Tabula rasa

Ancora il filo
s’attorciglia dalla radice
all’unghia,
colpisce duro
e inaspettato,
nessun proclama
solo un crampo intorno
fitto,
e poi la resa
sul letto già provato,
la testa in abbandono
scivola il pensiero stanco,
e quel che resta di un’idea,
è il ghigno a muso piatto
del re degli inferi:
– un piagnisteo – mi dice
che non sostiene forza
né l’audacia…
Ma che ne sa in fondo el diablo,
curvo sulla schiena mia
spaccata,
mi schiaccia dentro un satiro
villoso,
e il male oscuro gira il verso
alla civetta,
– disgrazia canta – voce di banditore antico,
per me è solo vita inconcludente,

e lo stoppino brucia la candela.

Beatrice Zanini

Ancora

TODAVIA

No lo creo todavía
estás llegando a mi lado
y la noche es un puñado
de estrellas y de alegría
palpo gusto escucho y veo
tu rostro tu paso largo
tus manos y sin embargo
todavía no lo creo
tu regreso tiene tanto
que ver contigo y conmigo
que por cábala lo digo
y por las dudas lo canto
nadie nunca te reemplaza
y las cosas más triviales
se vuelven fundamentales
porque estás llegando a casa
sin embargo todavía dudo
de esta buena suerte
porque el cielo de tenerte
me parece fantasía
pero venís y es seguro
y venís con tu mirada
y por eso tu llegada
hace mágico el futuro
y aunque no siempre he entendido
mis culpa y mis fracasos
en cambio sé que en tus brazos
el mundo tiene sentido
y si beso la osadía
y el misterio de tus labios
no habrá dudas ni resabios
te querré más
todavía.

§

Non ci credo ancora

stai arrivando accanto a me

e la notte è un pugno

di stelle e di allegria

palpo gusto ascolto e vedo

il tuo volto il tuo passo lungo

le tue mani e tuttavia

ancora non ci credo

il tuo ritorno ha tanto

a che vedere con te e con me

che per cabala lo dico

e per i dubbi lo canto

nessuno mai ti rimpiazza

e le cose più triviali

si trasformano in fondamentali

perché stai tornando a casa

tuttavia ancora

dubito di questa fortuna

perché il cielo di averti

mi sembra fantasia

però vieni ed è sicuro

e vieni col tuo sguardo

e per questo il tuo arrivo

rende magico il futuro

e ancorché non sempre abbia capito

le mie colpe e i miei disastri

invece so che nelle tue braccia

il mondo ha senso

e se bacio l’audacia

e il mistero delle tue labbra

non ci saranno dubbi né cattivi sapori

ti amerò di più

ancora.

MARIO BENEDETTI

Nel limo, l’audacia

Un po’ di notti
un po’ di petali persi,
ho molte corolle tristi
ho molte carezze d’indaco.

Tu cima restami lì
altissima
verrò a te con  le mani di ghiaia
di vesciche e cose poche.
Verrai a me com’eri :
bimba e indomabile
e mite e scontrosa,
e avversa
alle tempeste inutili.

Un po’ di notte,
un po’ di pensieri ciechi
ho molti sorrisi audaci
e tu, m’arrechi.

Stefano Lovecchio
Published in: on ottobre 12, 2011 at 07:03  Comments (4)  
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Amo in te

Amo in te

l’avventura della nave che va verso il polo

amo in te

l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte

amo in te le cose lontane

amo in te l’impossibile

entro nei tuoi occhi come in un bosco

pieno di sole

e sudato affamato infuriato

ho la passione del cacciatore

per mordere nella tua carne.

amo in te l’impossibile

ma non la disperazione.

NAZIM HIKMET

LA GUERRA CIVILE DI CORCYRA

Cambiarono a piacimento il significato consueto delle parole in rapporto ai fatti. L’audacia sconsiderata fu ritenuta coraggiosa lealtà verso i compagni, il prudente indugio viltà sotto una bella apparenza. La moderazione schermo alla codardia e l’intelligenza di fronte alla complessità del reale, inerzia di fronte ad ogni stimolo; l’impeto frenetico fu attribuito a carattere virile, il riflettere con attenzione fu visto come un sottile pretesto per tirarsi indietro.  Chi inveiva infuriato riscuoteva sempre credito, ma chi lo contrastava era visto con diffidenza. Chi avesse avuto fortuna in un intrigo era intelligente, chi ne avesse preso spunto era ancor più bravo, ma provvedere in anticipo ad evitare tali maneggi significava apparire come un disgregatore della propria eterìa o un pavido nei confronti degli avversari.

TUCIDIDE

(da La Guerra del Peloponneso, libro III)