Perderti ancora…

 
Passano i giorni passano
Ed i capelli mi si imbiancano
Come le montagne d’inverno
E mi illudo di cambiare colori
Ma passano i giorni passano
Ed io qui a chiedermi
Che senso ha tutto questo
Se devo perderti ancora.
Piove s’allagano i campi
C’è sole e mi si sciolgono i sogni
E devo perderti ancora
Ogni giorno nei minuti di ogni ora
Devo perderti ancora.
 Quale chimica
Potrà mai calmare questo dolore
Se devo perderti ancora.
Quante risate finiscono in pianto
E vivo ancora
Mi innamoro della stessa persona
Ma devo perderti ancora
E perdo tutte le battaglie
Pur di finire una guerra
Ma devo perderti ancora
Senza fuggire mai da questo dolore
Perché fino all’ultimo istante
Ti perderò ancora.

Maria Attanasio

Dalla polvere

Fra le righe
di me
tra macigni
sul mio cammino
nelle battaglie perse
della ragione
non trovai

ma dalla polvere
del tuo amore
ancora su di me
e da parole nascoste
fra gli affranti
come fenice risorsi
e su giorni bui
spiccai il volo

Pierluigi Ciolini

Published in: on dicembre 28, 2011 at 07:17  Comments (4)  
Tags: , , , , , , , , , ,

Visita d’amore

Ma a
lei chi
l’ha detto che
il cuore batte
ed è il mio
e non la pendola
finto barocco
dell’entrata
come fa a sapere
dove ho dolore
se a mala
pena
vede chi passa
e poi lo nega
perchè sorride
e finge di capire
se
le piacciono
in fondo le battute
sulla patonza
e di soppiatto
sguscia
sulle cosce
e che ne sa lei
dell’amore
se sono i soldi
a girare la vita
e del profumo
del melograno
se mangia mele
di gomma fatte
a misura
e
del dolce prurito
dopo le carezze
se le mani guantate
sanno di polvere

e che ne sa degli orti
pieni di
sangue
e della fede
che un po’ ci distrae
e dell’estate che muore già
nell’inverno
che per morire
ci vuole un attimo
dopo una vita di
battaglie
che se l’amore non ha prezzo
lo puoi trovare nelle mani
ruvide di tante madri
doloranti in notte d’attesa
come se il travaglio
si prolungasse
nell’infinito e nella colpa
di voler esserci sempre
e
che ne sa delle sere di fuoco
e dei piatti sbrecciati
così difficili da
buttare
e dei caffè delle sigarette
delle notti insonni e senza stelle
che ne sa chi è il migliore
tra l’uomo che torna e quello che decide di
andare
perchè per stare in due
ci vuol coraggio ed amarezza
a vendere
più che a regalare
e non c’è più tempo
in tutto questo tempo che è
passato
in cui non abbia il cuore sussultato
tra un battito e
l’altro….

e che ne sai  di quelle notti
di selve e cieli
in cui si corre come
gazzelle a cercar baci
regalarli senza prezzo
e far passeggiate che ritornano
con quei passi golosi
d’eterni amanti
e che….

Tinti e Maria

Gentile è la guerra

WAR IS KIND

Do not weep, maiden, for war is kind.

Because your lover threw wild hands toward the sky

And the affrighted steed ran on alone,

Do not weep.

War is kind.

Hoarse, booming drums of the regiment

Little souls who thirst for fight

These men were born to drill and die

The unexplained glory flies above them

Great in the battle-god, great, and his

kingdom –

A field were a thousand corpses lie.

Do not weep, babe, for war is kind.

Because your father tumbled in the yellow trenches,

Raged at his breast, gulped and died,

Do not weep.

War is kind.

Swift, blazing flag of the regiment

Eagle with crest of red and gold,

These men were born to drill and die

Point for them the virtue of slaughter

Make plain to them the excellence of killing

And a field where a thousand of corpses lie.

Mother whose heart hung humble as a button

On the bright splendid shroud of your son

Do not weep.

War is kind.

§

Non piangere ragazza, perché gentile è la guerra.
E se il tuo amato levò disperate le mani al cielo
e terrorizzata la cavalcatura proseguì da sola,
non piangere.
Gentile è la guerra

Cupi rimbombanti tamburi del reggimento,
piccole anime assetate di lotta,
questi uomini nacquero per esercitarsi e morire.
La gloria inspiegata vola sopra di loro,
grande è il Dio delle Battaglie, grande, e il suo
Regno
un campo su cui giacciono mille cadaveri.

Non piangere, piccola, perché gentile è la guerra.
E se tuo padre rotolò nelle gialle trincee,
devastato il petto, e singhiozzò e morì,
non piangere.
Gentile è la guerra

Rapida sventolante bandiera del reggimento,
aquila dalla cresta di rosso e di oro,
questi uomini nacquero per esercitarsi e morire.
Spiega loro la virtù del massacro,
fagli capire il merito dell’uccidere
e un campo su cui giacciono mille cadaveri.

Madre, il cui cuore penzolò umile come un bottone
sull’abbagliante splendido sudario di tuo figlio,
non piangere.
Gentile è la guerra.

STEPHEN CRANE

La mietitrice solitaria

THE SOLITARY REAPER

Behold her, single in the field,

Yon solitary Highland Lass!

Reaping and singing by herself;

Stop here, or gently pass!

Alone she cuts and binds the grain,

And sings a melancholy strain;

O listen! for the Vale profound

Is overflowing with the sound.

 

No Nightingale did ever chaunt

More welcome notes to weary bands

Of travellers in some shady haunt,

Among Arabian sands:

A voice so thrilling ne’er was heard

In spring-time from the Cuckoo-bird,

Breaking the silence of the seas

Among the farthest Hebrides.

 

Will no one tell me what she sings?–

Perhaps the plaintive numbers flow

For old, unhappy, far-off things,

And battles long ago:

Or is it some more humble lay,

Familiar matter of to-day?

Some natural sorrow, loss, or pain,

That has been, and may be again?

 

Whate’er the theme, the Maiden sang

As if her song could have no ending;

I saw her singing at her work,

And o’er the sickle bending;–

I listened, motionless and still;

And, as I mounted up the hill

The music in my heart I bore,

Long after it was heard no more.

§

Guardatela. Unica nel campo,
Solitaria ragazza dell’altopiano,
Che miete e fra sè canta!
Fermatevi, o passate oltre in silenzio!
Sola essa taglia e lega il grano
Mentre canta una malinconica canzone.
Udite, la valle immensa
Trabocca del suo canto.

Nessun usignolo mai cantò
Più gradevoli note e spossate compagnie
Di viandanti in qualche oasi ombrosa
Nei deserti dell’Arabia;
Mai si udì il cuculo
Rompere a primavera i silenzi marini
Con voce così seducente
Nelle remote Ebridi.

Chi mai mi dirà di cosa essa canta?
Forse le dolenti note scorrono
Per cose antiche, tragiche e lontane,
Per battaglie d’epoche remote,
O forse era un lamento più umile,
Per faccende familiari, cose d’ogni giorno,
Forse è un dolore normale, una perdita, un dispiacere
Che è stato e potrà ricapitare.

Qualsiasi il tema, la vergine cantava
Come se il suo canto non dovesse mai finire:
La vedevo cantare durante il lavoro
E mentre si piegava sulla falce.
Ascoltavo senza muovermi o parlare,
E salendo la collina
Portai nel cuore quella musica
Ben oltre il momento che più non la sentii.

WILLIAM WORDSWORTH

IL GABBIANO E LA LUCCIOLA

Un gabbiano ed una lucciola si misero insieme per fondare una scuola di poesia. Ebbero allievi, divenuti poi famosi, come il sole e la luna, l’alba e il tramonto, l’amore e la notte, il mare e le stelle e tanti, tanti altri. Il gabbiano insegnava a disegnare le onde, raccontava di porti lontani e del volo senza battere ali. Raccontava di sentimenti da scalciare con le conchiglie sulla sabbia, di onde che si rincorrono, della schiuma sugli scogli, dello sguardo all’infinito, dell’ombra delle ali sul filo del tramonto, della malinconia dei ricordi, delle gioie rivissute di una stagione finita. La lucciola insegnava come scaldare la notte e illuminare pensieri segreti. Raccontava del tepore d’una notte d’estate, delle grida argentine di bimbi curiosi, dei passi estasiati di chi sa godere, del senso da dare al manto stellato. Così, poco a poco, tutti cominciarono a pensare poesia. Il sole invitava la luna a rendere il mare d’argento, all’alba il cielo violetto annunciava il sole in arrivo, il tramonto era un recital di fuoco, l’amore iniziava le sue battaglie notturne, il mare invitava le stelle a farsi lampare. La scuola, ormai inutile, si sciolse e ognuno riprese la sua strada portando nel cuore la fiamma del poeta, missionario d’amore.

Lorenzo Poggi

Montecassiano

Ciottoli nelle strette viuzze
strade consunte
dagli infiniti passi

ciabattare nell’eco delle stanze
profumo di pane appena sfornato
vocìo di donne nel viavai della vita

camini, segnali di fumo
rintocco di campane
nel ricordo del tempo

tradizioni protette
come scudi a difesa
battaglie vinte

musica, banda del paese
palio e sughitti a festeggiare
la memoria
di chi resta a ricordare

Maristella Angeli

Poesia


Poesia strana creatura
diafana e accigliata
passi nello sconcerto generale
fra volti di pietra
e zolle di cielo
volteggi inquietante
come etereo fantasma
vaghi…vaghi alla ricerca
di bocche di sole
accese dal ruggito del vento
incessante lamento
d’inascoltata verità.
Nessuno si accorge
di te bionda creatura
condannata a lasciare tutto
in cambio di spiragli
di luce e speranza.
Poesia creatura esiliata
ancora sogni
e regali orizzonti sublimi
all’uomo accecato e sconfitto.
Poesia amica delle mie notti solitarie,
delle infinite e appassionate battaglie civili
che dai fiato agli stolti e illusi poeti
sei solfeggio d’assolo melodioso
o eterno vagheggio d’anima innamorata?

Roberta Bagnoli

Un giorno come un altro

Calma la sera
ti guardo assorta
fissare all’infinito
e ti rivedo bambina
In un lampo
la tua vita e la mia
unite da sempre
il cordone mai reciso.

Nel tuo profilo netto
rivedo tuo padre
e la solita domanda mi assale
Ora sei donna
cresciuta nelle battaglie
vincite e sconfitte
hanno fatto di te un gioiello

Lacrime – risa
Tormenti e gioie
Amori – fallimenti
-una vita –

Lui non l’ha vissuta

Ha lasciato dietro la porta
la polvere delle tue scarpe
i giorni, le ore
un tesoro.
Lui ha scelto altro per sé.

Lo sciagurato non sa
cosa si è perso!
Non esiste al mondo legame
non c’è ricchezza alcuna
che ti possa appagare più
della vita di tua figlia.

Anna Maria Guerrieri

Autunno

Foglie accartocciate
cadute a terra dopo tante battaglie
contro venti e tempeste.

Autunno che giunge
castagne di ippocastani rotolano
uscite dai propri ricci.

Vento solleva la polvere
le foglie si muovono in una danza
si toccano, roteano, ricadono.

L’autunno della vita, del tempo inesorabile.

L’odore di caldarroste riscalda i pensieri
accanto ad un camino acceso
si schiude il cuore
affaticato dai tanti affanni.

Crepitio di legna che arde
fuoco dalle fiamme ondeggiante.

Un maglioncino caldo
la mano che ne stringe un’altra
il segreto della felicità.

Maristella Angeli