Donne e mimose

 
Come la donna all’uomo
che dà l’amore, così
tu sbocci generosa
fiore giallo come il sole
perché di esso ti colori.
Ti spandi  donna
come  grani al sole
come acque al mare
forte e gloriosa
sostieni terre, e
germogli amori
Tu mimosa donna
del tuo avvenire sei.

Rosy Giglio

Published in: on marzo 8, 2012 at 07:17  Comments (14)  
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Quandanco se finisser gli universi

 
Fiori,  come pensieri,
si ergono nell’aria
e nell’aulir svelto del vento,
spesso feroce,  e d’improvviso accento.
Il lago di un azzurro
più lucente dal Sole, prodigo,
ché di  marina indora
tra prato alpino e rivo spumeggiante.
Attesa al primo balzo,
alto,  il camoscio,
di vetta in vetta sempre più vicino,
poco ha di meno di un fortùito inconscio.
Il salto dell’umano
studiato e meno vano
non raggiunge l’amore:  pesa
di odio che lo circonda, immersi  siamo.
E la condanna è questa!
Noi siamo eterni:  saremo,
di passaggio, per l’Eterno avvenire,
quandanco se finisser gli Universi.
Solo Pace, Bontà, Perdòno, Amore
potranno  unirci al Primo Creatore.

Paolo Santangelo

Canto di Natale (a modo mio)

Ho mani e gambe doloranti
A forza di buttar giù Babbo Natale dai balconi
Per liberarli dal vischio e dalla transumanza
Dall’allegoria di canti e stelle inutili
All’evento
E pure il gelo contro
Ché  è notte fonda e mi si ghiaccia l’avvenire
Ed il sorriso stentato.
Eppure corrono i pensieri in cerca di un senso
Della spiegazione al perché per tradizione
Ci si debba indebitare fino al prossimo Natale
Al fine ultimo e non solo di dare a tutti
Un regalo da scartare la tavola imbandita
E un cuore nuovo ma non vero.

Però negli occhi scuri dei ragazzi neri
Fermi agli angoli delle strade in cerca
Del prossimo schiavista che gli dia lavoro
Giornaliero e l’illusione di essere parte del mondo
C’è il gelo del passato che non tollera presente
Né futuro e nelle orecchie non hanno canti
Né cori di angeli celesti
Ma come stalattiti di gelo
Oppure le onde increspate del mare burrascoso
E la dolcezza della laguna innevata
Nemmeno li sfiora.

Che la speranza non sia neve
Che il vento non porti solo passioni passeggere
Che i treni veloci arrivino in stazione
Che gli uomini possano tornare dal lavoro stanchi ma vivi
Che i sorrisi non siano falsi e le ferite già guarite
E le spalle coperte i piedi caldi
E le mani libere da ogni tremore, per tutti.

Maria Attanasio

La mia morte vivente

MA MORTE VIVANTE

Dans mon chagrin, rien n’est en

mouvement

J’attends, personne ne viendra

Ni de jour, ni de nuit

Ni

jamais plus de ce qui fut moi-même

Mes yeux se sont séparés de tes

yeux

Ils perdent leur confiance, ils perdent leur lumière

Ma bouche s’est

séparée de ta bouche

Ma bouche s’est séparée du plaisir

Et du sens de

l’amour, et du sens de la vie

Mes mains se sont séparées de tes mains

Mes

mains laissent tout échapper

Mes pieds se sont séparés de tes pieds

Ils

n’avanceront plus, il n’y a plus de route

Ils ne connaîtront plus mon poids,

ni le repos

Il m’est donné de voir ma vie finir

Avec la tienne

Ma

vie en ton pouvoir

Que j’ai crue infinie

Et l’avenir mon seul espoir

c’est mon tombeau

Pareil au tien, cerné d’un monde indifférent

J’étais si

près de toi que j’ai froid près des autres.

§

Nel mio dolore nulla è in movimento

Di quello che io stesso sono stato

Attendo, nessuno verrà

Né di giorno né di notte né mai più.

I miei occhi si sono separati dai tuoi occhi

Perdono fiducia perdono la luce

La mia bocca si è separata dalla tua bocca

La mia bocca si è separata dal piacere

E dal senso dell’amore e dal senso della vita

Le mie mani si sono separate della tue mani

Le mie mani lasciano sfuggire tutto

I miei piedi si sono separati dai tuoi piedi

Non avanzeranno più non ci sono più strade

Non conosceranno più né il peso né il riposo

Mi è concesso di veder finire la mia vita

Con la tua

La mia vita è in tuo potere

che ho creduto infinita

E l’avvenire la mia sola speranza è il mio sepolcro

identico al tuo circondato da un mondo indifferente

Ero così vicino a te che ho freddo vicino agli altri.

PAUL ÉLUARD

Proverò a fermarti amore

Lame di luce
i tuoi occhi come creta
hanno modellato
il mio sentire fragile
da indifferenza ad abbandono
e ogni tuo espirare
mi ha allontanato dalla
terra sicura
e perduto tra i flutti
del mio orgoglio in tempesta
ti ho eretto statue d’ oro
nelle piazze della mia cecità,
a te nuova padrona dell’ avvenire
signora di un arrendevole regno.
Forse ora credi davvero
di poter fuggire dal male
ma ogni tuo battito è
un grido,
perchè hai voluto crearmi?
Ogni mia parola è un anello
della catena che ti
legherà a me, inconsciamente libera
ed io, per la vita,
prigioniero.

Gian Luca Sechi

Addio

Vive e respira
si muove e m’oscura,
parla con voce possente
il padre del mio presente,
benché ingrigito, lo sguardo spento,
mai domo e implacabilmente lento
racconta di cose che non voglio udire
a me che sbircio nell’ avvenire.
Delle due ombre unite
una sola di due vite
è restata, ma l’ altra,
fredda, dolce e scaltra
s’allontana su strade assolate
dimentica di troppe vane parole gettate
nel vento di travolgente trasporto
di quel sentimento mai morto,
brillante lezione d’esperienza
che accresce d’indesiderata sapienza
l’ animo mio attonito e smarrito
ormai schiavo di desiderio impazzito.
Con gli occhi aperti aspetta
colmo d’insoddisfatta fretta
il risveglio dell’antico carattere,
strenuo e saggio nel sapersi battere,
contro gli affondi dell’ avverso destino
che avevano fatto d’un bambino
un ricercatore di gioia sicura
contro la lacerante paura
che accadesse in questo volo
di restar per sempre solo.
Ma che sia questo lo stato,
ironia e risa del fato,
che potrà farlo tornare
come prima e mai uguale?
Ha pianto, riso, cantato,
scritto, detto ed urlato
nel buio e nella luce viva
fors’anche mentre dormiva
con la mente ha creato contorni
del dipinto in cui i suoi giorni,
pressati dall’ infinito bisogno
si son fusi col vero sogno
d’aver trovato una pace sincera
che scacciasse la notte più nera
dai ricordi di chi nel dolore
cercava solo di dare l’ amore.
Illusione, è soltanto questo,
ve lo dico con sorriso mesto,
che ci aspetta nel nostro affannarci,
della quale solo possiamo accontentarci
e perderci, dimentichi della finzione
trovando unica consolazione
nel reciproco convincimento,
di due spiriti vero giuramento.
In vero, tu che non volesti credere,
sappi che non sconfigge perdere
per quanto possa esser strano
ho la vittoria su ogni piano,
poiché, disperato e sincero, non fui io
colui che, libero e primo, disse addio.

Gian Luca Sechi

L’opera

Sull’aria
di “dammi un motivo”
luce di tue parole
solo per averti
avrebbe potuto la mia bocca
calcare palcoscenici a te oscuri
per farti ancora spettatrice
ma avrebbe stonato l’avvenire

forse sarei stato padrone
di chiavi di violino
ma avrei aperto il tuo cuore
con le note dell’inganno

e di drammi o sinfonie oggi
preferisco l’ombra delle tue spalle
sulle mie braccia alzate
con una viola in mano
per intonare l’opera del tuo volere
cambiando ogni tanto lirica

Pierluigi Ciolini

Amico fragile

Evaporato in una nuvola rossa

in una delle molte feritoie della notte

con un bisogno d’attenzione e d’amore

troppo, “Se mi vuoi bene piangi ”

per essere corrisposti,

valeva la pena divertirvi le serate estive

con un semplicissimo “Mi ricordo”:

per osservarvi affittare un chilo d’erbba

ai contadini in pensione e alle loro donne

e regalare a piene mani oceani

ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,

fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli

senza rimpiangere la mia credulità:

perché già dalla prima trincea

ero più curioso di voi,

ero molto più curioso di voi.

E poi sorpreso dai vostri “Come sta”

meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,

tipo “Come ti senti amico, amico fragile,

se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”

“Lo sa che io ho perduto due figli”

“Signora lei è una donna piuttosto distratta.”

E ancora ucciso dalla vostra cortesia

nell’ora in cui un mio sogno

ballerina di seconda fila,

agitava per chissà quale avvenire

il suo presente di seni enormi

e il suo cesareo fresco,

pensavo è bello che dove finiscono le mie dita

debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,

mi sentivo meno stanco di voi

ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta

fino a farle spalancarsi la bocca.

Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli

di parlare ancora male e ad alta voce di me.

Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo

con una scatola di legno che dicesse perderemo.

Potevo chiedere come si chiama il vostro cane

Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero.

Potevo assumere un cannibale al giorno

per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.

Potevo attraversare litri e litri di corallo

per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,

di essere più ubriaco di voi

di essere molto più ubriaco di voi.

FABRIZIO DE ANDRÉ


LA CONVENZIONE TEMPO

Purtroppo la convenzione tempo passa inesorabile. Trovare il tutto nel nulla e nel nulla avere tutto. Seguire la propria ombra sino a metà del cammino e, raggiuntala finalmente, dire alla propria ombra che ci segua ove vogliamo, e dove vogliamo condurla a riposare fra le ombre che ci sono più care e che la notte ha preparato per noi. Amare per vivere, vivere per amare, s0ffrire per vivere: vivere e soffrire per amare e per vivere. Si cammina nella vita come si camminerebbe in qualsiasi luogo. La grande indifferenza per l’imprevisto e l’incognita dell’avvenire ti danno il coraggio di affrontare i problemi più gravi, e per quell’istinto che hai di voler sopravvivere alla morte, fai della vita una difficoltà sopportabile quando distendi le braccia verso il sole e chiami la gloria, l’amore e la bellezza.

Paolo Santangelo

In questa giornata mi piacerebbe sentire le voci dei nostri amici poeti che sono da qualche parte, vicino a noi, anche se non li vediamo più.  Ne sentiamo  sempre  il calore e la poesia, e la loro presenza non ci abbandona. Come dice Paolo anche loro hanno camminato nella vita, e ora, raggiunta la loro meta, distendono le braccia verso l’amore e la bellezza.

Il Cantiere

Il monello nella foto

Immerso nel gorgo,
dell’apnea del tempo,
ritrovo pugni finti, sorridenti
occhi e denti scordati
in bianco e nero
con tanto di sfondo
di fili stesi
ingobbiti da zuppe canotte,
sogni appesi a nubi,
aggrappate,
sciorinate al levante da dita,
da gesti ormai persi.

Gran pavese di un’età
sventolante d’avvenire.

Si annodano gli attimi ora,
ma l’ieri scorreva
così dolce nel mio domani,
che ho corso in lungo e largo
i verdi rivoli di Primavera,
senza mai inzupparmi
in questa rorida nostalgia,
che pure dirompe,
sciogliendo tutto il suo
spensierare gaio in stille
ai miei piedi.

Flavio Zago