γ Cassiopeiae

L’appuntamento è là
sull’astro blu di pertinenza
spettri d’una variabile infinita
ti aspetterò con la pazienza degli umani
appresa sul pianeta del dolore
nell’aula magna dell’impermanenza

e mentre qui ti ascolto e tutto in me
s’allinea al tuo richiamo
il tempo stringe
e non posso abbracciarti in queste strade
dove solo una voce ti appartiene

prendi l’appunto
e brilla
brilla quanto più puoi
quando sarà il momento
ti riconoscerò di quella luminanza
che dire t’amo è nulla
quando mi accosterò binaria bianca
alla tua luce azzurra.

Cristina Bove

La notte santa

Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca
lentamente le sei.

– Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po’ di posto per me e per Giuseppe?
– Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

Il campanile scocca
lentamente le sette.

– Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
– Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto.

Il campanile scocca
lentamente le otto.

– O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
– S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno
d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove.

Il campanile scocca
lentamente le nove.

Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
– Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…

Il campanile scocca
lentamente le dieci.

Oste di Cesarea… – Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell’alta e bassa gente.

Il campanile scocca
le undici lentamente.

La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?
– Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…
Maria già trascolora, divinamente affranta…

Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d’un astro divino.

Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!

Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill’anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.

Per quattro mill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!

Risplende d’un astro divino
La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

GUIDO GOZZANO

A te, pragmatico uomo, chiedo

 
Prestami la tua capacità di decidere
la tua sicurezza nel sapere in cosa credere.
Scrollami, dimmi che non ho più l’età
che i sogni sono illusioni per allocchi
protagonisti di fiabe antiche inascoltate.
.
Convincimi che la luna è solo un astro
e non complice luce che si fa discreta
per proteggere un’intimità
o regalare un brillar di gemme
alle sciolte chiome di colei
che come fiera le libera al vento
per spargere profumi incantatori.
.
Dimmi che il cielo è aria
e non dimora di angeli e di anime.
Fammi credere che mai più
le braccia forti di mio padre
sorreggeranno la mia fragilità
e che il sorriso di mia madre
ho spento io per sempre
abbassando le palpebre
su occhi che mai rivedranno luce.
.
Polvere, solo polvere,
resterà di questo amore cosmico
tormento e gaudio
che mi divora l’anima
attimo per attimo
facendo di me una fiamma
che non so estinguere.

Elide Colombo

La lumaca e il gabbiano

 
Amavo la chiocciola sincera
che in lenta andatura
sostiene il peso dei giorni
e lambisce concreta la terra
portando una casa d’amore
nel suo guscio di certezze
 
Ma gli occhi distolsi
e fu un volgere d’attimo breve
Di là dalle brume d’autunno
ho ascoltato il richiamo del mare
e scrutando i confini del cielo
vi ho scoperto le ali di un sogno
 
Quanto ho amato quelle ali
distese in un libero volo!
Con gli occhi rapiti seguivo
un gabbiano senza padroni
che ha nel cuore l’oceano
e per casa l’abbraccio del vento
 
Forse fu il fremito di un’ora incerta
o il riflesso abbagliante di un astro
Sciolsi le vele all’anima
salpando da riva sicura
per inseguire il profumo
di questa mia stagione fuggitiva
 
Sì gli occhi distolsi
mentre perdevo i miei malfermi passi
Allora ebbro di un’altra vita
non vidi più la mia lumaca
e sotto il piede smarrito e greve
solo sentii il rumore di uno schianto

Fabio Sangiorgio

Là dove il cielo non rischia la morte

Là, dove il cielo non rischia la morte
ma astro dopo astro si rinnova,
esisterà io spero un qualche lembo
nel quale ci si possa riparare.

Noi uomini a volte siamo fatti così,
crediamo di domare ogni fiera
ma scontiamo il bisogno della frusta
ed accettiamo l’imprevista resa.

Cade, nel tempo, la lucente spada.
Lo scudo, adesso, è da adoperare
e diligenti nella fila indiana
si va tutti alla clemenza ambita

là, dove il cielo non rischia la morte.

Aurelio Zucchi

Published in: on luglio 31, 2011 at 07:24  Comments (2)  
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L’essenza

l’essenza stava dentro
l’occhio del ciclone
in prigione
mai arrendevole
finchè
dalla conchiglia
astro e sirena risorsero
fu così che
noi
amore
mettemmo le ali.

Aurelia Tieghi

Published in: on maggio 17, 2011 at 07:39  Comments (11)  
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Il lago

LE LAC

Ainsi, toujours poussés vers de nouveaux rivages,
Dans la nuit éternelle emportés sans retour,
Ne pourrons-nous jamais sur l’océan des âges
Jeter l’ancre un seul jour ?

Ô lac ! l’année à peine a fini sa carrière,
Et près des flots chéris qu’elle devait revoir,
Regarde ! je viens seul m’asseoir sur cette pierre
Où tu la vis s’asseoir !

Tu mugissais ainsi sous ces roches profondes,
Ainsi tu te brisais sur leurs flancs déchirés,
Ainsi le vent jetait l’écume de tes ondes
Sur ses pieds adorés.

Un soir, t’en souvient-il ? nous voguions en silence ;
On n’entendait au loin, sur l’onde et sous les cieux,
Que le bruit des rameurs qui frappaient en cadence
Tes flots harmonieux.

Tout à coup des accents inconnus à la terre
Du rivage charmé frappèrent les échos ;
Le flot fut attentif, et la voix qui m’est chère
Laissa tomber ces mots :

” Ô temps ! suspends ton vol, et vous, heures propices !
Suspendez votre cours :
Laissez-nous savourer les rapides délices
Des plus beaux de nos jours !

” Assez de malheureux ici-bas vous implorent,
Coulez, coulez pour eux ;
Prenez avec leurs jours les soins qui les dévorent ;
Oubliez les heureux.

” Mais je demande en vain quelques moments encore,
Le temps m’échappe et fuit ;
Je dis à cette nuit : Sois plus lente ; et l’aurore
Va dissiper la nuit.

” Aimons donc, aimons donc ! de l’heure fugitive,
Hâtons-nous, jouissons !
L’homme n’a point de port, le temps n’a point de rive ;
Il coule, et nous passons ! ”

Temps jaloux, se peut-il que ces moments d’ivresse,
Où l’amour à longs flots nous verse le bonheur,
S’envolent loin de nous de la même vitesse
Que les jours de malheur ?

Eh quoi ! n’en pourrons-nous fixer au moins la trace ?
Quoi ! passés pour jamais ! quoi ! tout entiers perdus !
Ce temps qui les donna, ce temps qui les efface,
Ne nous les rendra plus !

Éternité, néant, passé, sombres abîmes,
Que faites-vous des jours que vous engloutissez ?
Parlez : nous rendrez-vous ces extases sublimes
Que vous nous ravissez ?

Ô lac ! rochers muets ! grottes ! forêt obscure !
Vous, que le temps épargne ou qu’il peut rajeunir,
Gardez de cette nuit, gardez, belle nature,
Au moins le souvenir !

Qu’il soit dans ton repos, qu’il soit dans tes orages,
Beau lac, et dans l’aspect de tes riants coteaux,
Et dans ces noirs sapins, et dans ces rocs sauvages
Qui pendent sur tes eaux.

Qu’il soit dans le zéphyr qui frémit et qui passe,
Dans les bruits de tes bords par tes bords répétés,
Dans l’astre au front d’argent qui blanchit ta surface
De ses molles clartés.

Que le vent qui gémit, le roseau qui soupire,
Que les parfums légers de ton air embaumé,
Que tout ce qu’on entend, l’on voit ou l’on respire,
Tout dise : Ils ont aimé !

 §

Così, sempre spinti verso nuove rive,

Nella notte eterna portati via senza ritorno,

Non potremo mai sull’oceano delle età

Gettare l’ancora un solo giorno?

O lago! l’anno appena ha finito il suo corso,

E presso i flutti amati che lei doveva rivedere,

Osserva! vengo solo a sedermi su questa pietra

Dove la vidi sedersi!

Muggivi così sotto queste rocce profonde;

Così ti rompevi sui loro lati strappati;

Così il vento gettava la schiuma delle tue onde

Sui suoi piedi adorati.

Una sera, ti ricordi? navigavamo in silenzio;

Non si udiva da lontano, sull’onda e sotto i cieli,

Che il rumore dei rematori che colpivano con ritmo

Le tue onde armoniose.

Improvvisamente accenti sconosciuti alla terra

Dalla riva incantata colpirono gli echi,

I flutti furono attenti, e la voce che mi è cara

Lasciò cadere queste parole

“O tempo, sospendi il tuo volo!” e voi, ore propizie,

Sospendete il vostro corso!

Lascia gradire le delizie rapide

le più belle del giorno d’oggi!

“Gli infelici ti implorano;”

Fluisci, fluisci per loro;

Prenditi le cure che divorano i loro giorni ;

Dimentica i felici.

“Ma chiedo invano alcuni momenti ancora,”

Il tempo fugge;

Dico a questa notte: “sii più lenta”; e l’alba

Dissiperà la notte.

“Amiamo dunque, amiamo dunque!” dell’ore fuggitive,

Acceleriamo, usufruiamo!

L’uomo non ha affatto porti, il tempo non ha affatto rive;

Fluisci, e passiamo!

Tempo geloso, può darsi che questi momenti d’ebbrezza,

Dove l’amore a lunghe onde ci versa la felicità,

volino lontano da noi con la stessa velocità

dei giorni di disgrazia?

Che cosa! non ne potremo fissare almeno la traccia?

Ciò che! passati per mai? cosa! tutto è perduto?

Questo tempo che ce li diede, questo tempo che li cancella,

Ce li renderà più?

Eternità, nulla, passato, abissi scuri,

In cosa avete trasformato i giorni che assorbite?

Parlate: ci renderete queste estasi sublimi

Cosa ci rapite?

O lago! rocce mute! grotte! foresta oscura!

Voi che il tempo salva o che può rinnovare,

Conservate di questa notte, conservate, bella natura,

Almeno la memoria!

Che sia nel tuo riposo, che sia nelle tue tempeste,

Bel lago, e nell’aspetto delle tue pendenze ridenti,

Ed in quest’abeti neri, ed in queste rocce selvagge

Chi pendono sulle tue acque!

Che sia nello zefiro che freme e che passa,

Nei rumori dei tuoi bordi e dai tuoi bordi ripetuti,

Nell’astro dalla fronte d’argento che sbianca la tua superficie

Dal suo chiarore morbido!

Che il vento che geme, la canna che sospira,

Che i profumi leggeri della vostra aria odorosa,

Che tutto ciò che si sente, si vede e si respira,

Tutto dica: “Hanno amato!”

ALPHONSE DE LAMARTINE

Amelia aviatrice…

spericolati voli di futuro
guizzi di sfide nel triangolo delle Bermude
audacemente con te migrano sulla volta celeste
profumi di salsedine
mentre rimiri l’astro che
lento si tuffa nel mare con te
una piccola pietra lunare
in rotta di tigre
scavalca i cerchi delle notti
hai grani di stanchezza che arrossano gli occhi
attraverso i volti del globo
atterri, sulle valli dell’India e nei polmoni dell’Africa
fiori d’ibisco sulle tue gesta
ventosi i tropici soffiano furiosi
trasvolano con te
ti perdi e cali
con le tue eliche
scompari
in oceano pacifico…

Aurelia Tieghi

Dedicata ad Amelia Earhart, pioniera dell’aviazione internazionale. Un ricordo di donna straordinaria che nel 1937 fece la traversata del mondo in solitaria con il suo velivolo e che, quasi alla fine della sua impresa, perse il contatto radio e scomparve nell’oceano

Spaggia di Oplonti


Dardeggia nel cielo
l’astro brillante,
la gente distesa
sulla rena cocente.
Il mar che fermenta
di luce accecante,
il bagnasciuga
che cambia
di colore costante
L’azzurro ed il nero
si sposano ad arte
creando fusione
di simbiosi perfetta.
Arride alla natura,
che l’ha cosi dipinta
l’antica spiaggia…
della città di Oplonti

Ciro Germano

Published in: on febbraio 25, 2011 at 07:24  Comments (2)  
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Città industriale

Residenziali paradisi
pagabili in comode rate
la città si nasconde
nell’afa dell’estate
l’astro fruga la coltre di smog
che nasconde le storie di tutti
è coperta che arieggia
quella che da bimbi ci
proteggeva dal buio
genitore di mostri.
Cataste di mattoni attendono
è come tutto sospeso in città
Gru appassite e scolorate dal tempo
occhieggiano  in cantieri abbandonati
mentre lampioni nella notte
lacrimano per questo mondo
sempre più solitario

Marcello Plavier