IL LIBRO DI MELISSA

 
Avrei potuto averti come alunna,
vederti vestita di primavera,
con lo zainetto pieno di futuro,
e con la testa china sui quei libri,
ma con lo sguardo libero di volare.
.
Ne ho visti tanti anch’io
di banchi vuoti,
vuoti con sopra un fiore
a ricordare.
.
Ma il tuo è macchiato
di violenza assurda ,
quella studiata nei libri di storia,
che mai avresti immaginato
colpirti potesse tanto crudelmente.
.
Ora anche tu, inconsapevolmente,
entri nella storia
e scrivi pagina di un libro
che resterà nel tempo,
a monito di quanti leggeranno.

Sandra Greggio

(A ricordo dell’attentato di Brindisi, il 19 maggio 2012)

Porta Pila

C’è un uomo seduto che fuma, un altro sposta cassette
Un fuoco fatto con cartoni scalda loro le mani, si guardano muti
Una donna col burka prepara un bancone di frutta e verdure
Una vecchia aggrinzita mormora una nenia di sapori lontani
Mentre la nebbia piano si evapora nel giorno che nasce

Passanti frettolosi si avviano al lavoro salendo sul tram
I primi clienti si muovono fra i banchi leggendo i cartelli
Anche oggi si deve mangiare e la spesa è sempre pesante
Alcuni ambulanti cominciano i canti decantanti la merce
Il mercato si anima si mescolano donne di colori diversi

Un ragazzo arriva cantando portando caffè e panini
Il mattino si apre nel sole diffondendo luce e tepore
La piazza nasconde ancora l’antico parlare
Ora si mescolano lingue e dialetti di ogni paese
il ragazzo che ero non trova gli antichi clamori
a quei tempi non si era mai soli si respirava la gioia.
Ora vecchio nascondo nel cuore il dolce ricordo
Non c’è nulla più inutile di chi non aspetta più nulla.

Marcello Plavier

Andiamo a casa

La scuola è ancora lì, uguale a quel tempo,
nulla è cambiato e tutto torna alla mente.
Il primo giorno di scuola, la grande paura,
che voglia di fuggire e a casa tornare.
Timido da morire da maleducato apparire.
Dalla finestra il polveroso cortile vedevo,
la ricreazione, minuti di respiro infinito,
di libertà sospirata e sognare il profumo
del ritorno tra piccole e dolci mura di casa,
del pranzo ormai pronto.
Breve sogno e triste rientro tra quei muri
bianchi e verdi, tra banchi scheggiati,
di memorie incise da chi prima di me tribolò
tra loro.
Ci sono tornato e da fuori la vedo, uguale…
Solo io sono cambiato, non più verde l’età,
ma quasi bianchi i miei capelli e i baffi.
Chissà se i colori di muri presaghi non furono
di vita che nasce e al fine tramonta.
Sono tornato e dietro una finestra vedo
un bambino silenzioso che il fuori scruta.
Ha l’aria timida quasi impaurita.
Mi vede, sorride e con la mano saluta.
Andiamo a casa ora, il tempo è passato.
Lo prendo per mano e in silenzio andiamo.
Cinquant’anni, quanto tempo ci ho messo
per riprender quel che ero, per riprender
me stesso.

Claudio Pompi

Impressioni

 
I banchi del mercato colorati
I fiori che si vendono sono stati traditi
E la bellezza effimera dei bulli di periferia
Gli avambracci scoperti e tatuati
Coi  sogni di viaggi mai fatti
E il Polo Sud è un’idea stramba
Per chi non ama l’avventura
E non farà mai nulla di così scontato
Da meritare funerali di stato
O lacrime stagionali
Come gelsomini oppure il glicine
Che non vuol  crescere sul  mio balcone
E c’è uno spreco di sogni
Anche nel mio nome
Se nulla è stato visto di quello che ho fatto
Quando innamorato cercavo spiagge
Di pietra lavica e sognavo ancelle
E bevevo alla sorgente con le mani a bicchiere
Senza sapere che potevo morire a vent’anni
Nel sudore di un’uniforme
Senza nemmeno il tempo di un pensiero
Come il Piero di una canzone
Che insegno ai figli
Per farli guarire.

Maria Attanasio