Aspettando Pasqua

Aspettando Pasqua,
sì fra sette giorni arriverà,
intendo quella vera
Pasqua d’Amore e di Pace
dipingo le mie uova
con inchiostro arcobaleno
è pura illusione
sventolare la bandiera dell’olivo
quando a Gaza hanno da poco
impiccato un italiano
e nel Mediterraneo
si gioca con la sorte
barconi affondati
con corpi di clandestini
dati in pasto ai pesci
senza pensare
alla Libia in fiamme
al Giappone devastato
e al nostro governo sempre più
malconcio e imbarazzato,
sì che venga presto Pasqua
ma scenda senza indugio
l’Angelo della Consolazione
a rammendare lo strappo del cuore,
non c’è bisogno in Italia
d’altra Costituzione,
solo la carta della Resurrezione.

Roberta Bagnoli

Vi assolvo

 
Uomini degni
che alzerete la testa
dalle miserie del globo
voi disperati frutti della terra
che abbatterete le porte del sopruso
sollevandovi schiavi in armi
dal fango delle strade
dai campi sommersi di rifiuti
e dalle tavole marce dei barconi
gettando le odiose catene
in faccia al nemico di sempre
Io vi assolvo fin d’ora
per il vostro sacrilegio di sangue
e per ogni santo regicidio
Vi assolvo per quando
li rovescerete dai loro scranni
questi laidi e fetidi usurai
con le loro avide consorterie
che scommettono sulla nostra pelle
questi allibratori di morte
che avvelenano la Terra
e che giocano alle guerre
perché tanto il banco vince sempre
questi ladri di futuro
sanguisughe con nome e cognome
che si nascondono
sotto l’alibi del  mercato
e arricchiscono nell’ombra
vendendo anche ciò che non è loro
questi  imbonitori da circo
che inventano leggi scuse e monete
con tutti i loro politici lacchè
arroganti e impostori
maledetti per sempre
a marcire all’inferno
Io giustifico in pieno
la vostra vindice furia
e la sete di giustizia
che li spazzerà dalla storia
e plaudo a chi inciderà
la loro libbra di carne
perché paghino finalmente
il debito che hanno con l’umanità
Io vi assolvo fin d’ora
dalla colpa di non avere colpe
e dal peccato di sperare ancora
con mani pure di rabbia
in un mondo migliore di questo

Il Temporeggiatore

Fughe

Un po’ fuggiamo tutti,
prepariamo le valigie
anche durante gli amplessi
fatte con le parole mai dette
o sussurrate piano
nel tepore di quella che credevamo
una notte tranquilla e unica
sperando che non sia ultima
in fondo.
Un po’ fuggiamo tutti
però ci commuovono tanto
quei barconi carichi
di gente come noi
ma che non ci assomiglia,
e forse speriamo che nemmeno tocchino la riva,
che non varchino mai la soglia della nostra casa
perché un po’ fuggiamo tutti
e non siamo così buoni
come vogliono farci sembrare
i venditori di saponette.
Un po’ fuggiamo tutti,
siamo occidentali
fatti più di carne che di ossa,
tremolanti al buio della nostra coscienza,
faremmo volentieri
il tiro a segno
sul vicino di casa, ma non di dicembre,
non è educato.
Un po’ fuggiamo
tanto dopo aver peccato
c’è il pentimento senza nemmeno troppo strazio,
ogni tanto qualche catastrofe
ci ricorda:”memento mori”
e si va avanti.

Maria Attanasio