Avventura e fortuna

BONNE FORTUNE ET FORTUNE

Moi, je fais mon trottoir, quand la nature est belle,

Pour la passante qui, d’un petit air vainqueur,

Voudra bien crocheter, du bout de son ombrelle,

Un clin de ma prunelle ou la peau de mon cœur…

Et je me crois content — pas trop ! — mais il faut vivre :

Pour promener un peu sa faim, le gueux s’enivre….

Un beau jour — quel métier ! — je faisais, comme ça,

Ma croisière. — Métier !… — Enfin, Elle passa

— Elle qui ? — La Passante ! Elle, avec son ombrelle !

Vrai valet de bourreau, je la frôlai… — mais Elle

Me regarda tout bas, souriant en dessous,

Et… me tendit sa main, et…

m’a donné deux sous.

§

Quando è bel tempo, batto i marciapiedi
per la passante dall’aria di vittoria
che scardineraà con una punta d’ombrello
la palpebra dei miei occhi o la scorza del mio cuore.

Contento (ma non troppo) mi dico: questo e’ vivere:
a spasso con i crampi, il barbone si ubriaca.

Un bel giorno (che mestiere!) faccio al solito il mio giro.
Beh, mestiere…E alla fine, passa lei.
Lei chi? Ma la passante! Col suo ombrello!
Come un ladro in chiesa la sfioro…e lei
mi guarda un po’, sorridendo benevola,
mi tende la mano
e sgancia due soldi.

TRISTAN CORBIÈRE

Al poeta

Non cerco approvazione
prostituendo la mia mente
per due soldi di gloria
gettati dall’ alto come
spiccioli ad un barbone
solo per toglierlo
di torno e guardare altrove.
Più alta
è la mia mira
avvicinarmi a Dio
creando in voi la vita
che sto provando io
travolto da un pensiero
che saprebbe di assoluto
se non fosse che poi scritto
è tuttaltro che infinito.

Gian Luca Sechi

Published in: on giugno 20, 2011 at 07:15  Comments (6)  
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Il vestito


Appenderò al chiodo dei ricordi
anche quest’abito ormai dismesso.
Mi ha vestito nell’età che passa
e ora, tanto consunto quanto lindo,
io non lo butterò nel cassonetto.

Non lo regalerò a quel barbone
del terzo ingresso del supermercato,
neanche alla donna dai capelli neri
seduta il martedì fianco alla chiesa
e non perché avaro io sia diventato.
E’ cosa mia, è cosa del mio cuore
e un dì potrei rimetterlo di nuovo.
Fosse così, riacquisterei gli odori
di tutti i giorni appena consumati,
delle mie carni ahimè modificate
dall’avanzare del bastardo tempo.
Intanto, nella sala mi rivesto
d’uguale taglia ed ugual modello
con due tre ghirigori in meno
per lasciar spazio al vivere concreto.

E tasche…
tasche grandi quanto basta
per fare accumulo del mio futuro.

Aurelio Zucchi

Un ardore

forse dettato dal travaglio
di cercare una luna al buio mare
mi conduce a forzare
le finestre serrate della stanza,
coi sogni avvolti in carta da regalo
isso le vele… il vento trovo muto
come passando tra muri di gente
e bocche aperte dell’indifferenza.
I singhiozzi dell’orologio
ad intervalli lenti intervengono
ogni colpo conta,
il ruggito di un treno in lontananza
illumina lo scorcio
non soccorre
l’anima sconfitta si rifugia
nella vita di un cane randagio
cercando oblique rotte col barbone
che offre al pasto vecchio
il giorno nuovo
e s’addormenta sopra un sasso duro.

Giuseppe Stracuzzi

Un barbone

barattando armistizi
apre la porta
al cuore della gente
guarda il paesaggio
che s’allunga,
vede qualcuno
che gli tira un avanzo
come una pietra
senza osare entrare
nel lebbrosario
per non contagiarsi…

Il barbone
con la pietra sul cuore
esce dal tunnel,
trascinandosi il carico di stracci
lungo rive salate di vita
che lasciano
quadri senza nome.

Giuseppe Stracuzzi