Questione di razza

-Che cane buffo! E dove l’ hai trovato? –
Er vecchio me rispose: -è brutto assai,
ma nun me lascia mai: s’ è affezzionato.
L’ unica compagnia che m’ è rimasta,
fra tanti amichi, è ‘ sto lupetto nero:
nun è de razza, è vero,
ma m’è fedele e basta.
Io nun faccio questioni de colore:
l’azzioni bone e belle
vengheno su dar core
sotto qualunque pelle.

TRILUSSA

Published in: on luglio 3, 2012 at 07:23  Comments (3)  
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Dove la mente non conosce paura

WHERE THE MIND IS WITHOUT FEAR

Where the mind is without fear and the head is held high
Where knowledge is free
Where the world has not been broken up into fragments
By narrow domestic walls
Where words come out from the depth of truth
Where tireless striving stretches its arms towards perfection
Where the clear stream of reason has not lost its way
Into the dreary desert sand of dead habit
Where the mind is led forward by thee
Into ever-widening thought and action
Into that heaven of freedom, my Father, let my country awake.

§

Dove la mente non conosce paura e la testa si tiene alta,
dove il sapere è libero,
dove il mondo non è frazionato dalle anguste pareti domestiche.
dove le parole sgorgano dalle profondità del vero,
dove lo sforzo instancabile tende le braccia verso la perfezione,
dove il limpido ruscello della ragione non ha deviato
nel monotono deserto sabbioso delle viete abitudini,
dove la mente è da Te indotta
verso pensiero ed azioni sempre più vasti:
sotto questo cielo di libertà, Padre mio,
fà che il mio popolo si desti.

RABINDRANATH TAGORE

ATTIMI DI TERRORE

 
Attimi di terrore
fulminanti
inconsulti, tragici
dal sapore d’acre morte
la vita non sarà più la stessa
macerie su macerie
trema la terra rossa
sembra quasi accompagnare
il cordoglio di Brindisi
piange il banco
orfano del candore di Melissa
gli fa eco la gente sfollata
attonita e disperata
che ha visto vacillare
la fatica di una vita
nessun angelo
a proteggere case e campanili,
il magma si è smosso
fatale smottamento
restano solo frantumi,
troppo dolore e scoraggiamento
senza alcun volto il colpevole
come la nera mano che ha
spezzato le ali della bianca colomba
non si può condannare la natura
ma l’uomo dovrà rendere conto
della sue truci azioni
possiamo solo chiuderci
in un rabbioso silenzio
possiamo solo augurarci
un giusto sonno
a farci risvegliare
in un mondo migliore,
a farci noi stessi
pane di luce.

Roberta Bagnoli

I verbi

ci passano in rassegna
con pronuncia sardonica c’immettono
tra le papille gustative e le corde vocali
ci scrivono le azioni sillabate nel registro dei segni
ci mettono la pen(n)a tra le mani
a tatuarci le tacche dei mattini
o matte dei tacchini (piccole libertà d’amanuensi)
ché veramente seri sono pochi

ci prescindono
come i pifferi che invece di suonare…

ci trattengono quando ci destiamo
dagli assetti (anche affetti) supini
ci tossicchiano intorno balbuzienti
ci rendono refusi inadempienti alle minime regole
ortostatiche
non ci reggiamo in piedi
e loro ci propinano levare andare fare dire ingurgitare
e noi
– verbicitanti, occhi lucidi –
lessicodipendenti incontenibili
ci siamo arresi e ci scriviamo addosso.

il medico prescrive: un cucchiaio di silenzio
lontano dai tasti

Cristina Bove

Socio in…azioni

E’ un caro amico
che ti compendia
le fatiche;
lo cerchi,
tutti i giorni…
come il pane

E’ generoso,
caldo
ed accogliente;
allevia le sofferenze
agli ammalati

e,
dulcis in fundo…

all’occasione
diventa il tuo
discreto,
e indispensabile

socio …in azioni

Ciro Germano

Published in: on dicembre 1, 2011 at 07:29  Comments (4)  
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Di quell’amore…

Di quell’amore…di quale amore, 
nato così per caso, 
così sbagliato, così malato. 
L’incanto delle parole
– magico caleidoscopio di chimere –
elaborate dalla tua mente
in disarmoniche azioni distruttive.
Emozioni  bruciate, invase, 
usate per sudice pulsazioni,
sgretolate inesorabilmente 
come castelli di sabbia 
davanti alla marea che sale.
Di quell’amore… in quell’amore,
tu spietato carnefice  
trincerato dietro false ideologie,
sei entrato come ombra oscura 
che profana tempi verginei
con rabbia cieca e devastante,
col bisogno d’amore inappagato
di chi è incapace d’amare.
Di quell’amore… su quell’amore
palpebre stanche calano
tra macerie e silenzi amari
lasciati da chi ha solo preso 
… e mai saputo donare
Patrizia Mezzogori

PER UNA CIOTOLA D’ACQUA

Per una ciotola d’acqua offri un buon pasto. Ad un gentile benvenuto inchinati con ardore. Per una semplice monetina restituisci oro. Se la vita vuoi salva, non salvaguardarti. Così osserva le parole e le azioni del saggio. Ogni minimo favore ricompensa dieci volte. Ma i veri nobili sanno che tutti gli uomini sono uguali, e lietamente ricambiano col bene il male ricevuto.

MOHANDAS KARAMCHAND GANDHI

Granaio del cielo

 
Granaio del cielo
ti sento fremere
nel buio del silenzio
battiti e respiri infiniti
nel concerto della vita
giorno dopo giorno
s’impressiona l’anima
come pellicola eterea
di sé non lascia traccia
restano solo voci
orme di secoli
di azioni e gesti sfumati
scolpiti nella pietra
indelebile del tempo
panni stesi alla finestra del mondo
luci colorate nell’inverno glaciale
e noi continuiamo ad andare
senza una meta davanti
andiamo perché siamo nati
ma della vita conosciamo
solo la crosta superficiale
il mistero giace al sicuro
nel soffio eterno del cuore
granaio infinito del cielo.

Roberta Bagnoli

Io non sono me

Non risiedo, no,
nei panorami che ammiro
nei suoni che ascolto,
nelle azioni che compio
non v’è il mio essere.
Nè quel che tu ami, sono,
non quel che tu vorresti sia
o quel che di me ameresti
se io fossi come vuoi.
Curo i miei pensieri,
con prudenza elaboro
concetti, dati che parlino
raccontino chi sono,
che viaggino espressi, prudenti
nell’altro che pare sia davvero,
tanto, quant’anzi io non sono.
Non riconosco miei i pensieri
quando non uditi tornano balzando
come palline magiche incolori
respinte da muri solo umani
che sanno di indifferenza.
Scelgo di non abbandonarli,
affanno allora per riaverli
che propaggini dell’anima li stimo,
ma nell’ansimo, una volta ancora,
io non sono me.

Daniela Procida

Splendessero lanterne

 

Should lanterns shine, the holy face,
Caught in an octagon of unaccustomed light,
Would wither up, an any boy of love
Look twice before he fell from grace.
The features in their private dark
Are formed of flesh, but let the false day come
And from her lips the faded pigments fall,
The mummy cloths expose an ancient breast.

I have been told to reason by the heart,
But heart, like head, leads helplessly;
I have been told to reason by the pulse,
And, when it quickens, alter the actions’ pace
Till field and roof lie level and the same
So fast I move defying time, the quiet gentleman
Whose beard wags in Egyptian wind.

I have heard may years of telling,
And many years should see some change.

The ball I threw while playing in the park
Has not yet reached the ground.

§

Splendessero lanterne, il sacro volto,
Preso in un ottagono d’insolita luce,
Avvizzirebbe, e il giovane amoroso
Esiterebbe, prima di perdere la grazia.
I lineamenti, nel loro buio segreto,
Sono di carne, ma fate entrare il falso giorno
E dalle labbra le cadrà stinto pigmento,
La tela della mummia mostrerà un antico seno.

Mi fu detto: ragiona con il cuore;
Ma il cuore, come la testa, è un’inutile guida.
Mi fu detto: ragiona con il polso;
Ma, quando affretta, àltero il passo delle azioni
Finché il tetto ed i campi si livellano, uguali,
Così rapido fuggo, sfidando il tempo, calmo gentiluomo
Che dimena la barba al vento egiziano.

Ho udito molti anni di parole, e molti anni
Dovrebbero portare un mutamento.

La palla che lanciai giocando nel parco
Non è ancora scesa al suolo.

DYLAN  MARLAIS  THOMAS