Gli aironi

Ed ora che ti aiuto a salire
sei piccina, schiacciata
come certe lattughe alla tempesta.
Vicina al finestrino, che sembri un aviatore
con le sue grandi ali d’ingegno e cartapesta.
Non fosse che hai diviso due mari con le mani
e attraversato strade di traffico alle nove;
potrei paragonarti agli aironi di Milano
che scappano impauriti
da tutto quel fracasso, per dileguarsi
in mezzo a una storia sempre uguale.

Massimo Botturi

Constatazione amichevole

Non sembra più la stessa estate:
l’ortodossia del nudo di paglia
il sangue caldo.
Ma solo una carenza di aria,
una carlinga, per l’aviatore senza più nafta
e stelle al vetro.

Questa mattina ondeggiano gli alberi,
li amo.
Perché sono capelli di donna in un canale
e hanno gambe di donna
e tenerezze;
anche s’estate non sembra più la stessa,
e il giallo delle strade lavate toglie il fiato.

E tutte queste prugne selvatiche le amo
perché fan precipizio di uccelli in banchettare,
così l’estate sembra la stessa
anche per poco.
A ricordarlo viene anche il cero volto al santo
le tue levate notturne
l’orinare, senza mai niente addosso;
così che al buio sembri una lucciola smarrita
tra la magnolia e il muro,
un lontano temporale.

Massimo Botturi

Isola

Spediscimi al paese di zagare,
prometti,
che pieni d’altri posti e colori
avrò i miei giorni.
Promettimi la terra dei matti
lo stupore, d’avere schiene d’onde
e monete sparse:
il sole
sui nomi delle barche scrostate.
Fammi bello
che sembri un dono il passo dall’unico barbiere
nell’unica piazzetta, di calce
e ulivi nani.
E sandali di cuoio regalami a Natale
perché mi rechi in grotte di uova
e vento caldo;
in piccoli pertugi di mondo senza neve.
Dove nascoste sabbie più rosse son cadute
senza rumore
come aeroplani senza nafta
senz’aviatore
e senza le insegne di una guerra.

Massimo Botturi

Il delfino

Era la libertà del delfino
il sogno del vecchio bambino
che amava le terre sue di solitudine,
la patria delle colline selvagge
e il mare nostro come inchiostro.
Il delfino poeta scriveva
sul lenzuolo del mare,
tracciava mappe, rotte antiche
e di rose venute dal sale viveva
stringendo la sua sirena
nell’aria azzurra della riva.
Correva sulle strade del cielo
l’aviatore con il suo brevetto d’amore,
conosceva le nuvole una ad una
e un giorno sarebbe arrivato
alla spiaggia della ragazza
che aveva capelli di sabbia dorata,
la bocca una lettera rossa
di baci e notizie,
le avrebbe insegnato a volare
guardando i fenicotteri rosa
dalle ali del suo aereo,
le mani d’esilio a stringere
un canto di vicinanza,
e là dove la terra diventa acqua
dove il fiume diventa mare
una capanna li avrebbe accolti,
avrebbero pescato pesci azzurri
da navi di memoria dimenticati
e sotto la scaglia del sole
si sarebbero infine amati.

barche di carta

Afrodite

Tu, che li baci d’ogni sorriso
come luna
stampata alla carlinga dell’aviatore solo;
non sai che tutte quante le pene
io ti vedo, svanire nel miracolo
dell’invenzione madre.
Che il vanto delle mani racconto
le tue avute
in sere d’insabbiate paure
di animate, colluttazioni in nubili corpi.
Ed ogni aurora
ben tesa dagli uccelli nel becco
qui mi viene
quando nel sonno ancora t’allunghi
alla memoria, del ventre mio
che piano respira
e s’accalora.

Massimo Botturi