Legittima estorsione

 
La norma presuntiva
allaccia il tempo
dell’agnello e del lupo
ai giorni nostri,
il mostro di mille teste
complici
che puntano
al banchetto
è legittima mafia
corazzata,
dirottano le pieghe
con l’avallo
potente
del diritto
delle pale del mulino a vento
che aspetta al varco
lance di cartone…
e don  Chisciotte indomito
persevera il cammino
confidando
in qualche spada
che si unisca al coro…

Giuseppe Stracuzzi

Veglia

 
Teatro triste una notte
ma non per lui che fu tutto vero
Già sapevo la notte da passare, ma
non immaginavo l’orrendo travaglio
di  chi dovevo sostenere, nell’oltrepassare.
I miei occhi vedevano quella
non più umana persona,
trasfigurata dalla morsa del male
Mi chiedevo  perché…
perché…oh Signore?
abbi pietà di lui!
Lo sguardo muto, sgorgava lacrime a fiumi
il suo corpo, senza  padronanza giaceva
nel letto, dimenandosi come una bestia in gabbia.
Emetteva  rumori, gesti involontari
lamenti, gemeva, e urli d’impotenza.
Io capivo la sua atroce paura.
Atroce sofferenza e nulla io potevo,
solo consolarlo con lo sguardo mio
trasparente di dolore per lui.
Nello strazio continuo, l’anima sua
si ribellava  alla morte, lottava con lei
chiedeva  ancora  clemenza.
Insisteva a barattare la morte per la vita
ma la morte non si corrompeva
la percepivo anche io, la vedevo, era lì.
Aspettava, mi incitava ad andare
 per non assistere al banchetto tetro.
Allora capii… nulla più potevo!
Mi rifugiai nelle preghiere
lunghi Padre Nostro e Ave Maria
lunghi Eterno Riposo.
Furono di sostegno entrambi;
alla fine di quella notte amara
arresa, l’anima lasciò il corpo, non più suo.
Io, compito ingrato
ricordo indelebile abbandonai
vuota quella notte di dolore.   

Rosy Giglio

Solitudine

La solitudine mi permea improvvisa,
tra folle di voci stridenti
tra cantilene d’imbonitori e maghi,
tra tutto ciò, il niente m’inghiotte.

Sono uccello dall’ali impaurite,
zampetto e non fuggo, dentro il mio nido.
Sono sociale per vigliaccheria,
sono fratello per vestire stampelle
e se solo il mio specchio trovasse
estensioni nascoste,
mi lascerei condensare nel tempo,
cedendo alla carne insaziata
l’ effimero gusto del tetro banchetto.

Ma porto pane caldo, porto vino novello
e un connaturato egoismo
che fa donare infiniti sorrisi.
Così, lentamente mi lascio a me stesso,
e m’abbandona anche la solitudine.  

Flavio Zago