Incipit da Fernando Pessoa

 
Odo passare il vento nella notte
percuote i sensi e come uno scandaglio
fa riemergere in cuore la paura
mozza il respiro;  e m’opprime il bagaglio
dei tanti errori, e le inutili lotte.
.
Alba, fai presto, vieni e dai ristoro
all’anima provata, dalle tregua
sciogli nel vento infusi di speranza
ch’io li respiri, e i fantasmi dilegua;
fa ch’io scopra all’autunno tinte d’oro.

Viviana Santandrea

Anni


Quanti saranno ancora i giorni felici?
Saranno cento i nostri prossimi viaggi
o mille i libri i sogni e gli errori
e  quante le notti insonni di lacrime e bugie?
E’ strano questo bagaglio
che ci portiamo sul nostro cammino
Più viene meno e più pesa
il fardello ingombrante degli anni
Ma tu non devi temerli
questi anni veloci che il tempo ha rubato
Sono bolle cullate dal vento
dalla forma impalpabile e lieve
che hai riempito di sogni a colori
Sono lunghi giri di giostra
che ogni cuore bambino
non vorrebbe fermare
Sono ali robuste e leggere
che affrontano libere i cieli
cercando la sfida e l’ignoto
Sono questi gli anni che porti
e che vedo dal mio nascondiglio
Mi stanno passando davanti
ma io non li posso toccare
e passo il mio tempo a sognare
i tramonti che non ho vissuto
e le albe che non vedrò mai
Sono margherite di giorno sbocciate
che si chiudono al calar della notte
i miei desideri ormai vani
come libri proibiti e mai letti
che tengo sul mio comodino
Sta lì dentro su pagine stinte
quella storia irreale e preziosa
che compagna sarà dei miei anni
Ma tu non devi temerli
questi anni lenti che il tempo ti dona
tu che ancora cammini sull’erba
e indossando la tua giovinezza
con te porti anche la mia

Fabio Sangiorgio

Ritorno

Vado e vengo
ogni volta diversa
ma sempre la stessa
come onda sulla battigia

Un po’ di sabbia sparisce
altra ne aggiunge
l’andirivieni costante
ma sempre diverso è il ritorno

Vado e torno
mai sui miei passi
stranamente in progresso
e ho qualcosa di più

Qualcosa si lascia
inutile fardello
altro s’aggiunge
bagaglio prezioso

Le scorribande nella vita
lasciano un segno
anche sulla dura faccia
di uno scoglio di mare

Aspettami al ritorno
che ti porterò qualcosa
ma un passo più avanti
del punto di ieri.

Anna Maria Guerrieri

Valigie

Voglio cantare tutte l’ore grigie
in questa solitudine pensosa
mentre raduno ogni mia vecchia cosa
a riempir le mie vecchie valigie.

Oh le valigie, le compagne buone
dei poveri viaggi in terza classe
vecchie, sfiancate, fatte con qualche asse
sottile e con la tela e col cartone.

Le camicie van qui da questa parte,
quaggiù ai colletti cerco di far posto,
lì le cravatte e qua, quasi nascosto,
un manoscritto, e ancora libri e carte.

Ecco il pacchetto della mamma. Odora
vagamente di cacio e di salame.
Già, se avessi in viaggio ancora fame.
E questo libro e un altro, un altro ancora.

Dove vado? Non so. Ma mi sovviene
d’averla pur desiderata questa
partenza come, il piccolo, la festa
che col serraglio e con la giostra viene.

Dove vado? Non so. Ma pare a me ch’io debba
vivere senza scopo, allo sbaraglio;
e a tratti con l’inutile bagaglio
partir per i paesi della nebbia…

MARINO MORETTI