La gioia di scrivere

Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
Ad abbeverarsi ad un’acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio – anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta
i rami generati dalla parola “bosco”.

Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasceranno scampo.

In una goccia d’inchiostro c’è una buona scorta
di cacciatori con l’occhio al mirino,
pronti a correr giù per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.

Dimenticano che la vita non è qui.
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d’occhio durerà quanto dico io,
si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non una cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

C’è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?

La gioia di scrivere
Il potere di perpetuare.
La vendetta d’una mano mortale.

WISŁAWA SZYMBORSKA

Quandanco se finisser gli universi

 
Fiori,  come pensieri,
si ergono nell’aria
e nell’aulir svelto del vento,
spesso feroce,  e d’improvviso accento.
Il lago di un azzurro
più lucente dal Sole, prodigo,
ché di  marina indora
tra prato alpino e rivo spumeggiante.
Attesa al primo balzo,
alto,  il camoscio,
di vetta in vetta sempre più vicino,
poco ha di meno di un fortùito inconscio.
Il salto dell’umano
studiato e meno vano
non raggiunge l’amore:  pesa
di odio che lo circonda, immersi  siamo.
E la condanna è questa!
Noi siamo eterni:  saremo,
di passaggio, per l’Eterno avvenire,
quandanco se finisser gli Universi.
Solo Pace, Bontà, Perdòno, Amore
potranno  unirci al Primo Creatore.

Paolo Santangelo

Lunalago

M’avevan detto che c’era.
Vagava il mio sguardo
ma non la vedeva.

Eppure è soltanto lei una,
a tutti si mostra,
ed incanta.

Con me a nascondino giocava
e dietro quel monte oscurava.

Con tempo inclemente
più volte
cercai quel bagliore d’opale.

Alfin dopo più tentativi
la scorsi salire,
lungo i declivi.

Fu un balzo
e la vidi splendente
passar sopra i tetti d’argento.

Sandra Greggio

Published in: on gennaio 20, 2012 at 07:16  Comments (10)  
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Carl Hamblin

The press of the Spoon River Clarion was wrecked,

And I was tarred and feathered,

For publishing this on the day the Anarchists were hanged in Chicago:

“I saw a beautiful woman with bandaged eyes

Standing on the steps of a marble temple.

Great multitudes passed in front of her,

Lifting their faces to her imploringly.

In her left hand she held a sword.

She was brandishing the sword,

Sometimes striking a child, again a laborer,

Again a slinking woman, again a lunatic.

In her right hand she held a scale;

Into the scale pieces of gold were tossed

By those who dodged the strokes of the sword.

A man in a black gown read from a manuscript:

‘She is no respecter of persons.’

Then a youth wearing a red cap

Leaped to her side and snatched away the bandage.

And lo, the lashes had been eaten away

From the oozy eye-lids;

The eye-balls were seared with a milky mucus;

The madness of a dying soul

Was written on her face —

But the multitude saw why she wore the bandage.”

§

La rotativa del “Clarion” di Spoon River fu distrutta,

e io impeciato e impiumato,

perché il giorno che gli Anarchici furono impiccati a Chicago pubblicai questo:

“Ho visto una donna bellissima con gli occhi bendati

sui gradini di un tempio di marmo.

Una grande folla le passava dinanzi,

i volti imploranti alzati verso di lei.

Nella sinistra impugnava una spada.

Brandendo quella spada,

colpiva ora un bimbo, ora un operaio,

ora una donna in fuga, ora un pazzo.

Nella destra teneva una bilancia:

nella bilancia venivano gettate monete d’oro

da chi scampava ai colpi della spada.

Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:

“Non guarda in faccia nessuno”.

Poi un giovane con berretto rosso

le fu accanto con un balzo e le strappò la benda.

Ed ecco, le ciglia erano state corrose

dal marcio delle palpebre;

le pupille bruciate da un muco lattiginoso;

la follia di un’anima morente

era scritta su quel volto-

allora la folla capì perché portasse la benda”.

EDGAR LEE MASTERS

La notte lava la mente

La notte lava la mente.

Poco dopo si è qui come sai bene,

file d’anime lungo la cornice,

chi pronto al balzo, chi quasi in catene.

Qualcuno sulla pagina del mare

traccia un segno di vita, figge un punto.

Raramente qualche gabbiano appare.

MARIO LUZI
Published in: on novembre 19, 2010 at 07:32  Comments (2)  
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Rifugio d’inverno

(Nuovo Nido)

Osteggiato
dal vento
degli attimi
che non sfoggio

dal disorientato
dei tuoi deserti
all’incapacità
di dischiudere
le mie ali

da un’inclinazione
all’altra
del tuo sguardo

in cerca
di un ramoscello
di colore

con un balzo migro

Pierluigi Ciolini

Published in: on maggio 14, 2010 at 07:30  Comments (3)  
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Marzolino indovinello


Stamattina appena alzato
ho provato l’emozione
d’inciamparmi e dal piancito
sollevato mi ha una gru:
poi per giunta in bagno andato
per nettare la ferita
nel tagliare la garzetta
ci ho lasciato ben due dita:
Chi urlò non si può dire
mai s’è visto grande allocco
più imbranato di così:
che fregata farsi male
come un merlo che sfortuna
meglio è in panda andare a spasso:
anche se col torcicollo
meglio è averla la fortuna
di goder per l’OTTO MARZO
appoggiati a una colonna
la bellezza della DONNA
che cammina a piede scalzo:
ed in mano LA POESIA
acchiappar la palla al balzo
dentro a un sogno volar via!

Sandro Sermenghi

Fra gli animali di questo Marzolino indovinello quanti volano e quanti mangiano germogli di bambù?  Manciate di poesie in premio alle soluzioni esatte!