Cronache operaie

D’estate mi spellavo le mani in officina
lavori tristi, lavori da mezz’asta.
Le cose perlopiù lasciate d’altri
come pulire impossibili bugie.
L’odore della trancia, del tornio
l’acqua bianca.
D’estate lei aspettava che ritornassi a casa
di solito nell’angolo fresco, il più lontano
da tutta quella musica scappata delle strade.
Potevo mica prenderle il viso
o i suoi vestiti, dal nero che portavo alle mani;
ma era uguale
qui, sulle labbra, lei ci restava il giusto tempo.
Sapeva dei suoi libri, di camomilla
e miele.

Massimo Botturi

I funamboli del cantiere

Questa mattina ci sono i funamboli
a camminare in bilico sull’asta
lunga verde metallica della gru.
Guarda verso la mia finestra
che ho aperto all’aria di maggio
ad ogni passo inclina il corpo
da un lato poi dall’altro per l’equilibrio
da tenere per non cadere
Lo guardo testa all’insù
controllo se la sua sia coperta dal casco
e se è legato non so
Vorrei fare un applauso come al circo
a questo spettacolo senza rete
a sorpresa inaspettato stamattina
che riprendono i lavori al cantiere
Ma temo di disturbare
di farlo cadere
Accosto i vetri dalle mezze tende
con gli uccellini che si baciano e i fiori
fatte all’uncinetto da Gina
che ora è alla casa protetta
e non sa più usare le mani
e si annoia tutto il giorno
Ma quando sarò fuori quando scenderanno
dalla gru glielo dirò
bravi voi che salite a mezz’aria
senza applausi e senza rete
senza mai applausi e pubblico
e quanti senza protezione
hanno lasciato in cantiere la loro vita

azzurrabianca

La petulanza

La crisi stringe…Il da far, ci manca…
Ma ci sta gente che giammai si stanca
di far d’un’…asta e d’una…farfalletta
l’inverso vér di quanto lei s’aspetta.
Che bene è sì, dir, di qualsiasi cosa
ma, è risaputo, quando ce n’è a iosa
per quanto sia ‘l più bello e il più importante,
tutto è alfin…barboso e petulante.
Se poi ci son problemi…quelli veri…
è giocoforza farsi un po’ più seri.
La petulanza, invero, è come il vento,
che poco spazza via la sporcizia,
ma certo da ogni prato ogni primizia
si porta…fino al proprio esaurimento.

Armando Bettozzi

Published in: on maggio 29, 2011 at 07:22  Comments (3)  
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United colors


I colori di quest’oggi…
sogno qui alle Due Madonne
mentre mangio crescentine
gialle rucola e formaggio
di colori verdi e bianco
sopra un tavolo zincato
vedo in alto delle querce
dentro al rosso sventolare
e più innante stelle d’oro
in un drappo tutto blu
sotto un cielo annuvolato
d’areoplano una striscia
e il grigio del cemento
di palazzi terrazzati 1
e l’ulivo per la pace
svolazzante appeso all’asta
e una disco incolore
che fa solo assai rumore
ah! che belli quei colori
esaltati mescolati
sublimati in unità
dentro al prato ben rasato
fra le more di otto gelsi
gialle rosse foglie verdi
e le luci color fluoro
e i disposti cassonetti
verdi dei rifiuti di Hera 2
questa è proprio una gran sera:
ne avremo altre colorate
fra le brezze profumate
e storditi dal colore
anserà il nostro cuore
non per mal ma d’emozione!
Questo, se ho ben colorito,
di poesia è il mio boato!

1 terrazzati: neologismo, per palazzi con terrazze; 2 Hera: smaltimento, trattamento e recupero rifiuti = in bolognese: rusco!

Sandro Sermenghi

Mi hanno appuntato un bel nastrino al collo

Dal buio, al rosso, improvviso,
bagliore del sole negli occhi:
finalmente libero!
Corro a più non posso nel grande spiazzo.
*
Ma è uno spiazzo strano, non un filo di erba,
ma solo terra gialla, ocra. Non quell’erba
di ieri della prateria grande,
non alberi in distanza,
non più giochi a rimpiattino
con i muchachos che gridavan tutti:
“aha toro”, piroettandomi intorno.
*
Mi hanno appuntato al collo
un bel nastrino, della fattoria dove son nato,
che, a dir la verità, mi brucia un poco.
*
In questo strano spiazzo oggi scappano tutti,
sembrano matti,
al mio arrivo di corsa: la prima picconata,
dall’alto di un cavallo, a tradimento,
mi esangue, è il mio tormento, all’improvviso
mi scemano le forze sui ginocchi e cado.
*
Annebbiato, vedo tutto sfocato adesso
tutto sembra ballarmi intorno
e quando mi difendo attaccando,
batto solo con “tablas” e “burlanderos”.
*
Immediato ripenso alle femmine lasciate,
consacrate all’amore
dal mio fallo, a procreare, per conto degli umani,
altri come me ed a tre anni,
usarli ancora per questa vecchia usanza,
nella mia dolce terra di Spagna,
Andalusia.
*
Credo di aver colpito un mio aguzzino,
tra i tanti,
scagliandolo lontano, verso il cielo,
nel contempo crollo, di banderillas pieno,
perdo tutto il mio sangue,
mi punto a terra
appoggiando la testa in ginocchio, davanti,
tra le zampe
per non cadere, resistendo.
*
Ma perché ce l’han tutti con me . . .
*
Sento entrare dal collo un’asta lunga,
puntuta che mi penetra il cuore.
L’ultima cosa che vedo,
tra il mio sangue, sugli occhi,
un cartellone bianco:
      

Plaza de Toros
Puerto Banus
Domingo, 25 Abril 1999
Extraordinaria novillada con picadores
sombra tendido general
Precio: 6.000 ptas I.V.A. incluido.

Paolo Santangelo