Double face

Il palco è animato
dal grosso vociare,
esse propense…
e disposte a chattare

I cani di fronte
con la bava alla bocca
son tutti eccitati….
dal prendere l’osso

I colori assumono
tonalità diverse,
ed ognuno si mostra
con un altro aspetto

Le femmine timorate
diventano audaci,
ed i maschi timidi
si mutan in voraci

Sono messe al bando
le ipocrisie ….
e tutto un crescente…
di frenesie

Ciro Germano

Published in: on aprile 2, 2012 at 07:01  Comments (5)  
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Marea

 
non è solo marea
la distesa degli occhi
addosso a persone
che non riconosci
è la bava alla bocca di chi è sazio
il sangue tremante
di chi vorrebbe tornare
vivo la sera dal suo turno in fabbrica
è il bambino all’angolo della strada
e tu volti lo sguardo,
è l’ambizione che ti toglie il fiato
perchè non arrivi mai a niente
e poggi i piedi sulla terra che non è solo tua
a volte vorrei che avessi anche tu
un cuore di burro che sciolto col mio
ci porterebbe all’inevitabile nulla.

Maria Attanasio

Vacca

VACA

Se tendió la vaca herida;

Árboles y arroyos trepaban por sus cuernos.

Su hocico sangraba en el cielo.

Su hocico de abejas

bajo el bigote lento de la baba.

Un alarido blanco puso en pie la mañana.

Las vacas muertas y las vivas,

rubor de luz o miel de establo,

balaban con los ojos entornados.

Que se enteren las raíces

y aquel niño que afila su navaja

de que ya se pueden comer la vaca.

Arriba palidecen

luces y yugulares.

Cuatro pezuñas tiemblan en el aire.

Que se entere la luna

y esa noche de rocas amarillas:

que ya se fue la vaca de ceniza.

Que ya se fue balando

por el derribo de los cielos yertos

donde meriendan muerte los borrachos.

 §

Si accovacciò la vacca ferita.

Alberi e ruscelli s’arrampicavano sulle sue corna.

Il muso sanguinava nel cielo.

Il suo muso d’api,

sotto il baffo lento della bava.

Un urlo bianco alzò la mattina.

Le vacche morte e le vive,

rossore di luce o miele di stalla,

muggivano con gli occhi socchiusi.

Lo sappiano le radici

e quel bambino che affila il suo temperino

che ormai si possono mangiare la vacca.

In alto impallidiscono

lune e giugulari.

Quattro zampe tremano nel vento.

Lo sappia la luna

e questa notte di rocce gialle:

che ormai se n’è andata la vacca di cenere.

Che se n’andò muggendo

nella rovina dei cieli rigidi

dove mangiano morte gli ubriachi.

FEDERICO GARCIA LORCA

Fino a che punto

Siamo
come un velo di verità trapuntate
trascinato nel fango di mille fandonie
e nei gorghi equivoci dell’ignoranza.

Afferriamo
quel poco che vada d’accordo
con il nostro egoismo
e la nostra pochezza.

Dovevamo elevarci
a menti pensanti
al bene comune
alla solidarietà umana
ad una società più giusta
che mai più tollerasse
il male che è in noi.

Ci siamo ridotti
con la bava alla bocca
a difendere privilegi
contro i più deboli
contro l’umanità che preme
morente di fame
contro il mondo
che non può più sopportare
uno sfruttamento selvaggio
per i nostri consumi
montati ad arte
da chi produce
inutilità.

Lorenzo Poggi

Esistere psichicamente

 

Da questa artificiosa terra-carne  

 esili acuminati sensi  

 e sussulti e silenzi,  

 da questa bava di vicende  

 – soli che urtarono fili di ciglia  

 ariste appena sfrangiate pei colli –  

 da questo lungo attimo  

 inghiottito da nevi,  inghiottito dal vento,  

 da tutto questo che non fu  

 primavera non luglio non autunno  

 ma solo egro spiraglio  

 ma solo psiche,  

 da tutto questo che non è nulla  

 ed è tutto ciò ch’io sono:  

 tale la verità geme a se stessa,  

 si vuole pomo che gonfia ed infradicia.  

 Chiarore acido che tessi  

 i bruciori d’inferno  

 degli atomi e il conato  

 torbido d’alghe e vermi,  

 chiarore-uovo  

 che nel morente muco fai parole 

e amori   

ANDREA ZANZOTTO

 

Published in: on dicembre 28, 2009 at 07:09  Comments (3)  
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