere, per favore,
oltre l’orizzonte della propria tenda
di sapore conoscitivo.

Glò

Dove sei…?


Dove sei
i miei occhi non riconoscono i tuoi colori
le mie mani un tempo prensili
ora sono di neve,
dove sei
sopra la mia vita c’è il sole
ma non riscalda non illumina
sembra la predica di un prete
la domenica,
buona per pochi minuti di devozione
e poi di nuovo fuori
nell’abisso dell’orrore,
insieme a gente che si mette in fila con me
regge sulle spalle la fatica
che rinnova la sua, gente che sale
e scende scale e sbaglia stazione
e mette le mani dove vuole
e non si commuove
e non mi commuove
e tu dove sei.
Io ho orecchie che sentono falsi suoni
mi invitano a feste ma non ho più compleanni,
se ti muovi a scatti è difficile che ti prenda,
se mi mandi fiori è possibile che non ne sappia i nomi,
dove sei.
Guardo sempre sulle fermate dei Bus
di auto tue non ne servono al traffico
al brusio delle api
davamo più ascolto
ma era altro tempo,
era altra vita, adesso mi scrivo i discorsi da farti
e sbaglio tutte le parole,
forse per quello che vorrei dirti nemmeno esistono
ma almeno chiederti, dove sei?

Maria Attanasio

Sulla riva del tempo


Sulla riva del tempo
in ascolto di memorie sopite
succhio nettare
della rosa più ambita
calice di dolori e gioie
da assaporare in sorsi
salati e silenti.
Frammenti di specchio
infranti e smarriti
a ricomporre la clessidra della vita
mentre la gemma d’arcobaleno
più cara del dolce respiro
mi sfiora e si fa fremito
di piuma impalpabile.
Tornano i nodi di pietra
ad avere un nido di senso
all’orizzonte trafitto
dal sole nascente.
Si spiega la voce
in un fazzoletto di cielo
festante e immacolato.

Roberta Bagnoli

In libertà

Scendo i miei gradini
con una lacrima alla volta.
Calpesto e modello
a tua somiglianza
le voci d’un (tuo) sussurrato

chissà

ed io…

chissà

… se sarà
l’eterna sinfonia
d’abrasione
a destar sospetto
d’ascolto.

Anelo a quel balcone fiorito,
lassù,
dove tu non vuoi vedere

ri-salgo gradini
di precarietà effervescente
accorpando le (mie) lacrime
in bouquet fioriti
di semplice libertà
(vivente)
non ascoltate
da (tuoi) happy-ending
di favolose esibizioni
solo raccontate
(in una vita che non esiste)
costate ad una felicità
mancata, la mia.

Glò

I vecchi

Vecchi ai quali nessuno dà ascolto,
superati dal tempo, con le spalle al muro
attendono che la clessidra della vita
rovesci l’ultimo granello.
Vecchi che negli occhi lucidi portano
La storia non raccontata degli uomini,
del loro tempo.
Vecchi che in silenzio amano e il silenzio
dal mondo ricevono.
Vecchi che il cuore gonfio hanno di malinconia
e sulle panchine si lasciano accarezzare
da quel sole sempre uguale che bruciò
la loro pelle e le loro mani nei campi coltivati,
sui campi di battaglia.
Vecchi che nella mente portano i volti
di chi non c’è più e sopravvissuti ad essi
parlano.
Vecchi che come isole dimenticate nell’oceano
in tempesta del nostro tempo si ergono.
Vecchi la cui parola tante nefandezze
eviterebbe a questo mondo
se solo il mondo avesse orecchie.

Claudio Pompi

La mia pace

Adesso c’è un attimo di quiete.
Adesso, soltanto adesso, nell’anima
un po’ di pace è scivolata come rivolo
d’acqua sulla terra arsa.
La coscienza torturata ora riposa,
stanca del troppo tempo passato
nel tormento del tiranno rimorso.
Ad occhi chiusi vola l’anima mia libera,
sospinta da parole prigioniere che al cuore
non salivano.
Raggi di luce dai cuori di chi mi donò
generoso ascolto, a me giunsero
come chiavi di una oscura prigione.
Porterò della prigionia cicatrici profonde
nel cuore.
Un nuovo palpito di faticosa speranza
Allevierà d’ora in poi l’antico dolore.

Claudio Pompi