Visita d’amore

Ma a
lei chi
l’ha detto che
il cuore batte
ed è il mio
e non la pendola
finto barocco
dell’entrata
come fa a sapere
dove ho dolore
se a mala
pena
vede chi passa
e poi lo nega
perchè sorride
e finge di capire
se
le piacciono
in fondo le battute
sulla patonza
e di soppiatto
sguscia
sulle cosce
e che ne sa lei
dell’amore
se sono i soldi
a girare la vita
e del profumo
del melograno
se mangia mele
di gomma fatte
a misura
e
del dolce prurito
dopo le carezze
se le mani guantate
sanno di polvere

e che ne sa degli orti
pieni di
sangue
e della fede
che un po’ ci distrae
e dell’estate che muore già
nell’inverno
che per morire
ci vuole un attimo
dopo una vita di
battaglie
che se l’amore non ha prezzo
lo puoi trovare nelle mani
ruvide di tante madri
doloranti in notte d’attesa
come se il travaglio
si prolungasse
nell’infinito e nella colpa
di voler esserci sempre
e
che ne sa delle sere di fuoco
e dei piatti sbrecciati
così difficili da
buttare
e dei caffè delle sigarette
delle notti insonni e senza stelle
che ne sa chi è il migliore
tra l’uomo che torna e quello che decide di
andare
perchè per stare in due
ci vuol coraggio ed amarezza
a vendere
più che a regalare
e non c’è più tempo
in tutto questo tempo che è
passato
in cui non abbia il cuore sussultato
tra un battito e
l’altro….

e che ne sai  di quelle notti
di selve e cieli
in cui si corre come
gazzelle a cercar baci
regalarli senza prezzo
e far passeggiate che ritornano
con quei passi golosi
d’eterni amanti
e che….

Tinti e Maria

Parole, parole…

Parole da infilare come perle
per collane da vendere a terra
mischiate a cavalli di cuoio
ed occhiali per sentirsi più belli.

Parole da scomunicare
con battute blasfeme,
o da interrompere col pianto
per un giorno di spine.

Parole che ascoltano i sussurri dell’aria,
le grida lontane di voci bambine,
il sole che schiude i fiori di pesco.

Parole a volte farcite d’idee
che rendono scomodi gli sguardi degli altri
sospetti, quando serve pensare.

Lorenzo Poggi

Published in: on aprile 26, 2011 at 06:55  Comments (4)  
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Dio mi moriva sul mare

Dio mi moriva sul mare

azzurro, sul suo pattino dove

mi aveva invitato ad andare.

Ma fu la gelosia, la normalità

dei ragazzi a spingermi a rifiutare,

ad alzare le spalle alle battute

salaci.

L’odore del mare riempiva

le navi e tu cantavi negli occhi

ridarella di vittoria.

DARIO BELLEZZA