Proteggo i tuoi occhi

Stringo con la mia mano

che invecchia, la tua mano,

e proteggo i tuoi occhi

con questi occhi che invecchiano.

 

Belva di spente età, mi bracca l’orrore,

sono arrivato da te

attraverso rovine di mondi,

e attendo, insieme a te, atterrito.

 

Stringo con la mia mano

che invecchia, la tua mano,

e proteggo i tuoi occhi

con questi occhi che invecchiano.

 

Non so perché né sino a quando

rimarrò qui con te:

ma stringo la tua mano

e proteggo i tuoi occhi.

 

ENDRE ADY DE DIÓSAD

Published in: on marzo 2, 2011 at 07:37  Comments (3)  
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Rinascere?

Se potessi
nascere di nuovo
aspetterei
di saper per certo
che certi ceffi
con muso a sorriso
e le mani dentro l’altro
siano spariti e
più non si riproducano
che il vento e le nuvole
il grano e i papaveri
le oche e i passeri
ci siano ancora
che la polvere spessa
e il puzzo di marcio
siano stati spazzati
da una giovane tramontana
e che i bambini
giochino in strada
o in piane di luce
colorati di sangue
rosso nero giallo e verde
e che la luna e e stelle
mi guardino di nuovo
d’amore materno
indicando la via..
Non più occhi
senza domani
o sguardo cupo di
belva
via dolore assurdo
d’impotenza.

Ritorno di fantasia
contro il nulla.

Altrimenti non torno
neanche sotto forma
di lucciola.

Tinti Baldini

Tramontata è la luna

Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte;
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.
Scuote l’anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce;
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.
Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.

SAFFO

Published in: on luglio 17, 2010 at 07:28  Comments (3)  
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A Erotion

Hanc tibi, Fronto pater, genetrix Flaccilla, puellam
oscula commendo deliciasque meas,
parvola ne nigras horrescat Erotion umbras
oraque Tartarei prodigiosa canis.
inpletura fuit sextae modo frigora brumae,
vixisset totidem ni minus illa dies.
inter tam veteres ludat lasciva patronos
et nomen blaeso garriat ore meum.
mollia non rigidus caespes tegat ossa nec illi
terra, gravis, fueris: non fuit illa tibi.

§

A te, padre Frontone, a te Flaccilla,
amata madre, affido questa bimba,
delizia mia, mio bacio: ché le negre
ombre non atterriscano la piccola,
povera Erotion, né l’orrida fauce
della belva del Tartaro. Sei giorni
soltanto le bastavano a varcare
il sesto dei suoi inverni. Giochi in pace,
da voi, gravi per gli anni, custodita;
e il mio nome, insicura, la sua bocca
pigoli ancora a lungo dolcemente.
Lieve la gleba copra le sue ossa
fragili. Terra, non gravarle addosso:
quando era in vita, ti sfiorava appena.

PUBLIO VALERIO MARZIALE

Auschwitz (La canzone del bambino nel vento)

Son morto con altri cento, son morto ch’ ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento….

Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’ inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento…

Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento…

Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento…

Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento…

Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà…

Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà…

FRANCESCO GUCCINI